Mal d’OttocentoKeats, Brontë, Dickinson e quella malinconia letteraria da influenza

Che differenza c’è tra un video di Youtube e osservare e commentare i movimenti di una gazza o di un passerotto che poi magari conduce a un giardino segreto, come nel libro di Frances Burnett?

È l’anno 20, forse del 1800 forse degli anni 2000. Bisestile. Da una finestra di una vecchia casa di campagna entra un po’ di luce. Potrebbe essere la Normandia, l’Inghilterra, la Pennsylvania nella guerra civile americana, la Baviera nello Sturm und Drang di un risveglio di primavera. I rami di un albero che uomini misteriosi stanno potando sembrano circondati di una luce loro. Sarà la febbre. Solo i rumori della campagna attorno, uccelli, ghiri, attutiti dai cuscini su un letto a baldacchino, un vecchio tavolino polveroso, una scatola di latta, di quelle che non si sa mai bene cosa contengono. Forse per metterci dei bottoni, ma chi cuce più i bottoni? Cartoline con sopra i quadri campagnoli di Camille Pissarro. Una vecchia mappa di una terra antica con contee e ducati che dà su un mare che profuma d’avventura. Coperte, vecchi disegni. Muri con qualche crepa, coccinelle.

Fuori il mondo si è fermato. La gente non può uscire dai propri borghi, contee. Un decreto quasi regale, un incantesimo ha fermato il tempo per bloccare una forza misteriosa che sembra mietere vittime a un ritmo incessante. C’era un tempo pochi mesi fa in cui raffreddori e febbri non venivano nemmeno considerati una buona ragione per stare troppo tempo a casa dal lavoro o da scuola, ora ogni sintomo è sospetto.

Ai primi mal di testa, dolori muscolari, febbre non sarebbe mai venuto in mente di allertare l’autorità ma va fatto. Senso civico. Ci si chiede sarà solo un raffreddore o sarà “quello”? E si indaga sui numeri che ora diventano più reali, contati per settimane. Si indaga su come farsi visitare. Ci sono fantomatiche tende, ci sono alcuni con pochi sintomi che possono ottenere un tampone, e altri che ci arrivano letteralmente quasi all’ultimo respiro. E poi in mezzo. In mezzo c’è l’800, un’incertezza quasi poetica a cui non eravamo più abituati, che non si riesce a tradurre in fatalismo, ma che comprende i tantissimi fenomeni intermedi. E quindi si aspetta. Esisteva un mondo in cui si aspettava? I medici coperti come uomini venuti dalla Luna non osano sfidare il mostro in campagna. E in città nemmeno.

Anche oltreoceano dicono che si può solo descrivere il mostro al telefono, guai a chi si presenta di persona. Il vecchio medico del paese ormai cieco non se la sente. Finalmente arriva un altro dottore, trovato dopo tre giorni, pragmatico, intelligente che fa una visita in una stanza, vicino a quella da letto. C’è un vecchio alfabetiere, i polmoni sono liberi, sarà influenza ma bisogna vedere, aspettare. Rimette tutto nella valigetta (o forse è la mia immaginazione) come a Downton Abbey, come nel Far West, il cavallo sarà poco più in là, e allo stesso tempo conosce due Lord e Lady locali che sono riusciti a mandarlo; un tempo governavano il paese, ora aiutano i malati.

Ci sono quadri strani nell’altra stanza. Vengono dal nonno. «Mio padre tutti i quadri di mare li teneva in montagna», commenta una voce. Ora sono in campagna, tra cavalli e alberi di ogni frutto. C’è stata un tempo la più grande conquista umana, insieme a tante altre più ineffabili, l’Immunità di gruppo, la Medicina e i suoi Progressi; non si pensava che nulla potesse scalfirla.

Emily Dickinson aveva finto un’influenza per poter rimanere nella sua stanza a scrivere finalmente in santa pace, mandando nel panico la madre e la famiglia perché allora influenza significava “aver portato la morte in casa”, ma a lei non importava. Al piano di sotto la piangevano dandola per morta e lei felice scriveva su pezzi di carta, presa da un altro genere di febbre. La Morte, lei la vedeva fuori che arrivava su un carro ma la immaginava come affascinante: dovette aspettare di essere ben più anziana per salirci. La vedeva in uno sciame di api, ma qui per fortuna ci sono solo coccinelle.

Di solito quando uno si ammala, per gli altri la vita continua frenetica. La festa in quella tenuta di cui si parla da mesi, glorie e successi. Ora no, c’è’ un silenzio tombale e allo stesso tempo un’infinità di suoni e cinguetti continui, sono cinguettii blu che ci ricordano cosa tutti pensano, quanti morti ci sono, che film si è vista l’amica a casa, cosa pensa un politico o un intellettuale.

