CoronavirusIl caso dei tamponi multipli

Secondo un approfondimento di Youtrend il numero dei test riportato ogni giorno dalla protezione civile e dalle regioni non corrisponde al numero reale delle persone testate: gli individui possono farne anche tre, e ciò rende meno affidabili i dati di cui disponiamo

(Miguel MEDINA / AFP)

L’Italia dovrebbe fare più tamponi per accertare i casi di positività al coronavirus? La domanda circola ormai da molti giorni, mentre da più parti si invoca il famoso modello sudcoreano con i “tamponi di massa”. La questione è ancora più rilevante dopo le dichiarazioni del capo della protezione civile Angelo Borrelli, secondo il quale «per ogni contagiato ufficiale ce ne sono dieci non censiti». Cosa che porterebbe il numero dei contagiati in Italia a circa 600mila. Facendo più tamponi, quindi, i casi di contagio potrebbe essere contenuti.

In Italia, secondo i dati aggiornati al 24 marzo, sono stati effettuati 296.964 tamponi. Ma, come spiega un approfondimento di YouTrend, finora i tamponi sono quasi sempre stati fatti solo ai soggetti “sintomatici”, e cioè a coloro che mostrano sintomi da infezione Covid-19.

Non solo. Nelle ultime ore, Umberto Rosini, Technical Project Manager del Dipartimento della Protezione Civile, ha riconosciuto che anche il dato dei tamponi eseguiti finora in realtà potrebbe trarre in inganno. Quel numero rappresenta infatti il totale dei tamponi eseguiti e non il totale delle persone testate, dal momento che su una stessa persona possono esser fatti più tamponi. Lo stesso Borrelli, a causa della febbre che lo ha interessato, è stato sottoposto a un nuovo tampone dopo quello fatto qualche giorno fa, al quale era risultato negativo. Il numero di persone testate potrebbe quindi, nel complesso, essere molto inferiore rispetto a quanto finora pensato.

In più, vanno considerati i guariti da Covid-19. Che, prima di essere definiti tali, si sottopongono a una sorta di doppio tampone conclusivo. Secondo il documento del 28 febbraio 2020, pubblicato dal Consiglio Superiore della Sanità, «il paziente guarito è colui il quale risolve i sintomi da infezione da Covid-19 e che risulta negativo in due test consecutivi, effettuati a distanza di 24 ore uno dall’altro, per la ricerca di SARS-CoV-2». Insomma, se un paziente è sottoposto a un primo tampone e risulta positivo, in seguito può essere testato almeno altre due volte per verificare che sia negativo. Per un singolo paziente guarito, quindi, saranno conteggiati tre tamponi effettuati e non uno solo.

Ma dal bollettino giornaliero della protezione civile, è impossibile dedurre il numero reale delle persone testate. Il totale riportato giornalmente riguarda il numero di tamponi effettuati e non la quantità di soggetti sottoposti a tampone. Fonti dell’unità di crisi della Regione Piemonte a conoscenza della materia interpellate da Youtrend confermano che «il totale riportato giornalmente riguarda il numero di tamponi effettuati e non la quantità di soggetti sottoposti a tampone».

Gli unici dati sui quali si può ragionare sono quelli della Regione Toscana. Nel bollettino del 24 marzo, si spiegava che sono stati eseguiti 15.701 tamponi su 14.149 casi. C’è quindi una differenza di 1.552 tamponi, pari al 9,88% del totale. Nello stesso giorno, la Toscana riportava però solo 51 guariti. Anche escludendo dal computo il doppio tampone per i guariti (per un totale di 102 test), si hanno 1.450 tamponi in eccesso, segno che in alcuni casi anche i positivi sono sottoposti a più tamponi. Una delle spiegazioni è il fatto che mentre si ricerca la negatività a seguito della guarigione clinica, si scopre che in realtà il paziente è ancora infetto.

Come scrive anche Elio Truzzolillo su neXt Quotidiano, la situazione quindi è molto diversa da come appare dai dati diffusi. Tanto per fare un esempio, in Lombardia per “trovare” un contagiato si fanno solo 2,5 tamponi, in Veneto 11,2. Ma allora chi viene testato? Sicuramente tutti coloro che sono ricoverati in terapia intensiva e gli ospedalizzati. Ma se guardiamo il dato di un’altra categoria dei testati, quelli in isolamento domiciliare, il numero in Lombardia è incredibilmente basso: 8.461. Solo a Milano, il numero di casi positivi “nascosti”, cioè non censiti ufficialmente, è di circa 1.800 persone, almeno tra quelle che i medici di base sono riusciti a intercettare. Malati che stanno a casa con sintomi da contagio, ma senza test.

Servono, insomma, dati più chiari sulla reale situazione dei contagi e dei tamponi in Italia. Non solo per aggiornare le statistiche, ma per circoscrivere meglio la circolazione del coronavirus.

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