RisikoLega Anseatica, Visegrad e tutte le tribù politiche che si scontreranno al Consiglio europeo

Con quali alleanze si presentano gli Stati europei all’appuntamento di giovedì. Noi facciamo parte dei paesi mediterranei, ma il gruppo più importante, e col potere di accelerare o ingolfare le trattative, è quello composto da Francia e Germania. Specie da quando l’Italia populista si è autoisolata

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Le fratture in Europa esistono da molto prima del sovranismo. Anzi, spesso è lo scontro tra gli Stati membri la più grande causa della mancata efficienza, tempestività e ambizione dei provvedimenti europei, come ha spiegato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. L’Unione è considerata da alcuni l’organizzazione dell’ostilità reciproca tra gli europei. E spesso alcun Stati, sono poco propensi a concedere altri pezzi della loro sovranità per una maggiore integrazione che limiterebbe lo stallo. 

Le geografie non sono fisse e le coalizioni piuttosto recenti, ma a seconda delle situazioni e dei criteri adottati i vari paesi possono finire in più gruppi. I gruppi sono anche occasionali: ad esempio, ce n’è uno di paesi che vorrebbero che i fondi europei fossero assegnati in base al rispetto dei criteri dello stato di diritto, riferendosi direttamente alla situazione in Polonia e Ungheria. Le alleanze, poi, e si possono disegnare secondo tantissimi criteri: geografici, come nord e sud o est e ovest, o di spesa (c’è chi vorrebbe un budget europeo più grande). Andiamo con ordine.

Francia e Germania. Germania e Francia. Sono i due paesi più grandi dell’UE. Non sono una vera coalizione ma il motore dell’integrazione europea. Quando si mettono d’accordo l’Europa accelera, se sono su fronti opposti l’integrazione si ingolfa. Come ha dimostrato il dibattito sugli eurobond. Questo nucleo centrale negli anni ha visto l’Italia e qualche volta Spagna andare a rimorchio per mettere sul tavolo le questioni più importanti che spesso hanno il veto dei piccoli Stati. 

Prima che l’Italia si isolasse dal tavolo dei grandi con il governo M5S-Lega spesso ha giocato sul binomio Francia e Germania alleandosi con l’una o con l’altra per ottenere qualcosa. Un esempio su tutti è la nomina di Mario Draghi a presidente della Banca centrale europea nel 2011, quando Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy si misero d’accordo ai danni di Angela Merkel.

In teoria Parigi e Roma, scaramucce e sovranismi a parte, sono solitamente più vicine, almeno sugli obiettivi legati alla spesa e alla maggiore integrazione). La Germania, poi, ha un ruolo piuttosto delicato: l’economia più forte dell’Europa, con tutti i privilegi e le responsabilità che ne consegue. Solitamente un paese piuttosto conservatore e rigoroso con i conti, sostiene comunque l’integrazione europea. Si trova spesso a mediare tra i gruppi più rigidi e i paesi del Sud, 

La Nuova Lega Anseatica. Si rifà alla Lega Anseatica, un’alleanza commerciale a cavallo del medioevo e dell’epoca moderna, costituita dai paesi che si affacciavano sul Mar Baltico e il Mare del Nord. Oggi comprende otto nazioni e cioè i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), i Paesi Scandinavi (Svezia e Finlandia), Paesi Bassi e Danimarca e infine l’Irlanda. Sono rimasti orfani del Regno Unito, la grande potenza del gruppo, ma restano un gruppo molto influente, favorevole a un’Unione competitiva e al mercato unico. Al loro interno, però, hanno posizioni divergenti: per dire, sono spaccati in due per quanto riguarda il dibattito sul budget europeo.

I 7 Paesi Mediterranei. L’EuroMed, Club Med o EU Med esiste informalmente dal 2013 e raccoglie tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo: Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta. Francia e Italia rappresentano oltre il 60% della popolazione dei paesi: è naturale che ne siano i leader.

Sarebbe anche un gruppo piuttosto influente in Europa. Molto, però, dipende dal governo di turno: se Marine Le Pen fosse presidente, per dire, di sicuro non vedremmo lo stesso protagonismo. L’Italia, poi, potrebbe avere un peso molto maggiore, ma tutto dipende dalle capacità del governo in carica di portare avanti alleanze e progetti. C’è da dire, poi, che si tratta di paesi con un debito piuttosto alto ed economie che faticano a crescere: non hanno una grande potenza economica su cui fare leva.

Questi paesi sono solitamente a favore delle politiche di ridistribuzione dai paesi più ricchi a quelli più bisognosi. La Francia, ad esempio, spinge per adottare un budget europeo con maggiori risorse, perché riceverebbe più aiuti sotto forma di fondi per l’agricoltura.

Visegrád (V4). Il gruppo che conoscono tutti, quello dei “cattivi scolari”: conta Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Ha anche una storia affascinante: si è costituito addirittura nel 1991, quando ancora c’era la Cecoslovacchia, nella città-fortezza di Visegrád, in Ungheria.

Hanno posizioni molto controverse: il governo polacco guidato dal 2015 dal partito sovranista Pis ha cercato di diminuire l’autonomia del potere giudiziario e di renderlo sempre più dipendente da quello esecutivo. Alcuni suoi provvedimenti hanno limitato i diritti delle donne e dei gruppi Lgbtq+, mentre l’Ungheria ha approfittato della pandemia per sospendere di fatto lo stato di diritto (ora Orbán governa per decreto a tempo indeterminato grazie al sostegno parlamentare del suo partito).

Anche se non sono molto influenti (assieme sono poco più popolosi dell’Italia), è molto facile per loro costituire una minoranza in grado di bloccare le decisioni nel Consiglio, soprattutto sui temi della ripartizione dei migranti. È per questo che hanno potuto schivare procedure di infrazione per le recenti riforme antidemocratiche. Su certi temi, poi, non mancano gli alleati, come l’Austria e la Croazia. Una curiosità: dei quattro, solo la Slovacchia aderisce all’euro.

Le alleanze sul budget Ue. Quando si tratta di soldi da versare questi gruppi si combinano o si spezzano in diversi modi per formare gruppi più ampi o ristretti. Anche per la questione eurobond si sono rivisti grossomodo gli stessi gruppi, che da dicembre 2019 si sono scontrati sul budget settennale europeo che entrerà in vigore nel 2021 e durerà fino al 2027. 

Gli amici della Coesione. Sono un gruppo maggioritario che comprende ben 17 paesi, e cioè Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Sono tutti a favore dell’incremento dei fondi regionali, i fondi di coesione e quelli per l’agricoltura, perché in media ne beneficiano di più degli altri.

Non tutti sono d’accordo su chi ne fa parte. Per esempio la Francia non rientra nel gruppo, al quale però è tendenzialmente allineata soprattutto per la spinta all’aumento della spesa del budget europeo. Politico.eu, include l’Italia, mentre Euractiv no.

I Quattro Frugali. Sono la minoranza molto influente dei paesi che si oppongono a un aumento della spesa europea perché contributori netti. Sono Belgio, Austria, Danimarca e Svezia. Di per sé non sarebbero davvero influenti, ma la Germania è solitamente più vicina alle loro posizioni: dopotutto, è il paese europeo che versa i contributi maggiori (ricevendone molti di meno). Per i lettori padani, insomma, la Germania è un po’ la Lombardia dell’Europa.