Il conto della crisiIstat: da febbraio persi 600mila posti di lavoro

A giugno colpite soprattutto le donne, con 86mila occupate perse in un mese, e i lavoratori dipendenti con contratti stabili, scesi di 60mila unità. A pagare di più la crisi continuano a essere i giovani: nella fascia 25-34 si registra un calo dell’occupazione di 61mila unità. In cinque mesi 700mila inattivi in più

Filippo MONTEFORTE / AFP

Prosegue anche a giugno, seppur «a ritmo meno sostenuto», il calo dell’occupazione e la crescita del numero dei disoccupati. Gli ultimi dati Istat registrano, rispetto a maggio, una riduzione degli occupati dello 0,2% (-46mila), nonostante il divieto di licenziamento imposto per legge. A picco soprattutto il lavoro femminile, con 86mila posti di lavoro persi in un mese. E i lavoratori dipendenti con contratti stabili, scesi di 60mila unità. A pagare di più la crisi continuano a essere i più giovani, soprattutto nella fascia 25-34, dove si registrano 61mila occupati in meno in un mese. Da febbraio a giugno – calcolano dall’Istituto di statistica – si sono persi 600mila posti di lavoro. E il tasso di occupazione è sceso di un punto e mezzo.

Consistente l’aumento dei disoccupati, pari a 149mila in più in un mese, facendo risalire il tasso di disoccupazione all’8,8%. Notizia positiva di un ritorno alla ricerca del lavoro, mentre gli inattivi si riducono dello 0,7%. Anche se da febbraio a giugno se ne contano 700mila in più. Il tasso di disoccupazione giovanile torna a salire al 27,6%.

Il lavoro cresce invece tra gli uomini, facendo registrare 39mila occupati in più. Mentre tra le donne aumenta anche il tasso di inattività (+31mila). Segno che la crisi occupazionale ha anche una connotazione di genere. E che se gli uomini stanno tornando al lavoro, con un leggero recupero delle ore lavorate pro capite, lo stesso non sta accadendo invece per la componente femminile.

Lieve segno più per i contratti a tempo determinato, cresciuti di 7mila unità in un mese, stessa cifra dell’aumento degli autonomi. Mentre crollano di 60mila unità i contratti a tempo indeterminato. Un risultato che potrebbe derivare dal mix tra la deroga alle causali del dereto dignità e le mancate trasformazioni dei contratti a tempo in contratti stabili in un momento di crisi.

Rispetto al mese di giugno del 2019, si contano 752mila occupati in meno, soprattutto tra i dipendenti (-613mila). Con un crollo di 548mila contratti a tempo determinato in meno in un anno, probabilmente a causa dei paletti introdotti dal decreto dignità, ma senza un aumento dei contratti stabili, che invece calano dello 0,4%. Unica eccezione gli over 50, tra i quali si contano 102mila occupati in più.

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