Inside VarsaviaIn Polonia Duda resta il favorito per le presidenziali, ma Trzaskowski ancora non si dà per vinto

Il nome del prossimo presidente si saprà solo dopo il ballottaggio. Un testa a testa che mette a confronto due visioni politiche opposte: da una parte il presidente uscente, fautore di uno stato sovrano e anti-europeo, con tutti i pronostici a suo favore; dall’altra un rivale liberale che parte con uno svantaggio considerevole, ma ha ancora qualche carta da giocarsi

Supporters of Polish President Andrzej Duda listen to him speak as exit poll results were announced during the presidential election in Lowicz, Poland, on June 28, 2020. - Poland's right-wing President Andrzej Duda topped round one of a presidential election on June 28, 2020, triggering a tight run-off with Warsaw's liberal Mayor Rafal Trzaskowski on July 12, according to an Ipsos exit poll. (Photo by Wojtek RADWANSKI / AFP)

VARSAVIA – Tutto come da previsioni. Per conoscere il nome del prossimo presidente della Polonia bisognerà attendere l’esito del ballottaggio, in programma tra due settimane, tra il presidente uscente Andzrej Duda, espressione di Diritto e Giustizia (PiS) partito populista da cinque anni al governo, e Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia ed esponente della coalizione liberale.

Due politici, due visioni della Polonia. Duda la vuole sovrana, e vede nell’Europa un limite, in questo senso. Bruxelles è utile quando elargisce fondi, ma non quando critica le riforme del governo, com’è capitato più volte in questi anni. Dall’altro lato, Rafał Trzaskowski, ex parlamentare europeo, e il mondo liberale, che crede nell’Unione europea, anche se non la vuole federale, e nel rapporto forte con Berlino, verso cui i populisti nutrono diffidenza.

Il primo turno ha visto Duda prevalere con il 43,67 per cento dei voti, davanti a Trzaskowski, che ha ottenuto il 30,34 per cento. Dietro di loro, il candidato indipendente Szymon Hołownia, al 13,85 per cento e Krzysztof Bosak, del partito di estrema destra Konfederacja, al 6,75 per cento. A chiudere, gli sconfitti di giornata, Władyslaw Kosiniak-Kamysz, del Partito popolare, fermo al 2,37 per cento, e l’esponente di sinistra Robert Biedroń al 2,21 per cento. Molto alta l’affluenza, rispetto alla media polacca. Si attesta al 64,4 per cento.

Il risultato premia dunque Duda, com’era prevedibile, che rimane il favorito per la vittoria finale. Tuttavia Trzaskowski ha le sue buone ragioni per non ritenere ancora del tutto chiusa la partita. In primis, c’è da registrare la presa di posizione di Bosak l’unico che potenzialmente avrebbe potuto offrire dei voti a Duda. «Diritto e Giustizia e Piattaforma Civica sono due gambe d’argilla su cui poggia il colosso che Konfederacja combatte», ha detto Bosak a urne chiuse, riferendo che non si spenderà per nessuno.

Nei prossimi giorni Trzaskowski dovrebbe incontrare Szymon Hołownia, che gli sottoporrà alcuni punti della sua agenda. L’elettorato di Hołownia, ascrivibile all’area dei cattolici moderati, è più affine a quello del candidato liberale. I due potrebbero trovare diversi punti di convergenza. Inoltre il sindaco di Varsavia ha già incassato l’appoggio di Robert Biedroń, che gli porterà in dote i voti della sinistra.

A conti fatti, l’impresa per Trzaskowski resta comunque ardua. I voti provenienti dagli altri candidati non sono sufficienti. Sarà dunque necessaria un’ulteriore mobilitazione dell’elettorato per attrarre gli indecisi. Comunque andrà a finire, al sindaco di Varsavia va dato il merito di essere riuscito a dare una scossa alla coalizione liberale, che fino a poco più di un mese fa sembrava in grossa difficoltà.