Keats, quando era malato si scambiava messaggi con i suoi compagni di casa, altri poeti, su un foglietto sotto la porta. Qui arrivano vassoi con pasta, carne, minestre. Il primo giorno poca fame, poi meglio. Ogni rumore fa sussultare. Biscotti locali con le nocciole da sgranocchiare, fatti da una signora qualche collina più in là.

Charlotte Brontë fu l’ultima a morire delle sue sorelle, di parto. Un’altra cosa che oggi fa quasi ridere. Però dichiararono tubercolosi e comunque dicevano tossiva sempre. La tosse, da piccola non mi veniva mai. Tutti gli amici e i compagni avevano sempre la tosse e io mai, neanche dopo influenze. Alcuni avevano anche la pertosse per mesi a scuola e nessuno li guardava male. Sorridevano poi nella foto di classe, prima di dare un altro colpo di tosse. Oggi sono in quarantena, al primo accenno. Oggi sappiamo tutto ma alcune cose non riusciamo a batterle, ancora più scure di questo mostriciattolo.

Qualche mese fa volevamo tutte essere Jo o Amy o Meg March, prese dalle nostre consegne, scritti e idee, o dalle scelte pragmatiche della vita o da nuovi capitoli adulti. Ora siamo tutti Beth o potenzialmente Beth. Ammalati, a letto, o protetti nel caso ci ammalassimo.

In “Ragione e Sentimento” invece è la sorella più ribelle Marianne ad ammalarsi. Si prende un raffreddore e tutto peggiora. La polmonite è dietro l’angolo. Si era anche fatta diversi giri da sola nel giardino pensando alle sue proposte di matrimonio. Forse una sciarpa poteva metterla ma l’amore vero non conosce sciarpe. Temendo la sua morte il suo Willoughby arriva nel mezzo di un temporale. Un mondo in cui prima dei vaccini (e degli anti vaccinisti) c’era la stessa fatalità delle ceneri di Angela.

Vero, c’è internet ma rimanendo tutti a casa torna a essere sospeso. Che differenza c’è tra un video di Youtube e osservare e commentare i movimenti di una gazza o di un passerotto che poi magari conduce a un giardino segreto, come nel libro di Frances Burnett?

Le medicine ci si mette giorni a prenderle in campagna. Tutto sospeso, anche le diagnosi, perché «certo non sarà grave, va tutto bene ora, ci sono anche influenze, ma tutto può succedere». La chiusura del petto, la sensazione di fatica, di respirare male sembrano descrivere un poeta romantico così come le terapie intensive.

Il bambino del “Giardino Segreto”, malato e chiuso in casa per anni, torna in salute scoprendo nella cugina arrivata dall’India una formidabile rivale e poi compagna di giochi. Lei gli re-insegna a vivere insieme a un bambino di campagna, a cui per fortuna non arrivano i cinguetti ansiogeni; lui sa riparare altalene.

La malattia che infantilizza, non è solo l’uomo che si lamenta per un 37 o un fenomeno da millennial, è qualcosa di più eterno e proustiano: il sapore di un piatto caldo, persino di una medicina. E allo stesso tempo invecchia, perché da bambini non la si percepisce mai come pericolosa, ogni malattia è parte delle mille influenze, pustole, caviglie rotte, otiti da mare, tagli profondi.

Nello “Stralisco”, un libro di Roberto Piumini, un bambino turco figlio di un re o un nobile, è costretto a vivere nel suo palazzo da un male ignoto e non può uscire. Il padre chiama persone da tutto il regno per poterlo aiutare: medici, filosofi, fino a che non arriva un pittore che decide di dipingere tutti i muri interni del palazzo, raccontando il mondo di fuori. Disegna tutti gli habitat naturali, oceani con navi piene di spezie e merci, prati. Dopo un po’ il bambino li conosce tutti a memoria e allora lui incomincia a cambiarli, a disegnare le stagioni, a cambiare luci per il giorno e la notte. YouTube, Netflix, i libri, i film e tutte le enciclopedie del mondo in streaming live. La popolazione globale chiusa nei suoi palazzi per settimane e settimane. E infine nell’erba una notte compare lo “stralisco” una strana spiga luminosa, che il bambino segue ovunque.

La salute del bambino peggiora. È un male incurabile, non è un’influenza e nemmeno un virus potente ma che supereremo. È il male di chi non ha mai vissuto il Mondo; ci sono immagini bellissime che scorrono come sulla tv, ci sono libri meravigliosi ma che curano se ci si è davvero innamorati come Marianne, si è andati in altalena nei propri giardini segreti e come per Emily si sa costruire i propri mondi e scriverli. Poche settimane fa eravamo tutti in turbini di vita e quelli, allora come oggi, saranno i nostri rami illuminati dal sole.

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