Stop al Decreto DignitàIl virus cancella la dottrina Di Maio sul lavoro (finalmente una buona notizia)

Il provvedimento che secondo i grillini aveva abolito la povertà è stato un flop clamoroso. La pandemia ha convinto i tecnici di Palazzo Chigi a sospendere le causali sui contratti a tempo determinato, per evitare un milione di disoccupati in più

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Alla fine ci è voluto il coronavirus per convincere il governo a mettere in soffitta, almeno per un po’, il decreto dignità. Il baluardo della politica del lavoro a Cinque Stelle, primo provvedimento di Luigi Di Maio al ministero del lavoro nel governo gialloverde, si avvia verso la sospensione. Almeno per la parte che riguarda il giro di vite sui contratti a termine, che già nei mesi scorsi sono crollati insieme ai contratti in somministrazione. Figurarsi ora con le imprese bloccate dalla pandemia e la crisi che si prospetta. È questo il ragionamento dei tecnici del governo, che ora ipotizzano già nel prossimo “decreto aprile” la sospensione dell’obbligo delle causali per il rinnovo dei contratti a tempo determinato, almeno per i prossimi tre mesi.

Il rischio, secondo i calcoli, è di ritrovarsi altrimenti con 1 milione di disoccupati in più da qui ad agosto: circa 300mila rapporti a tempo determinato che scadono ogni mese e che rischiano di non essere più rinnovati. Il mix tra la crisi da coronavirus e le norme rigide del decreto dignità, con l’obbligo di causali dopo i 12 mesi e il costo aggiuntivo dello 0,5%, potrebbe scoraggiare gli imprenditori a confermare i contratti in scadenza o a farne di nuovi. Con l’aggravio che questi lavoratori avrebbero come unico paracadute quello della Naspi, l’assegno di disoccupazione che però ha un importo ridotto rispetto agli altri ammortizzatori sociali (il 75% del reddito degli ultimi quattro anni), considerando percorsi lavorativi spesso a intermittenza dei destinatari.

La misura che sta studiando il governo congelerebbe quindi l’obbligo delle causali e forse anche del pagamento dell’aggravio contributivo per tre mesi. Ma non è detto che la moratoria non si possa estendere anche nella fase di ripresa.

I Cinque Stelle per ora non commentano. Ma dal Partito democratico sono già arrivati i primi appelli pubblici alla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo a sventolare bandiera bianca su quello che è uno dei cavalli di battaglia grillini. «Congelare il decreto dignità fino alla fine del periodo d’emergenza per mettere al sicuro centinaia di lavoratori con contratto a termine: bisogna farlo e bisogna farlo subito, ministra Catalfo, prima che imprese già in difficoltà decidano di rinunciare a una parte della loro forza lavoro per colpa dei vincoli troppo stringenti imposti dalla legge», ha scritto il Dem Mauro Laus, componente della Commissione Lavoro del Senato.

«In questo tempo di paralisi l’obbligo delle causali per i rinnovi dopo i 12 mesi, e l’aggravio di costi relativo, rischiano di scoraggiare nelle aziende la tenuta dei lavoratori a tempo. E così creare nuovi disoccupati, impoverendo famiglie, ma anche realtà produttive che invece sarebbero disposte a scommettere sul futuro».

Anche Italia Viva è d’accordo. La senatrice Annamaria Parente è pronta a presentare un emendamento al decreto aprile, con la sospensione delle causali per i contratti a termine e probabilmente anche con l’allungamento della durata massima da 24 a 36 mesi (come era previsto nel Jobs Act).

Il flop del provvedimento grillino era già sotto gli occhi di tutti. Solo a gennaio 2020, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, si sono contate 60mila assunzioni a termine e oltre 30mila contratti in somministrazione in meno. A fronte di un calo di oltre 30mila unità pure dei contratti a tempo indeterminato.

Nei giorni scorsi, l’ipotesi di una revisione del decreto dignità era stata messa in campo pure dalla Cisl, con il segretario aggiunto Luigi Sbarra che ha parlato della necessità di superare i vincoli al lavoro a termine «anacronistici» previsti dal provvedimento. Anche Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt, a Linkiesta aveva proposto una deroga al decreto, introducendo una causale legata all’emergenza o togliendo temporaneamente le causali.

La proposta è stata accolta con favore dal mondo delle imprese, a cui il decreto dignità non è mai andato giù. Ma con qualche paletto. Il timore dei datori di lavoro è che, per evitare che si lasci qualcuno a casa, la sospensione delle causali possa trasformarsi in un rinnovo automatico dei contratti.

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