Una poltrona per treChi sono i candidati alla presidenza dell’Eurogruppo

La favorita a prendere il posto di Mario Centeno è Nadia Calviño, ministro dell’economia spagnolo, ma non corre da sola. Alle sue spalle ci sono Paschal Donohoe, l’irlandese di centrodestra che piace ai Paesi del nord, e il ministro delle Finanze lussemburghese Pierre Gramegna

Philippe HUGUEN / AFP

Tre candidati, una sola poltrona. Le dimissioni del ministro portoghese delle Finanze Mario Centeno dalla carica di presidente dell’Eurogruppo hanno ufficialmente aperto la corsa alla sostituzione: sono in lizza la sua omologa spagnola Nadia Calviño, l’irlandese Paschal Donohoe e il lussemburghese Pierre Gramegna.

Il 9 luglio ci saranno le votazioni e il posto di Centeno andrà a chi riuscirà a conquistare la maggioranza semplice all’interno del gruppo dei 19 ministri economici dell’area euro. L’elezione del presidente dell’Eurogruppo, una carica valida per 2 anni e mezzo che ha il compito di fissare gli ordini del giorno delle riunioni dei ministri e di svolgere un ruolo di raccordo del loro lavoro, ha improvvisamente assunto una nuova centralità, a causa della crisi economica legata all’epidemia di coronavirus.

La favorita a prendere il posto di Centeno sembra essere Nadia Calviño. Classe 1968, nativa di La Coruña, è ministro dell’Economia e della Trasformazione digitale nel governo di Pedro Sanchez, nel quale ricopre anche il ruolo di vicepresidente. Un cursus honorum ineccepibile, legato soprattutto ai 12 anni di attività all’interno delle istituzioni europee a Bruxelles prima del ritorno in Spagna nel 2018.

Il carattere risoluto e l’impegno politico del ministro dell’Economia spagnolo sono raccontati bene dalla sua unica pecca, legata alla figura di suo padre José Maria, ex direttore generale del gruppo radiotelevisivo più importante di Spagna, Rte. Fu grazie alla confusione generata dalla sua presenza al seggio elettorale che la giovane Nadia votò per la prima volta quando ancora non poteva farlo, a soli 17 anni.

L’occasione era importante: nel 1986 c’era in ballo la permanenza della giovane democrazia spagnola all’interno della Nato e il suo voto a favore racconta come già allora fosse non solo socialista ma anche molto vicina alla leadership di Felipe Gonzalez.

I suoi trascorsi alla scuola Estudio, dove studia la borghesia di sinistra di Madrid, e le tre lingue (francese, inglese e tedesco) correttamente parlate rendono ancora più chiara la caratura politica di un personaggio capace di rassicurare e al tempo stesso mandare dei messaggi. Come Madeleine Albright, ex segretario di Stato degli Stati Uniti, con cui condivide la passione per le spillette, preferibilmente a tema floreale o animale, che spesso sono presenti sui suoi vestiti.

Una caratteristica che finora le è sempre tornata utile, soprattutto a Bruxelles. Per 12 anni ha svolto una brillante carriera all’interno degli uffici europei, prima come vicedirettore generale al Mercato Interno, poi alla Concorrenza e infine alla Stabilità finanziaria. Una crescita costante, che l’ha spesso portata a essere in lizza anche per i posti più importanti, come la direzione generale del Fmi.

È stato anche per il suo peso a livello europeo che Pedro Sanchez l’ha voluta come ministro delle finanze nei suoi due governi nel 2018 e a fine 2019, quello in coalizione con Podemos. Serviva qualcuno che avesse un profilo riformista e moderato e che fosse in grado di imporsi: il giuramento nelle mani di re Filippo VI al palazzo della Zarzuela con l’espressione “Consejo de ministros” senza usare il plurale femminile usato dalle sue colleghe è stato solo un assaggio.

Infatti, non si è fermata qui. Da vicepresidente del governo si è spesso scontrata con Pablo Iglesias, in ultimo sulla riforma del lavoro del Partito Popolare del 2012 che il leader di Podemos vorrebbe abrogare e che lei vorrebbe invece mantenere almeno per il momento.

La sua elezione darebbe un nuovo slancio ad alcune proposte su come superare la crisi economica: era infatti di Calviño la proposta di istituire un fondo di recupero da 1,5 trilioni di euro per aiutare i Paesi e finanziato attraverso una sorta di debito perpetuo delle istituzioni europee. Potrebbe risultare decisivo l’appoggio della presidenza del Consiglio, che ha twittato: «La Spagna presenta la sua candidatura alla presidenza dell’Eurogruppo, un ruolo chiave per la cooperazione e per rendere l’Europa più forte».

Un avversario temibile sarà però l’irlandese Paschal Donohoe. Iscritto a Fine Gael, partito di centrodestra appartenente in Europa alla famiglia dei popolari, il 45enne ministro ha dalla sua il probabile appoggio dei Paesi del nord che, secondo il Financial Times, starebbero cercando di evitare l’arrivo di una come Calviño al posto di Centeno.

Il profilo di Donohoe sarebbe perfetto: l’Irlanda in questi anni è sempre riuscita a mantenersi equidistante sia dai “falchi”, i paesi del Nord più rigorosi in materia economica, che da quelli del Sud.

I problemi semmai potrebbero arrivare dal fronte interno. In Irlanda, infatti, si è ancora in piena fase di consultazione per la formazione del nuovo governo tra Fine Gael, Fianna Fail e il partito verde e l’incertezza sul mantenimento del portafoglio finanziario potrebbe giocare una parte importante nella candidatura di Donohoe. Una sfida a cui però lui per primo sembra crederci: «Come uno dei membri più longevi dell’Eurogruppo sarebbe un grande onore poter guidare il gruppo attraverso le sfide e le opportunità che si presenteranno davanti a noi negli anni a venire», ha twittato.

L’ultimo candidato è infine il 62enne Pierre Gramegna, ministro delle Finanze lussemburghese. Appartenente al Partito democratico, è uno dei più anziani membri dell’Eurogruppo e già nel 2018 si era candidato alla guida dei ministri economici dell’area euro, venendo sconfitto da Centeno. La sua conoscenza del sistema (è membro dell’Eurogruppo da ben 6 anni) e l’appoggio già incassato di Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo potrebbero alla fine risultare decisivi e dargli un inaspettato ruolo di outsider.

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