Venerati maestriI 70 anni di Peter Gabriel, profeta del prog e della world music (con una travolgente passione per la Sardegna)

Dalla teatralità delle sue prime performance con i Genesis alla carriera solista, dal trionfo pop fino al ruolo di scopritore di talenti della musica etnica. Il compleanno di un artista che ha capito prima di tutti la globalizzazione in musica

Nato il 13 febbraio del 1950, Peter Gabriel nel corso della sua vita oltre a vendere varie centinaia di milioni di dischi ha ricevuto sei Grammy Award, più 14 nomination; tre nomination agli American Music Awards; tre BMI London Awards; tre Brit Awards, più cinque nomination; due Ivor Novello Awards, più due nomination; 13 MTV Video Music Awards più 10 nomination; una nomination agli Oscar; tre nomination ai Golden Globe Awards; due Q Awards; un Pollstar Concert Industry Award, più quattro nomination; un Gold Badge Ward della British Academy of Songwriters, Composers, and Authors.

Insomma, un pedigree da star assoluta del pop. Ma ha avuto anche, nel 2003, la cittadinanza onoraria di Arzachena. E chissà se non sia proprio quello il riconoscimento a cui tiene di più! In quel comune della Gallura Peter Gabriel ha una villa in cui ama ritirarsi, per ispirarsi. Da Arzachena, addirittura, nel 2002 iniziò un tour mondiale suonando alla festa del patrono del paese. A Arzachena è facile fotografarlo, mentre gira per le cantine a gustare vino locale assieme a pane carasau e piatti tipici. Arzachena, comunque. a nome di tutta la Sardegna lo ringrazia per aver fatto conoscere in tutto il mondo l’antichissima arte sarda del Canto a Tenore. In particolare, fu anche grazie all’album del 1996 dei Tenores di Bitti S’Amore ‘e Mama, prodotto appunto da Peter Gabriel e distribuito dalla sua etichetta discografica Real World Records, se nel 2005 il canto a tenore è stato inserito dall’Unesco tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità.

Insomma, sono in tanti e per tante ragioni che per questo settantesimo compleanno possono mandare a Peter Gabriel auguri riconoscenti. Ovviamente, per i fan del Pop è soprattutto il flautista e voce principale dei Genesis: anche se in effetti la sua capacità di polistrumentista si estende anche a oboe, pianoforte, tastere, fisarmonica, armonica, percussioni e sintetizzatore. Tra i profeti del Progressive Rock, non in realtà l’iniziatore di questa corrente musicale che cercava di arricchire il rock con elementi tratti dalla tradizione sinfonica e jazz. Ci sono infatti vari antesignani che vanno dagli anni ’50 fino ai Beatles di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, e i due primi album propriamente Prog sono considerati dai critici Days of Future Passed dei Moody Blues, 1967, e In the Court of the Crimson King dei King Crimson, nell’ottobre del 1969. Ma i Genesis ne sono subito uno dei gruppi più iconici, assieme a Pink Floyd, Emerson, Lake & Palmer o Jethro Tull. E accanto alle componenti classica e jazz Gabriel ci aggiunge comunque un apporto folk che anticipava appunto i futuri fast del Womad.

Nato a Chobham, paesino di 7500 abitanti nel Surrey a 15 km dalla Grande Londra, padre ingegnere elettrotecnico pioniere negli studi sulla fibra ottica e madre discendente da un sindaco di Londra, Peter Brian Gabriel aveva fondato i Genesis a 17 anni, assieme a tre compagni dell’esclusivo liceo che frequentava: il tastierista Tony Banks, il chitarrista Anthony Phillips e il bassista-chitarrista Mike Rutherford, cui poi sui aggiunse il batterista Phil Collins. Quando Peter aveva 19 anni uscì il loro primo album in studio: From Genesis to Revelation. Un flop, in realtà. Ma nel 1970, dopo aver suonato il flauto in Mona Bone Jakon di Cat Stevens, col l’album Trespass Gabriel inizia a far più forte il suo richiamo folk, suonandovi anche fisarmonica, tamburello e grancassa e immettendovi motivi soul.

Anche quel disco in effetti andò maluccio, ma nel 1971 uscì Nursery Cryme, in cui si esibiva anche all’oboe, e in cui inizia a raccontare storie nelle canzoni. In particolare, storie di sapore horror: da quella di un bambino decapitato da una compagna mentre suona a cricket e che torna dall’aldilà, a quella di una pianta esotica che invade l’Inghilterra. Di nuovo in patria va male, ma inizia ad avere successo all’estero. In particolare, spopola in Francia e in Belgio, e va forte anche in Italia.

