L’abiura del raziocinioVoglio andare a cena con i contestualizzatori di film controversi

Il dramma non è tanto che la Hbo consideri Via col vento un film razzista e che abbia per questo deciso di rimuoverlo dalla programmazione per ritrasmetterlo non appena sarà pronto un compendio visivo che lo inquadri. Il dramma è che quest’idea atroce ha raccolto consenso entusiasta

GABRIEL BOUYS / AFP

Io voglio vedere in faccia questi contestualizzatori di film controversi. E poi voglio sapere chi sono, e quanti, e cos’hanno studiato, e cosa vogliono, e da dove arrivano, e cosa votano, e cosa pensano, e se nella carbonara ci mettono la pancetta o il guanciale, e quando hanno perso la verginità, e quali giornali leggono, e con chi sono stati fidanzati, e che musica ascoltano, e se indossano camicie con le maniche corte, e se stirano i calzini, e cosa scelgono tra Vasco e Liga, tra Beatles e Rolling Stone, tra Grant e Bogart, tra Visconti e Rossellini. 

E se pure dovessero convincermi, essere tutti intelligentissimi, preparatissimi, autorevolissimi, simpaticissimi, scegliere come sceglierei io, che tra Vasco e Liga dico Vasco e Liga, e così per tutti gli altri, cioè non scelgo e prendo tutto, ancora non vorrei, ancora non ammetterei in nessun modo di ascoltare la contestualizzazione di un film “ritenuto controverso” da major terrorizzate di venire accusate di istigare all’odio razziale, di classe, di genere, di cognome, di capelli, di vestiti, di studio, e una decina d’altri odi che ancora non esistono ma che di certo entro la fine dell’estate saranno stati individuati, nominati, e imputati alla maggior parte di noi, propalatori inconsapevoli di crimini culturali. 

Abbiamo passato gli ultimi giorni a sbalordirci per Via col vento, considerato razzista dalla HBO (e dov’eravamo, negli ultimi cinque anni, sulla montagna del sapone? C’era da aspettarselo, è tutto pienamente in linea con l’abiura del raziocinio cui la nostra infelice epoca passerà alla storia per essersi dedicata). 

Il dramma non è tanto che la Hbo consideri Via col vento un film razzista e che abbia per questo deciso di rimuoverlo dalla programmazione per ritrasmetterlo non appena sarà pronto un compendio visivo che lo inquadri, contestualizzi, spieghi, affidato a chissà chi, a un contestualizzatore che di certo sarà pure un’ottima persona consapevole del fatto che tra Dalla e Battisti è impossibile scegliere, a meno che non si sia dei sottoumani. No.

Il dramma è che quest’idea atroce della contestualizzazione ha raccolto consenso entusiasta. Secondo molti il fatto che prima di vedere un film ci sia qualcuno che ci spieghi quando è stato ambientato, e come, e perché, e ci dica com’era il mondo al tempo in cui è stato girato, e ci indichi cosa dobbiamo intendere e non fraintendere, cosa dobbiamo perdonare perché figlio di un clima, e cosa invece dobbiamo stigmatizzare, secondo molti (moltissimi, e che fitta) è un’idea brillante e meritoria, un’operazione assolutamente necessaria, e anzi peccato non averci pensato prima – ah no, ho letto su una bacheca Facebook di un’entusiasta dell’idea che «la RAI un tempo lo faceva!» (ah sì? La stessa Rai di quegli stessi anni bui quando erano #tuttimaschi? Quella degli sceneggiati “vieti” che brillantavano il patriarcato? Quella delle vallette?). 

Capisco che il coronavirus abbia stravolto le nostre aspettative di permanenza sul pianeta terra, accorciandole moltissimo, e che la prima conseguenza sia un peggioramento della nostra già molto provata capacità di immaginare soluzioni a lungo termine, e che quindi anziché pensare che se l’umanità pullula di individui per i quali la dicitura Sapiens Sapiens è fortemente esagerata, bisognerebbe pensare di rafforzare l’istruzione anziché allegare bignami da quattro soldi ai film (e poi verranno i libri, i dischi, i programmi tv, le canzoni – e se penso che prima di ascoltare Ma è un canto brasileiro di Battisti su Spotify sarò costretta a sorbirmi due minuti di Miriana Trevisan che mi spiega come non sentirmi offesa in quanto donna, perché è un pezzo del ’73 e suvvia non era ancora neppure stato riformato il diritto di famiglia, beh, se ci penso, mi viene voglia di impiccarmi, o ascoltare Fedez per tutta la vita, ché l’ultimo pezzo mica è male, e non mi pare abbia bisogno di introduzioni scaccia discriminazione). 

Abbiamo il dovere di lasciare alle persone il diritto di esercitare la propria intelligenza critica. E se non ce l’hanno? Allora abbiamo il dovere di domandarci come mai non ce l’abbiano, cos’è andato storto, e perché l’idea assurda che un film possa agevolare il razzismo attecchisca non nelle fasce meno alfabetizzate delle società, ma in quelle più altamente istruite. 

Mi sbalordisce poi che ad applaudire i contestualizzatori siano le stesse persone che da anni individuano nel mansplaining uno degli esercizi del sessismo più subdoli e incistati delle società occidentali. 

Obietterete che mica tutti i contestualizzatori saranno maschi. E certo. Ma il mansplaining non lo fanno solo gli uomini. La parola indica e descrive un’attitudine a instradare, guidare e – prendo da Wikipedia – «spiegare in un modo condiscendente, troppo semplificato, o troppo sicuro di sé, qualcosa di ovvio». 

Direte che la condanna del razzismo non è ovvia per niente, e l’omicidio di Floyd è lì a dimostrarcelo. Pensioniamo la banalità del male? Va bene. Illudiamoci che l’antidoto al razzismo sia rimpinguare di alert la cinematografia mondiale, e speriamo che tra cinque anni le generazioni allevate a bignami siano capaci di formulare un’idea di giustizia, e difenderla. 

C’è un ultimo problema. La storiografia si scrive e riscrive continuamente. Gli storici lo sanno molto bene: l’interpretazione di un evento cambia col passare del tempo, e più chi lo interpreta è lontano da quando quell’evento è successo, più aumenta la sua capacità di coglierne la complessità. Cosa faremo, allora, ogni anno aggiorneremo i compendi di film, libri, dischi? 

Magari una soluzione più efficace potrebbe essere eliminare tutte le pellicole e rifare tutti i vecchi film, come in Be Kind Rewind (consiglio visione). Non sarebbe male: per un paio di anni, tutta l’umanità potrebbe dedicarsi a rigirare tutta la storia del cinema, ripulendola da razzismo, sessismo, abilismo, opinionismo, eccetera eccetera. 

Bello! Fate voi, io ascolto Fedez.

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