Vaticano StoryEcco perché il Papa ha fatto dimettere il cardinal Sodano

Il (quasi) onnipotente ex segretario di Stato di Giovanni Paolo II, 92 anni, non è andato semplicemente in pensione, ma avrebbe protetto esponenti del clero coinvolti in abusi sui minori. Il rapporto dei Legionari di Cristo

Il 21 dicembre è finita un’era in Vaticano. L’era Sodano. Con un duplice coup de théâtre Papa Francesco ha infatti annunciato d’aver accolto le dimissioni del 92enne porporato astigiano da decano del Collegio cardinalizio e ridotto il mandato della carica a cinque anni rinnovabili.

Una riforma, quest’ultima, che, disposta con motu proprio, rappresenta un’assoluta novità dal momento che, sin dagli inizi del XII secolo – quando cioè sono attestati con sicurezza i primi decani –, l’incarico è stato a vita. Gli unici a essersi dimessi, nell’arco di nove secoli, sono stati i cardinali Agnelo Rossi (1993) e Bernardin Gantin (2002). Ma per il semplice fatto che, compiuti 80 anni, hanno preferito fare rispettivamente ritorno in Brasile e Benin, loro terra d’origine, trovandosi così impossibilitati a poter svolgere le principali funzioni di decano del Sacro Collegio. Come quella, ad esempio, di convocare un eventuale conclave.

Quando, il 22 aprile 2005, è stato scelto quale decano dai cardinali dell’ordine dei vescovi in sostituzione di Joseph Ratzinger, eletto papa, Angelo Sodano aveva già 78 anni. Riconfermato segretario di Stato da Benedetto XVI (diventando così il primo porporato, dal 1828, a detenere contemporanaemente tale carica e quella di decano del Collegio cardinalizio) e sostituito, un anno dopo, in tale ministero da Tarcisio Bertone, continua da allora a vivere in Vaticano in un mega-appartamento all’interno del Collegio Etiopico.

Ed è proprio la sua permanenza tra le mura leonine ad avergli permesso di continuare a svolgere con grande infuenza la funzione di decano del Sacro Collegio fino agli oltre 92 anni d’età. In tale veste ha convocato, dopo le dimissioni di Benedetto XVI, il conclave del 2013. E, per quanto non elettore per aver superato l’80esimo anno d’età, è stato il burattinaio della cordata curiale che osteggiava la candidatura Scola e determinante nell’elezione di Jorge Mario Bergoglio a papa.

Statura imponente e salute di ferro anche da nonagenario, Sodano è uscito dunque improvvisamente di scena sabato scorso. Ma quella che Francesco, nel corso degli auguri natalizi alla Curia Romana, ha presentato come rinuncia volontaria dell’anziano porporato e come occasione per limitare a un quinquennio la durata del mandato dei futuri decani, è in realtà ben altro.

Negli ultimi anni, infatti, il nome dell’onnipotente ex segretario di Stato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI continua a essere oggetto di chiacchiere. A essere in ballo non è più soltanto, come per il passato, la sua duratura amicizia e sostegno a Pinochet negli anni in cui era stato nunzio apostolico in Cile (1977-1988). Ma l’essere al centro quale nume tutelare di soggetti indifendibili, di una realtà spaventosa come solo si stanno rivelando, ogni giorno di più, gli abusi sui minori da parte di chierici. Realtà che lo stesso Sodano aveva tentato di derubricare pubblicamente a «chiacchericcio» il 4 maggio 2010, suscitando le immediate reazioni di protesta da parte del pupillo di Benedetto XVI, il cardinale-arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn.

Ed è stato proprio Schönborn, nel novembre scorso, a svelare i retroscena di quella vicenda nel corso di una lectio di 50 minuti all’università di Vienna. Ha così ricordato come Sodano sia stato lo strenuo difensore del cardinale pedofilo Hans Hermann Groër, il quale, non solo, fu sempre esente da qualsiasi sanzione canonica ma, alla morte, fu ricordato dall’allora segretario di Stato quale fedele servitore della Chiesa. E questo, per giunta, in un telegramma a nome di Giovanni Paolo II.

L’arcivescovo di Vienna ha poi sottolineato come nel 2010, durante un incontro con il decano sul tema, avesse ricevuto la seguente risposta: «Il cardinale Sodano mi disse in faccia: Vittime? Questo è quello che dici tu!».

Ma, oltre alle rivelazioni di Schönborn, gravano inoltre sul cardinale le accuse di aver fatto promuovere all’episcopato, durante gli anni di nunziatura, tre vescovi cileni insabbiatori del caso di don Fernando Karadima, criminale e pedofilo seriale, che Papa Francesco ha ridotto allo stato laicale il 27 settembre 2018.

E sempre lo scorso anno il nome di Sodano è comparso ripetutamente nel dossier Viganò. Non solo per non essersi opposto alla nomina ad arcivescovo di Washington e a cardinale di Theodore McCarrick, privato poi della porpora per molestie sessuali su seminaristi maggiorenni e ridotto allo stato laicale da Francesco il 16 febbraio scorso. Ma anche come protettore e insabbiatore degli scandali di Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, che ha continuato a difendere anche dopo le condanne della Congregazione della Dottrina della Fede e la di lui morte (30 gennaio 2008)

Ora, proprio nel giorno della “rinuncia” di Sodano, i Legionari di Cristo hanno pubblicato i dati di un report relativo agli abusi commessi su minori, all’interno della loro congregazione, dal 1941 (anno della fondazione da parte di Maciel) al 2019.

Il quadro che ne viene fuori è agghiacciante: sotto accusa 33 sacerdoti dei Legionari, quali abusatori di 175 ragazzi tra gli 11 e i 16 anni. Di questi ben 60 stuprati da Marcial Maciel.

Per oltre 60 anni il fondatore e alcuni dei suoi religiosi hanno potuto agire indisturbati, forti di una fama di totale fedeltà alla “retta dottrina” e di un’enorme ricchezza, accumulata tramite donazioni. Ricchezza utilizzata, secondo l’inchiesta di Jason Berry e Gerald Renner, anche per tenere in essere un meccanismo di regalie a potenti uomini di curia come i cardinali Angelo Sodano, Stanisław Dziwisz (già segretario personale di Giovanni Paolo II), Eduardo Martínez Somalo e Franc Rodé.

Il rapporto dei Legionari di Cristo ha visto la luce ad appena quattro giorni di distanza dalla promulgazione bergogliana dell’Istruzione Sulla riservatezza delle cause, che ha abolito il segreto pontificio sui casi di abusi sessuali commessi da chierici su minori. E, mentre quello stesso giorno il rinunciatario Sodano viene elegantemente dimissionato ed insignito del titolo onorifico di “decano emerito” da Francesco, si cerca finalmente di voltare pagina. Con un cambiamento che, per Bergoglio sulla scorta delle parole di san John Henry Newman, significa «conversione, cioè un’interiore trasformazione».

La palla torna così nuovamente al centro nello scacchiere curiale, perché, come detto dallo stesso Bergoglio, «adesso tocca ai cardinali vescovi eleggere un nuovo Decano; spero che scelgano qualcuno che si occupi a tempo pieno di questa carica tanto importante». Si starà a vedere.

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