I Genesis iniziano così a essere invitati in tournée. Sia per vincere la paura del palcoscenico, sia per recuperare tempo tra una canzone e l’altra e permettere ai compagni di riaccordare gli strumenti Peter Gabriel inizia a apparire in scena truccato. La prima volta è a Dublino nel settembre del 1972, quando scompare dal palco durante la sezione strumentale del brano The Musical Box e riappare con una testa di volpe e un vestito rosso di sua moglie. Che era poi Jill Moore, addirittura la figlia di un Lord Moore of Wolvercote, che tra 1977 e 1986 sarebbe stato segretario privato della regina Elisabetta, sposata l’anno prima.

Seguiranno altri costumi: “The Flower” “Magog”, “The Watcher of the Skies”, “Britannia”, “The Old Man”, “Rael”, “The Slipperman”. Sono in realtà costumi relativamente più sobri rispetto al look chiassoso che a partire sempre dal 1971-72 e da Marc Bolan e David Bowie dà inizio a quel fenomeno del Glam Rock, che poi arriva fino a Lady Gaga. In Italia tra Renato Zero e Achille Lauro. Ci va comunque vicino, e contigua a quella moda è la pratica del tuffo dal palco sul pubblico, lo “stage diving”, che pure è arrivata a Lady Gaga, e provando la quale Peter Gabriel si era slogata una caviglia già il 19 giugno 1971.

Con queste trovate sorprende i suoi compagni, ma contribuisce al grande successo per la prima volta anche in patria dell’album Foxtrot. In particolare la lunga suite finale Supper’s Ready è diventata un brano simbolo del movimento progressive rock ed è stata definita come il “capolavoro indiscusso dei Genesis”. Nel giugno del 2015 la rivista Rolling Stone ha collocato l’album alla quattordicesima posizione dei 50 migliori album progressive di tutti i tempi.

Nel 1973 esce Selling England by the Pound, con cui il gruppo ha battuto i record di vendita. Per Rolling Stone è stato il sesto tra i 50 migliori album progressive di tutti i tempi. Ma nel 1974 il doppio The Lamb Lies Down on Broadway è accolto più freddamente. Rolling Stone nella già citata classifica del Prog lo ha messo nono, ma pubblico e critica lo trovano troppo complicato. Per spiegarlo Gabriel lo lancia in un tour in cui porta teatralità e travestimenti a un apice che infine convince il pubblico, ma fa arrabbiare i compagni, che si sentono messi in ombra. Gabriel comunque ha già deciso di mettersi in proprio. Ha infatti ricevuto da Hollywood una proposta per scrivere sceneggiature, e anche quando questo progetto salta Gabriel preferisce restare accanto alla moglie durante una travagliata gravidanza.

A 27 anni, dunque, Gabriel inizia la sua carriera da solista, con quattro album senza titolo di 1977, 1978, 1980 e 1982. Vengono distinti come I, II, III e IV, o come Car, Scratch, Melt e Security a seconda dell’immagime di copertina. Nel 1986, 1992 e 2002 sono poi seguiti So, Us e Up. Sono usciti con 16 anni di intervallo, ma i titoli messi assieme suonano in successione “Quindi, alziamoci”. Del 2010 è Scratch My Back e del 2011 New Blood. Volutamente usa da subito uno stile molto diverso sa quello dei Genesis, e già per il singolo di debutto Solsbury Hill realizza il primo di queio videclip che lo faranno ritenere un mastro del genere. E dall’album del 1980 si fa suo marcato il suo interesse per quella che verrà chiamata World Music. Una scelta premiata, dal momento che per la prima volta va in testa alla Hit Parade nel Regno Unito.

Dal 1982 diventa suo collaboratore fisso il grande violinista indiano L. Shankar. Nel 1985 Gabriel viene chiamato dal regista Alan Parker a scrivere le musiche per il film Birdy – Le ali della libertà: una colonna sonora che include sia brani inediti sia riletture in chiave strumentale di brani già contenuti nel terzo e quarto album. Nel 1986 tocca l’apice del successo commerciale. Lo mette a disposizione di Amnesrty International, per cui partecipa allo U.S.A. Conspiracy of Hope Tour del 1986 e allo Human Rights Now! Tour del 1988. E 1989 esce Passion: Music for The Last Temptation of Christ, colonna sonora del film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese.

Da qui ottiene un Grammy Award nella categoria Best New Age Performance e una nomination agli Oscar nella categoria Miglior colonna sonora per un film. Tra i collaboratori c’è il grande cantante pakistano Nusrat Fateh Ali Khan: “la stella più luminosa del qawwali”, come lo chiamavano in patria, che grazie a questo lavoro diventa famoso anche tra il grande pubblico occidentale, oltre a fargli conoscere appunto il genere qawwali. E c’è anche Djivan Gasparyan: virtuoso del flauto tradizionale armeno duduk, che diventa a sua volta una star. Ma la quantità di artisti con cui Gabriel ha collaborato è sterminata, e nel 2000 c’è stato anche Zucchero.

