“Performance”, il più rivoltante dei film di Mick Jagger

Trama allucinata, giochi spinti, travestimento per un film rifiutato da tutti, odiato dalla critica. E riscoperto negli anni ’90 grazie al successo del cinema Pulp

Performance è un film che fa vomitare, sul serio, ha fatto rivoltar lo stomaco alle signore sedute sulle poltroncine, mogli dei capi della Warner Bros. che lo stavano visionando, certi di vedere un Hard Day’s Night coi Rolling Stones, ritrovandosi invece sullo schermo droga, pallottole, sangue e sesso, ma tanto di quel sesso, da metterli sottosopra, lasciarli inquieti, ‘sporchi’ dentro.

Il protagonista di Performance è un bel ragazzo, Chas, che è un gangster che ha fatto uno sgarro: ha ammazzato chi non doveva. Per scappare da sicura vendetta, si rifugia in un seminterrato, dove vive una rockstar fallita, con due groupie. Questi tre vivono da reclusi tra libri di Borges che citano di continuo, passano il tempo a drogarsi e a far l’amore, e Chas è parecchio schifato, dalla droga e pure perché è omofobo, allora le ragazze gli danno un acido, lo fanno sballare, e Chas va a letto prima con una e poi con l’altra, ma si capisce che è attratto dal cantante bisessuale e androgino, che è truccato, che sculetta, che ha due bei labbroni, perché è Mick Jagger. Il sesso a tre avviene, con le due groupie e poi anche con Mick, in uno scambio di corpi, vischiosità e orgasmi, identità sessuali che intontiscono, e alla fine Chas spara a Jagger, ma i suoi nemici lo trovano e se lo portano via insieme al fantasma di Jagger su una Rolls-Royce bianca, il cui proprietario è John Lennon.

Ditemi voi se non è una bella trama, allucinante, pepata da nudi e giochi spinti, uomini che si vestono da donne, ripresi da uno specchio che confonde i sessi, li rende fluidi, li moltiplica, passa sui capezzoli, seni femminili spuntano su petti maschili, e lingue sulle gambe, che sfiorano l’inguine, a risalire in bocca. Ma alla Warner risultano indigeste le scene con la droga, quel sesso così esplicito che sembra vero: si incavolano coi due registi, Nicolas Roeg e Donald Cammell, due esordienti, e minacciano di portarli in tribunale. Il film viene bloccato due anni, tagliato, rimontato tre volte, le scene più hot buttate nel secchio. Quando finalmente Performance arriva nei cinema i critici si scatenano: per alcuni è “repellente” (Los Angeles Times), per altri “putrido” (Washington Post), nonché “disgustoso” (Life). Al botteghino è un disastro.

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