Grand TourQuando riapriranno e quanti milioni hanno perso i grandi musei d’Europa

Il Rijksmuseum di Amsterdam farà entrare 200 visitatori al giorno, solo 30 persone alla volta potranno vedere il Guernica al Reina Sofia di Madrid, ma senza limiti di tempo. Il 70% del Louvre sarà accessibile, compresa la Gioconda. Il British Museum non ha ancora fissato una data per la riapertura

Afp

Il coronavirus ha colpito i musei di tutta Europa. Una storia simile dalla Spagna alla Russia: sale chiuse al pubblico per mesi, milioni di euro persi e profonda incertezza su come ripartire. Secondo uno studio di Nemo, organizzazione che raggruppa 30 mila musei europei, i principali siti presenti nelle regioni turistiche hanno subito un crollo tra il 75 e l’80% del loro fatturato a causa della chiusura.

Quasi un museo su cinque (18%) in Europa ha perso fino a 30 mila euro a settimana, mentre l’8% fino a 50 mila euro.  Anche nella migliore delle ipotesi l’apertura sarà ad handicap: la chiusura di bar e negozi e gli ingressi contingentati porteranno meno incassi. Eppure, quasi tutti hanno già riaperto o fissato la riapertura, per la gioia dei turisti che potranno presto tornare ad ammirare la Gioconda di Leonardo al Louvre, la Venere di Botticelli agli Uffizi o Guernica di Picasso al Reina Sofia, rispettando ovviamente le distanze di sicurezza.

In Spagna i grandi musei hanno fissato la riapertura nella prima settimana di giugno. A Madrid, il Prado riaprirà il 6 giugno dopo aver accumulato una perdita di 6 milioni di euro durante le 12 settimane di chiusura e riaprirà soltanto un quarto del suo spazio espositivo.

Lo stesso giorno sarà aperto al pubblico anche il Reina Sofia, che permetterà l’accesso soltanto ad alcune sale dopo quasi 3 mesi di chiusura che hanno causato 1,6 milioni di euro di perdita. Gli ingressi contingentati saranno ulteriormente limitati nella sala del Guernica di Picasso, accessibile solo a 30 visitatori alla volta senza limiti di tempo.

Mentre il Guggenheim di Bilbao, disegnato dall’archistar Frank Gehry, ha riaperto già dall’1 giugno, permettendo l’ingresso solo a 400 persone alla volta che dovranno rispettare regole precise: prenotazione anticipata, scaricare la guida gratuita sul cellulare, sottoporsi al controllo della temperatura all’ingresso e indossare sempre la mascherina.

Il museo ha studiato un percorso che permetterà ai visitatori di non avvicinarsi troppo agli altri anche durante i momenti di pausa, per le quali sono state riservate apposite aree in cui si dovrà rispettare sempre una distanza minima tra le persone di due metri.

In Francia invece il «ritorno progressivo alla vita culturale», secondo le parole del primo ministro Édouard Philippe, verrà segnato dalla riapertura dei grandi musei come il Louvre e il Musée d’Orsay, prevista per il 6 e il 23 giugno. «Soltanto il 70% del Louvre riaprirà, alcune piccole sale riservate alla pittura spagnola o italiana rimarranno chiuse.

Per la Gioconda sono previsti ingressi contingentati e ai visitatori sarà richiesto pazientare qualche minuto», ha rivelato il presidente-direttore del museo parigino Jean- Luc Martinez in un’intervista a Le Figaro.

All’interno del museo «ci sarà un percorso fortemente raccomandato per gli ospiti, che all’ingresso dovranno usare il gel per mani e indossare una mascherina durante tutta la visita. A causa della mancanza di turisti stranieri, è prevedibile un calo dei visitatori tra il 60 e l’80%, ma speriamo di raggiungere almeno tra le 10 e le 15 mila presenze al giorno».

Regole molto simili verranno applicate anche dal Musée d’Orsay, che si prepara a riaprire secondo alcune linee guida già stabilite: prenotazione obbligatoria; utilizzo della maschera all’interno; obbligo di mantenere la distanza di più di un metro ma libertà ai visitatori di circolare nelle sale non seguendo necessariamente il percorso consigliato. 

C’è chi ancora non ha fissato una data per tornare accessibile al pubblico, come il British Museum di Londra, che «aspetta le linee guida da parte del governo per poter riaprire le proprie sale in tutta sicurezza», come ha dichiarato il direttore del museo Hartwig Fischer, o la Casa della Storia Europea a Bruxelles, chiusa fino a data da destinarsi.

Altri invece hanno stabilito una data generica di riapertura, come l’Hermitage di San Pietroburgo, che dovrebbe riaprire intorno alla metà di luglio ma che in questi mesi di chiusura ha già perso una cifra stimabile intorno ai 2 milioni di dollari. Ha già riaperto invece il Rijksmuseum di Amsterdam, che in questi mesi di lockdown ha accumulato perdite per circa 12 milioni di euro.

Il museo olandese prevede per il momento l’ingresso contingentato a soli 200 visitatori al giorno, che, muniti di mascherina e biglietto prenotato in anticipo, potranno visitare la collezione permanente seguendo tre percorsi indicati.

Hanno già riaperto da alcune settimane anche l’Acropoli di Atene e il Museo Pergamo di Berlino, dove si potrà entrare seguendo i percorsi consigliati e mantenendo la mascherina e la distanza di 1,5 metri dagli altri durante tutta la visita.

Hanno già riaperto da alcuni giorni le gallerie italiane più conosciute e visitate, come i musei Vaticani di Roma e gli Uffizi di Firenze. Nel museo della Capitale i primi visitatori sono entrati il 1° giugno, dopo quasi tre mesi di chiusura che hanno causato 17 milioni di euro di perdite.

Chiunque decida di visitare i Musei Vaticani è obbligato a prenotare in anticipo la visita e a sottoporsi al controllo della temperatura all’ingresso. Sarà inoltre consentito l’ingresso a gruppi di massimo 10 persone e obbligatorio indossare la mascherina, mantenendo sempre la distanza di oltre 1 metro dagli altri visitatori all’interno del museo.

Regole molto simili vengono applicate anche agli Uffizi. All’interno del museo che ha riaperto il 3 giugno, saranno ammessi al massimo 450 visitatori per volta, meno della metà rispetto alle 950 di un tempo, in modo tale da assicurare a ciascun ospite almeno 44 metri quadri di spazio. Gli Uffizi non hanno previsto la presenza di un percorso raccomandato ma davanti alle principali opere, come la Venere di Botticelli o il Tondo Doni di Michelangelo, sono presenti degli adesivi per segnalare ai visitatori la giusta distanza da mantenere.

In queste settimane di pandemia molti musei hanno sfruttato internet e i social media per permettere a tutti di continuare a fruire online delle loro principali attrazioni. Per molti non è stato possibile apprezzare lo sforzo di digitalizzare tele e sculture provenienti dalle principali gallerie mondiali.

Secondo un’analisi fatta dal centro di ricerca del Parlamento europeo, l’accesso a internet è rimasto ancora proibitivo per molti cittadini europei con disabilità o conoscenze tecnologiche appena elementari (il 53% della popolazione del Continente). Un problema che non ha riguardato solo loro: molti Paesi, come Spagna, Portogallo, Cipro e Grecia, conservano ancora differenti possibilità di accesso al web tra chi risiede in città e chi invece nelle zone rurali. 

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