Corona EconomyLe videochiamate coi replicanti, le gabbie salariali e il decreto d’agosto

Nell’edizione di questa settimana della newsletter dedicata al lavoro: cosa ci aspetta dopo Zoom, le novità della prossima manovra, la maratona fiscale, il nuovo scontro nell’Anpal, lo smart working senza barriere che mette in crisi l’Europa, la crisi del fast fashion e il dibattito sulle retribuzioni parametrate al costo della vita

(Pixabay)

COSA C’È DOPO ZOOM
«Sono passati più di cento giorni dall’inizio dell’emergenza Covid, e devo fare una confessione: odio le videochiamate». Il “coming out” lo ha fatto Adam Clark Estes su Recode. Ma potrebbe averlo scritto chiunque di noi. Probabilmente avrete sentito parlare della “Zoom Fatigue”, quello stress generato dalle prestazioni davanti alla webcam, senza contatto visivo, magari dialogando con un’immagine sfocata e l’audio che va e viene. Ora, dopo mesi di smart working e sfondi da sistemare meticolosamente, siamo ben oltre: c’è chi comincia a parlare anche di “Zoom burnout”.

Replicanti Uno dei problemi, dice Estes, è che spesso ci troviamo a usare lo stesso schermo sia per le riunioni di lavoro che per le videochiamate con gli amici. La soluzione, forse, potrebbe essere avere dispositivi dedicati. Non a caso, Zoom ha già lanciato Zoom for Home, uno schermo con tre telecamere pensato per chi lavora in smart working, che garantisce alta qualità video, avvicinando quanto più la conversazione virtuale a a quella reale. Ma c’è di più: nel giro di un paio d’anni Facebook promette videoriunioni con l’utilizzo di ologrammi in grado di replicare la nostra presenza in ufficio.

La battaglia Intanto, è in corso un vero e proprio scontro per dominare il mercato del lavoro da casa, racconta Axios. E i contendenti sono due: Slack e Microsoft Teams. Entrambi sono esplosi dal lockdown in poi. Slack, però, sembra essere preferito nel mondo delle startup, Teams domina invece nelle società più grandi, grazie al pacchetto completo di servizi che offre (anche per i lavoratori meno inclini alla tecnologia). Senza farsi sfuggire che Google sta rinnovando Gmail, con un rapido accesso alle chat di gruppo e alle videochiamate. Il dopo Zoom è appena cominciato.

 

IL PAZIENTE ITALIANO
Recovery Europa Non sono bastati tre giorni di negoziato a far raggiungere ai 27 Paesi dell’Ue un accordo sul Recovery Fund. Sventata l’ipotesi del diritto di veto chiesto dagli olandesi sul modo in cui saranno spesi i soldi nei vari Stati, i piani nazionali ora dovrebbero essere votati all’Ecofin a maggioranza. Resta da trovare l’accordo sulla suddivisione dei 750 miliardi tra finanziamenti a fondo perduto e prestiti. Oggi sapremo se l’intesa sarà raggiunta o se bisognerà rimandare al prossimo vertice.

Manovre d’agosto Con il decreto rilancio convertito in legge e il provvedimento sulle semplificazioni in vigore, prende forma il calendario delle prossime mosse di politica economica del governo. Forse già questa settimana potrebbe esserci il cdm per chiedere il nuovo scostamento di bilancio, da far votare in Parlamento entro fine luglio. Il nuovo decreto da 20 miliardi dovrebbe arrivare in Gazzetta Ufficiale a ridosso di Ferragosto. Tra i contenuti del provvedimento, il sostegno al settore automotive con nuovi incentivi, la proroga dell’assegno di disoccupazione e un bonus per gli stagionali del turismo. Sulla proroga della cassa integrazione si sta ragionando se concederla per altre 18 settimane solo ai settori più colpiti, con la possibilità di autorizzarla retroattivamente al 15 luglio per le imprese che l’hanno già usata tutta. Anche il blocco dei licenziamenti dopo il 17 agosto dovrebbe essere limitato solo ad alcune imprese.

Ingorgo fiscale Oggi scatta il tax day per 4,5 milioni di partite Iva chiamate all’appello per onorare le scadenze fiscali slittate il 30 giugno. Per le casse dello Stato si parla di 8 miliardi. Le piccole imprese sono sul piede di guerra. Matteo Salvini cavalca la protesta e la minaccia di sciopero dei commercialisti. Ma anche per Italia Viva il mancato rinvio è una «follia». Il governo conferma le rate e apre però a un rinvio per le scadenze d’autunno. E il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri annuncia la riforma fiscale con la riduzione dell’Irpef sul lavoro.

Autostop Dopo l’accordo raggiunto tra il governo e Autostrade per l’Italia sul futuro della concessione, mancano però ancora molti pezzi alla soluzione finale. Cdp ha messo sul tavolo tra i 3 e i 4 miliardi per arrivare al 33% di Aspi, Atlantia poi venderà un altro 22% agli investitori istituzionali «graditi», raggiungendo così il controllo con il 55%. Ma tutto dipenderà dagli accordi finali e dalla valutazione di Aspi. Giovedì la società dovrebbe inviare al ministero dei Trasporti il nuovo piano economico-finanziario. Dal via libera, si costruirà poi l’operazione finanziaria successiva. I sindacati precisano: qualunque cosa accada, bisogna salvaguardare i lavoratori di Aspi, non solo quelli diretti. Ci sono in ballo quasi 20mila posti di lavoro.

