BenaltristiLe contorsioni sovraniste di Lega e Fratelli d’Italia, astenuti sul Recovery Fund

Dura vita quella dei populisti costretti a opporsi a ogni misura di aiuto all’Italia in nome del benaltrismo, per poter poi meglio attaccare l’Unione europea nei talk show

Afp

Duro mestiere, quello del sovranista, in epoca di pandemia. Durissimo, poi, se lo si fa dalla trincea del Parlamento europeo, in alleanza con partner europei allergici a tutto quanto suoni solidarietà comune.

Costretti, in pratica, a opinare, se non a opporsi, a ogni misura di aiuto all’Italia, in nome di un “benaltrismo” che in tempi di emergenza come questi sembra però una puntata di Scherzi a parte.

Accade infatti che, dopo un’inerzia iniziale che ha dato il là, con qualche aiutino dei soliti e ben noti agenti esterni, alla campagna social contro l’Unione europea che ne ha fatto precipitare nei sondaggi l’immagine, le istituzioni europee si siano ampiamente riscattate con una serie di misure straordinarie per fronteggiare la crisi, specie nei paesi più colpiti, consapevoli che è interesse collettivo evitare il collasso di questo o quel paese, perché determinerebbe la fine del mercato unico.

Misure, contrariamente a quanto fu fatto dieci anni fa, non solo tempestive, ma anche e soprattutto prese all’interno della cornice comunitaria, come la proposta di raddoppiare del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per i prossimi sette anni, per far posto al Recovery Fund.

Misure prese con i mezzi di bordo – anche perché anche la lotta al coronavirus ed ai suoi effetti non è propriamente un pranzo di gala – e che si fanno largo faticosamente, fra lo scetticismo del fronte rigorista, i rilievi legalistici della Corte costituzionale tedesca e gli scogli dei Trattati, ma che di tutta evidenza devono anche scontare il “fuoco amico” del variegato fronte sovranista del principale paese beneficiario.

Ecco quindi che, in occasione della sessione plenaria di questa settimana, i gruppi parlamentari europei della “maggioranza Ursula” hanno presentato una risoluzione congiunta per chiedere di portare a 2.000 miliardi l’ammontare totale da destinare al Recovery Fund, «anche attraendo investimenti privati, finanziato mediante l’emissione di obbligazioni a lungo termine garantite dal bilancio dell’UE per il sostegno alla ripresa», precisando la richiesta che «il pacchetto sia erogato attraverso prestiti e, soprattutto, attraverso sovvenzioni, pagamenti diretti per investimenti e capitale proprio».

Mentre la mozione depositata dal Presidente del gruppo Identità e Democrazia, il leghista Marco Zanni «respinge qualsiasi proposta volta ad aumentare il livello complessivo del prossimo Qfp e dei massimali delle risorse proprie, ma appoggia il finanziamento anticipato di alcune spese nei primi anni al fine di affrontare gli effetti della crisi COVID-19». E aggiunge che «attende la proposta di un piano di rilancio e mette in discussione il collegamento previsto con la nuova proposta di QFP, tenendo conto della tempistica e dei vincoli di bilancio».

Insomma, l’Europa dovrebbe pagare il conto della più grave crisi economica della sua storia con i soldi con i quali gestisce il suo magro bilancio ordinario annuale.

Per poter poi meglio attaccare l’Unione europea nei talk show, si capisce. Sull’interesse paese un po’ meno, anche perché l’argomentazione secondo cui l’aumento dei fondi comunitari farebbe aumentare le risorse proprie dell’Unione europea e le garanzie nazionali fa il paio con il fatto che essendosi così sgonfiato il nostro Prodotto interno lordo per effetto della crisi, lasceremo molto presto il club dei paesi contributori netti.

Alla fine, in occasione del voto di oggi al Parlamento europeo il fronte sovranista europeo si è spaccato in tre: Lega – facendo prevalere probabilmente la linea Giorgetti e non quella Bagnai – e Fratelli d’Italia alla fine si sono astenuti sulla mozione di maggioranza, votata anche dal Movimento Cinque Stelle, mentre il gruppo di cui la Lega fa parte ha votato contro e quello cui appartiene Fratelli d’Italia, a maggioranza polacca, a favore!

Per gli italiani, si tratta di segnali che pesano, se si vuole contare di più in Europa e non farsi contare, specie dopo analoghe contorsioni del mese scorso sul voto sugli strumenti finanziari già varati dall’Unione europea.

Il Parlamento europeo chiede un recovery fund da 2000 miliardi di euro

 

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