Scritte grandi, cervello finoIl Partito democratico è la fotocopia dei Cinque Stelle, anche su Facebook

Lo stile e i contenuti dei post pubblicati sulla piattaforma di Zuckerberg sono sempre più simili tra i due alleati di governo. Anche i dem decontestualizzano le notizie, pubblicano post divisivi e cercano così di agire sulla pancia degli utenti per accorciare il gap virtuale che li divide dal Movimento

«Non per l’io, ma per il noi». È questo il benvenuto della pagina Facebook del Partito democratico. Un messaggio che accompagna due immagini sullo sfondo: una bandiera tricolore e un pugno chiuso che batte sul tavolo. In calce, l’immagine di copertina suggerisce: «Scegli da che parte stare. Iscriviti al Pd». Un impatto comunicativo ben preciso, chiaro fin da subito: l’Italia deve ripartire, con fermezza (il pugno), e per farlo deve affidarsi a noi.

Un po’ meno chiara è invece la strategia di gestione del resto della pagina. Se il pugno che batte sul tavolo, nel frame iniziale, rievoca in parte la metafora spesso usata per definire i valori antieuropeisti della destra salviniana, i post che scorrendo compaiono nella home, nella forma e nella sostanza, hanno invece un vago retrogusto Cinque stelle.

La comunicazione del Partito democratico è attualmente nella mani di Marco Furfaro, uno degli outsider invitati da Nicola Zingaretti nell’operazione di rinnovamento del Partito democratico. Furfaro ha 40 anni e, si legge nella sua biografia, ha una laurea in Economia, ha lavorato in Bosnia in un progetto di cooperazione internazionale e al Parlamento europeo per quattro anni. «L’astro nascente della sinistra» lo hanno definito alcuni colleghi del Partito democratico.

Da quando Furfaro ha le redini dei social, tuttavia, il modello seguito è quello dello strillo: il post è composto da una foto, raramente da un articolo (se non da quelli con un titolo sensazionalista), e due fasce di colori con sopra due frasi a effetto in grado di creare engagement con gli utenti e fomentare più reazioni possibili. «Per l’Italia» e «cittadini», pertanto, sono le espressioni più ricorrenti nei post sia del Partito democratico sia dei Cinque Stelle.

Un modello che agisce sulla pancia degli internauti, decontestualizza la notizia o l’evento e divide la platea. E come prima Matteo Salvini, il quale adesso ha sposato in toto il modello della spettacolarizzazione della quotidianità, ora anche il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico hanno scelto questa linea d’azione.

Navigando su i due profili, infatti, si fatica a distinguere le due fazioni politiche. Il motivo è la ricerca che si fa nella costruzione di un’identità politica: quando questa avviene attorno a quella personale, rendendo pubblici più aspetti della quotidianità del politico con un alto numero di post al giorno e commenti immediati sulle notizie dell’ultim’ora (vedi Salvini), il politico stabilisce fiducia e seguito mentre diventa una fonte diretta di informazione.

Una sorta di influencer politico, più evidente in quei partiti all’interno dei quali personaggi di spicco sono riusciti a ottenere un seguito sproporzionatamente maggiore di quello dei loro colleghi. Ovvero partiti più personalistici come la Lega e Fratelli d’Italia. O almeno una volta.

Il Partito democratico, infatti, deve rincorrere gli altri partiti, sopratutto quello con cui divide l’attuale esecutivo. I follower dei Cinque Stelle solo su Facebook sono circa un milione e mezzo, mentre quelli del partito di Zingaretti appena 350mila. Così i “mi piace” e i commenti che seguono i post dei grillini sono in media un centinaio in più di quelli del Partito democratico.

Insomma, se non puoi batterli unisciti a loro. E Furfaro sembra aver aderito perfettamente alla nuova dialettica. Anche sul fronte del protagonismo mediatico. Invece che utilizzare i social come un semplice megafono per le proprie idee, il Partito democratico sta cercando di coinvolgere gli utenti in prima persona, attaccando i politici di opposizione, per far crescere la propria visibilità. Un po’ come i Cinque Stelle fanno praticamente dalla loro fondazione.

Poi c’è la tendenza a circondarsi di persone e fonti di informazione che tendono a confermare idee e convinzioni preesistenti. Magari con virgolettati di esponenti del proprio partito. Il tutto lasciato in balia degli algoritmi di selezione e visibilità dei post che personalizzano i contenuti e ci mostrano solo notizie o contenuti della nostra comfort zone. Anche qui il Partito democratico ha cominciato a copiare i Cinque Stelle, pubblicando spezzoni di un discorso con la foto di un proprio politico: in modo da creare bolle virtuali che rimbalzano e vengono condivise, senza però un confronto critico aperto.

 

Questo restyling comunicativo sta funzionando? Al momento a trarne beneficio è stato il segretario Nicola Zingaretti, con un +1.841 della fanbase (secondo le analisi di Youtrend). E in parte anche le casse del partito. I dem infatti, da marzo a ottobre del 2019, sono stati il secondo attore politico, dopo Salvini, per spesa su Facebook. Ben 148mila di euro per contenuti di natura politica e interesse nazionale, contro i 50mila dei Cinque stelle. Mentre Matteo Salvini ne ha spesi 161mila, ma può vantare la bellezza di 4milioni di follower. Un abisso, che sui social però si può facilmente recuperare.

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