Fase di crisi Dopo uno stop lungo un mese, dovrebbe riprendere la trattativa sull’Ilva. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha scritto su Facebook che è un dossier «che stiamo per chiudere», mentre il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli pensa alla decarbonizzazione totale e al passaggio all’idrogeno con i soldi dell’Europa. In mezzo ci sono i sindacati, tagliati fuori dalle trattative e preoccupati per il futuro dei lavoratori. Buone notizie invece dalla Fiac di Pontecchio Marconi: dopo 36 giorni di sciopero, 50 giorni di presidio e la lettera di solidarietà di Ken Loach, è stato raggiunto un accordo per evitare il trasferimento dello stabilimento.

 

POLITICHE ATTIVE
Anpal di fuoco L’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro naviga ancora nel caos. L’8 luglio, il direttore generale Paola Nicastro ha firmato un decreto in cui ha sospeso tre attività previste dal piano di Anpal Servizi poiché mancava “una chiara rappresentanza dei costi”. Per tutta risposta, il presidente Mimmo Parisi ha bloccato la stabilizzazione dei precari: venendo meno alcune attività – dice – si complica l’immissione di personale stabile. In realtà, spiega la Cgil proclamando lo stato di agitazione, non c’è alcuna connessione. “Quello che sta accadendo è l’ennesimo braccio di ferro sulla pelle delle persone”. E le Clap precisano: il piano industriale approvato (con il voto contrario delle Regioni) non stabilizza tutti i precari storici, come tra l’altro prevede la legge 128 del 2019.

Tute blu A proposito di sindacati, Roberto Benaglia è stato eletto nuovo segretario della Fim Cisl, dopo l’addio di Marco Bentivogli. Le prime parole: «La contrattazione non può andare in cassa integrazione».

 

LAVORO IN QUARANTENA
Il mondo nuovo Le grandi multinazionali stanno creando nuovi piani organizzativi per permettere ai propri dipendenti di lavorare ovunque. Ma le implicazioni legali, fiscali e contributive non sono da sottovalutare e fanno emergere i nervi scoperti della convivenza europea. Intanto l’Estonia si è portata avanti con un “visto per nomadi digitali”, mentre in Sicilia si formano i lavoratori da remoto per le aziende della Silicon Valley.

Senza valigia Al di là delle polemiche innescate da Susan, la rappresentazione computerizzata di una persona curva e obesa reduce da 25 anni di lavoro da remoto, lo smart working già oggi sta uccidendo l’industria dei viaggi di lavoro, racconta Axios. Un business che riguarda non solo i trasporti, ma anche hotel e affitti brevi. Secondo McKinsey, prima del 2023 non si tornerà ai livelli pre-pandemia.

Visto a punti Boris Johnson ha presentato la nuova legge sull’immigrazione, operativa dal 1 gennaio. Il nuovo sistema funzionerà sulla base di un punteggio. Bisognerà ottenere 70 punti, 50 dei quali devono risultare da una offerta di lavoro, da un livello di istruzione pari almeno al diploma di scuola media superiore e dalla capacità di parlare inglese. Gli altri punti possono essere dati dal salario, da un dottorato di ricerca o da un lavoro in settori in cui c’è carenza di personale.

Fuori moda Danni miliardari, ordini saltati, posti di lavoro a rischio: il lungo buio del lockdown ha tolto linfa al settore del fast fashion. È il primo rosso in circa due decenni di storia, racconta l’HuffPostH&M ha annunciato la chiusura di otto punti vendita in italia. Ma la crisi valica anche i confini del fast: dopo che Brooks Brothers ha annunciato bancarotta, è pronta una cordata a guida italiana, che però dovrà vedersela con tre fondi speculativi Usa.

Gig o non Gig Martedì 21 luglio inizia il processo di appello alla Corte Suprema britannica da parte di Uber. La società americana punta a ribaltare la sentenza che ha stabilito che gli autisti sono equiparabili a lavoratori dipendenti. Se la Corte dovesse respingere l’appello, Uber dovrebbe pagare circa 1.200 sterline di compensazione a ciascuno dei circa 60mila driver inglesi.

 

INCREDIBILE MA VERO È tornato il dibattito sulle gabbie salariali, dopo le polemiche innescate dalle parole del sindaco di Milano Beppe Sala sugli stipendi dei dipendenti pubblici a Nord e a Sud da adeguare in base al costo della vita. In realtà Mark Zuckerberg aveva già annunciato che i dipendenti di Facebook da remoto avranno retribuzioni parametrate al costo della vita e alla fiscalità delle località in cui vivono. Ma in Italia si sono già create le fazioni di favorevoli e contrari.

PROMEMORIA Questa settimana il Senato americano inizia a discutere di un nuovo pacchetto di aiuti per l’economia. Mercoledì 22 luglio l’Istat pubblica il report sui livelli di istruzione e ritorni occupazionali del 2019. Venerdì 24 luglio arriva il dato sulla fiducia di consumatori e imprese a luglio.

 

Buona settimana,
Lidia Baratta

 

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