WorkoutStudio, formazione continua ed empatia, ecco il personal trainer ideale (anche a distanza)

Il mondo del fitness in Italia genera un giro d’affari di 10 miliardi. Tra le figure più ricercate, i personal trainer, che con il distanziamento sociale da Covid-19 si sono subito reinventati

Photo by Victor Freitas on Unsplash

Palestre, pesi, esercizi a corpo libero, corsi più o meno specifici e dedicati a differenti tipologie di persone: il mondo del fitness coinvolge in Italia circa 18 milioni di appassionati e genera un giro d’affari di circa 10 miliardi di euro. Un mondo che, con il distanziamento sociale imposto dalla pandemia e le palestre chiuse, si è dovuto rienventare con corsi online, consigli a distanza e applicazioni da scaricare sul proprio smartphone.

Nella rete degli oltre ottomila centri sportivi italiani, lavorano oltre 120mila figure professionali dedicate al fitness. Fra cui molti personal trainer, assistenti personali per la forma fisica. Una figura professionale sempre più richiesta, sbocco per i laureati in scienze motorie, che possono comunque vantare su un tasso di occupazione del 75% e un lavoro sicuro a un anno dalla laurea, ma anche per chi dalla passione per lo sport e l’esercizio fisico, attraverso corsi di formazione continua, ha deciso di ricavarne un lavoro.

L’emergenza legata al coronavirus ha rivoluzionato gli stili di vita delle persone, che sono state costrette a rimanere a casa. E in tanti si sono messi alla ricerca di personal trainer online, con lezioni e consigli alimentari a distanza. Molti personal trainer si sono così reinventati, ma tanti – tra le possibilità offerte – avevano già da tempo attivato la formula del «coaching online».

Ne sa qualcosa Federico De Luc, personal trainer e formatore certificato Aipt (Accademia italiana personal trainer) con un passato da judoka alle spalle, che già aveva adottato la formula dell’allenamento a distanza con i suoi clienti. «Ho iniziato intorno ai 20 anni dopo un incidente stradale che mi ha obbligato a smettere con la carriera sportiva. L’episodio mi ha portato in palestra prima di tutto per un’attività di riabilitazione che poi mi ha sempre più appassionato tanto da farla diventare la mia professione», racconta. Alla base della scelta, la volontà di aiutare le persone che si fossero trovate nella sua stessa situazione oppure categorie che necessitano maggiore attenzione, come persone obese e donne in gravidanza. «Ho iniziato la mia professione appoggiandomi a diverse palestre in qualità di collaboratore. Ora invece utilizzo un’app con cui mantengo un rapporto a distanza con il cliente. Ci vediamo una prima volta per conoscerci e strutturare il migliore regime di allenamento, in base alle richieste e agli obiettivi che il cliente vuole raggiungere, e in momenti successivi il monitoraggio avviene attraverso a dei check online».

De Luc, infatti, si divide tra il ruolo di personal trainer e quello di formatore all’Aipt nel weekend, al lavoro d’ufficio. Un doppio binario che richiede molta determinazione. A partire dalle prime luci dell’alba: «Mi sveglio alle 4.45. Dalle 6 alle 8 mi alleno personalmente. Poi orario di ufficio fino alle 18.00 e infine mi dedico ai miei clienti come personal trainer».

Al di là della determinazione, però, quali sono le caratteristiche necessarie per approcciarsi nel modo migliore a questo lavoro? «Che di fronte a me ci sia una persona che vuole dimagrire o qualcuno che vuole mettere su un po’ di muscoli, degli atleti o di semplici amatori, la caratteristica principale è l’empatia: trovare quel punto, quel fulcro che spinge me e il mio cliente a trovare la giusta soluzione per raggiungere il suo benessere».

Sempre nella scuderia Aipt, c’è Max Bassi, ex giocatore di baseball e ora personal trainer specializzato nel body bulding. «I primi corsi in una scuola di fitness di Milano risalgono al 2001. Da qui è partito il mio percorso come istruttore di body bulding che mi ha portato a ottenere il certificato Aipt nel 2017. Attualmente lavoro come dipendente in diverse palestre a cui aggiungo anche il servizio a domicilio». Insomma, un bagaglio quasi ventennale costruito su passione, formazione e oculatezza nelle scelte. «Senza la prima non inizi nemmeno e io son stato fortunato perché fin da bambino mi è sempre piaciuto lo sport. La formazione è l’elemento chiave, quello che fa la differenza, e iniziare con una laurea in scienze motorie è un’ottima base; poi ci vuole un costante aggiornamento però. E in questo si deve fare attenzione alla qualità dei corsi che si seguono».

Se, infatti, con un investimento di circa mille euro in corsi certificati, di lunga durata e pratici si può costruire un ottimo bagaglio, l’obiettivo è quello di non fossilizzarsi sulle proprie conoscenze. Altrimenti il rischio è quello di cadere nel pregiudizio del body builder tutto muscoli e niente cervello che promette alle persone obiettivi non raggiungibili. «Per la mia esperienza, posso dire che il 50% dei clienti è una persona non allenata. Ci vuole quindi onestà intellettuale e sincerità. Oltre a una buona dose di complicità. Alla fine dobbiamo sempre considerare che nel nostro lavoro abbiamo sempre a che fare con la vita e le abitudini delle persone».

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