Il massimo del successo aveva però coinciso nel 1987 con la fine del suo matrimonio dopo che sua moglie lo aveva tradito col co-produttore del quarto album David Lord: da cui una depressione durata sei anni. Nel 1992 Us è dedicato appunto al divorzio e alla lontananza dalla sua prima figlia, di cui parla la canzone Come Talk to Me, cantata con Sinead O’Connor. L’album è seguito da un tour mondiale su due palcoscenici separati, uno rotondo e uno quadrato, uniti da un ponte che Gabriel durante il concerto percorreva più volte avanti e indietro e che, nel brano Slow Marimbas, attraversava a bordo di una barca. Nel 1998 Gabriel appare nella colonna sonora di Babe va in città: non come compositore, ma come cantante nella canzone That’ll do, scritta da Randy Newman. Nel 2000 cura la colonna sonora per lo spettacolo al Millennium Dome di Londra e nel 2002 la colonna sonora del film australiano Rabbit-Proof Fence, dedicato agli abusi contro gli Aborigeni.

Gabriel è poi tante altre cose. Anche un impegno politico che lo ha portato a appoggiare prima i laburisti e poi i verdi, a schierarsi contro la Brexit, a chiedere la soluzione dei due Stati per Israele e Palestina e ad auspicare anche la riunificazione irlandese: è irlandese la sua seconda moglie Meabh Flynn, di 21 anni più giovane di lui, che ha sposato nel 2002 dopo aver convissuto per un po’ con l’attrice americana Rosanna Arquette, e che gli ha dato altri due figli, dopo i due del primo matrimonio. La sua società nonprofit “Witness” fornisce videocamere agli attivisti umanitari per consentire di denunciare gli orrori della povertà e gli abusi. Durante gli anni novanta Peter Gabriel ha poi sviluppato sistemi avanzati di intrattenimento multimediale su CD-ROM, creando i progetti Xplora 1: Peter Gabriel’s Secret World e Eve. Gabriel è stato anche uno dei fondatori di On Demand Distribution (OD2), uno dei primi servizi online di download musicale.

Soprattutto, però, Peter Gabriel è trato tra i fondatori del Womad: il festival internazionale World of Music, Arts and Dance da lui creato fin dal 1980 appunto per celebrare la biodiversità delle forme di musica, arte e danza presenti nel mondo. La prima edizione si tenne a Shepton Mallet nel Regno Unito nel 1982, e Gabriel sul palco si esibì assieme tra gli altri a Peter Gabriel, Don Cherry, The Beat, Drummers of Burundi, Echo & The Bunnymen, Imrat Khan, Prince Nico Mbarga, Simple Minds, Suns of Arqa, The Chieftains, Ekome. Pr finanziare l’iniziaativa Gabriel fece perfino una reunion con i Genesis, “Six of the Best”. Sempre per promuovere la World Music nel 1987 Gabriel ha poi creato i Real World Studios con sede a Box nel Wiltshire, e nel 1989 l’etichetta discografica Real World Records. Solo nei primi 10 anni aveva già pubblicato 90 album, che avevano venduto 3 milioni di dischi. Nel 2015 era arrivato a 300 album.

Tra i cantanti che Gabriel ha così sdoganato presso il grande pubblico ci sono Yungchen Lhamo, Youssou N’Dour, Estrella Morente, Tsedenia Gebremarkos, Mari Boine, Afro Celt Sound System, Ashkhabad, Bernard Kabanda, Geoffrey Oryema, Charlie Winston, Creole Choir of Cuba, Dengue Fever, Ozomatli, Farafina, Hoba Hoba Spirit, Johnny Kalsi, Joi, Spiro, Joseph Arthur, Les Amazones d’Afrique, Little Axe, Maryam Mursal, Paban Das Baul, Sheila Chandra, . Srinivas, Pan-African Orchestra, Papa Wemba, Portico Quartet, Samuel Yirga, Sevara Nazarkhan, The Blind Boys of Alabama, The Imagined Village, Värttinä, Regina Spektor, Charlie Musselwhite, Jon Hopkins.

A parte I Tenores di Bitti, in Italia Gabriel ha promosso Spaccanapoli: “la loro musica ha le sue radici in una tradizione che va da ben prima dei rituali cattlico, fino ai ritiri pre-cristiani di Dioniso”. Negli anni ottanta Gabriel ha anche composto Undercurrents: un brano di 17 minuti per lo spettacolo dell’Assemblea Teatro Torino intitolato Nei segni dell’alveare, tratto da Le città invisibili di Italo Calvino.

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