Bisogna infatti ricordare che Trzaskowski è entrato in corsa solo dopo il 10 maggio, il giorno in cui si sarebbero dovute tenere le presidenziali, rinviate a causa della pandemia. Inizialmente, i liberali avevano candidato Małgorzata Kidawa-Błońska, ma era destinata alla sconfitta certa, e al primo turno.

A lungo Diritto e Giustizia, forte delle indicazioni dei sondaggi, molto favorevoli a Duda, ha tenuto la barra dritta per fare in modo che le elezioni si svolgessero a ogni costo nella data di maggio. Tra le polemiche, era stata approvata dal parlamento una legge per votare via posta senza dover recarsi ai seggi. La legge era stata poi respinta dal senato.

A un certo punto si era palesato lo spettro di una crisi di governo, quando il vicepremier Jarosław Gowin, contrario al voto di primavera, aveva rassegnato le dimissioni. Poi Gowin e Jarosław Kaczyński, leader del PiS, hanno trovato un compromesso per votare il 28 giugno.

Dal momento in cui Trzaskowski ha ufficializzato la candidatura, il divario da Duda si è progressivamente ridotto. La promessa del sindaco di Varsavia, fatta durante la campagna elettorale, è stata quella di essere un presidente in grado di andare oltre le divisioni che hanno diviso politicamente la Polonia negli ultimi anni. Un messaggio di inclusione, rivolto agli elettori del PiS meno convinti, che probabilmente verrà utilizzato anche nelle prossime due settimane.

Dal canto suo il partito di Kaczyński ha svolto una campagna un po’ sottotono rispetto alle ultime tornate elettorali. Lo schema è stato quello di rimarcare quanto fatto in questi anni di governo, promettendo una garanzia di continuità, soprattutto in materia di welfare. Non sono mancati gli attacchi verso i nemici esterni.

In prima battuta lo stesso Trzaskowski, descritto come “agente” di lobby straniere, e la comunità Lgbt+, che già in passato era finita nel mirino del partito di governo. Duda l’ha definita portatrice di un’ideologia peggiore di quella del comunismo. Parole che hanno infiammato il dibattito pubblico di un Paese che si divide tra la società civile delle città, di stampo progressista, e quella delle campagne e dei piccoli centri, di marcata estrazione cattolico-conservatrice.

Nell’ultima settimana di campagna elettorale Duda si è giocato inoltre la carta americana, volando a Washington in visita da Donald Trump. L’esito dell’incontro è stato al di sotto delle aspettative, specialmente in materia di difesa. Trump si è detto favorevole a ricollocare in Polonia parte dei 9.500 soldati recentemente ritirati dal contingente d’istanza in Germania, ma a pagare dovrà essere Varsavia.

Nonostante ciò, Duda è riuscito comunque a mantenere la soglia delle preferenze ampiamente oltre il 40 per cento, segno della forte fiducia di cui gode presso il suo elettorato. L’impressione è che, nelle due settimane che mancano da qui al 12 luglio, Diritto e Giustizia trasformerà il voto in una sorta di referendum sull’operato del governo.

Trzaskowski si è detto disponibile ad affrontare il suo avversario in un dibattito televisivo, ma la sfida non è stata ancora raccolta. Probabilmente la macchina del partito vuole prima valutare quali potrebbero essere le conseguenze di questo duello. Trzaskowski funziona bene sul piccolo schermo, cosa che potrebbe risultare penalizzante per Duda.

La figura del presidente in Polonia è importante, in quanto ha potere di veto sulle leggi presentate dal Parlamento. Veto ribaltabile solo dai due terzi del Sejm, la camera bassa. Diritto e Giustizia non dispone di questa maggioranza, e alle ultime elezioni ha anche perso il controllo del Senato, la camera alta, che però non ha poteri molto estesi.

Se perdere il senato può essere considerato un incidente di percorso, cedere la presidenza porterebbe a una situazione difficilmente pronosticabile fino a qualche mese fa: un governo forte, con una salda maggioranza in parlamento, improvvisamente ostacolato da un capo dello stato di colore diverso. Un rischio che nessuno, a partire da Jarosław Kaczyński, vuole correre.

Fabio Turco – Centrum Report*

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