La previsione di GentiloniIn Italia, Spagna e Grecia la recessione sarà più dura che nel resto d’Europa

Secondo il Commissario agli Affari economici, Germania, Croazia e Austria nel 2021 recupereranno i livelli di fine 2019. Il nostro Paese no. Una stima buissima, ma «fin troppo ottimista» dice Carlo Stagnaro

Afp

Orizzonti cupi ci attendono. Che la ripresa post Covid-19 sarebbe stata difficile per tutta Europa era chiaro, ma la conferma nei numeri non si è fatta attendere: per bocca del commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni mercoledì mattina è arrivata la pietra tombale sulle speranze di ripresa per l’Italia, scritta nero su bianco nelle previsioni economiche per l’eurozona. Certo, nell’Unione le eccezioni non mancheranno, ma il destino del Belpaese è piuttosto fosco: -9,5 per cento del Prodotto interno lordo nel 2020, con un rimbalzo del +6,5 per cento per il 2021. Insomma, mentre Germania, Croazia, Austria e Slovacchia nel 2021 recupereranno i livelli di output di fine 2019, Italia, Spagna e Paesi Bassi resteranno nettamente al di sotto.

Una stima buissima, ma «fin troppo ottimista» secondo Carlo Stagnaro, direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni. Sottolinea l’incertezza della situazione anche Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica: «nessuno sa dire con precisione se ci sarà una seconda ondata né quando, quando si potrà ricominciare a lavorare a pieno regime o quanto incideranno le misure di sicurezza sulla produzione». Le stime presentate da Gentiloni, in realtà, sono poco peggiori di quelle mostrate nei giorni scorsi dal Fondo monetario internazionale e sostanzialmente in linea con quelle contenute nel Def.

Nella pratica però, questo dato, che di fatto descrive il peggiore shock dai tempi della Grande depressione, si ripercuoterà in maniera molto disomogenea sui vari Paesi dell’Unione. «In Italia, il Paese rimasto chiuso più a lungo, l’effetto si avrà soprattutto nei settori che si basano sulla socialità, non tanto per un effetto dei controlli e dei protocolli di sicurezza, quanto per un problema dal lato della domanda», spiega Stagnaro.

 

L’export soffrirà molto durante la ripresa: «produciamo soprattutto prodotti intermedi e chi ha sostituito il fornitore italiano nella filiera durante questo periodo difficilmente tornerà indietro con la riapertura». Un quadro in cui sarà impossibile recuperare la quota di mercato che le imprese italiane detenevano prima della crisi, ma in cui, aggiunge Cottarelli, «il commercio internazionale cade più del Pil».

Interpretazioni tutt’altro che confortanti, come anche quelle che seguono le previsioni sulla disoccupazione: Gentiloni ha parlato di un tremendo 9 per cento di persone senza lavoro a livello europeo, che in Italia per il presidente dell’Osservatorio sui conti pubblici si tradurrebbe in un aumento di un paio di punti percentuali rispetto al pesante 10 per cento che ha caratterizzato gli ultimi anni. Un dato che sarà composto, secondo Stagnaro, principalmente dai dipendenti che perderanno il lavoro per il fallimento della loro azienda e dalle partite Iva rimaste senza più clienti.

Altro capitolo drammatico sarà quello del debito pubblico: secondo le previsioni del governo dovrebbe assestarsi al 150 per cento, Stagnaro aggiunge altri dieci punti percentuali alla stima. I due economisti convengono però sul fatto che, almeno per il momento, i mercati resteranno tranquilli grazie allo scudo Bce, anche se rimane incerto l’effetto della sentenza della Corte costituzionale tedesca sulla politica comunitaria.

Per ora, tuttavia, anche il commissario ha assicurato che la sospensione del Patto di stabilità non è in discussione, un altro sospiro di sollievo per chi sta disegnando le manovre del Paese in questa crisi.

Cottarelli sottolinea però come l’atteggiamento espansivo di Francoforte a medio termine potrebbe portare a una situazione capovolta, con la Bce a fronteggiare un’inflazione più alta con un taglio della liquidità in circolazione facendo leva su un quantitative tightening. Per il momento però il fatto che «il debito in mano ai mercati in termini di euro non aumenterà» rende più facile gestire la situazione, assicura.

Il dubbio che rimane, con premesse così fosche, è come uscire da una strettoia simile. Se secondo Stagnaroil finanziamento della spesa pubblica arriverà principalmente dalle tasche degli italiani con un aumento delle tasse, Cottarelli, riflettendo sugli impieghi, spinge per puntare sul rilancio della domanda, «soprattutto attraverso gli investimenti pubblici nelle infrastrutture».

Quale sia la soluzione che il governo alla fine sceglierà per affrontare la fase 3 è ancora tutto da vedere, ma una cosa è certa: la strada è tutta in salita e nessuno ha la bacchetta magica.