La sinistra ha un nome per Roma (forse) Monica Cirinnà potrebbe sfidare Virginia Raggi

La battaglia per la Capitale, che andrà a votare nel 2021, è cominciata, e il Partito democratico sta pensando seriamente di opporre la madre della legge sulle unioni civili alla sindaca uscente. Lei per adesso frena, ma ha tutte le caratteristiche per puntare al Campidoglio

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

Ufficialmente non se ne parla. Ma tutti i dem, a Roma, ci pensano. Nicola Zingaretti ha deciso che non è ancora arrivato il momento di discutere, e presumibilmente dividersi, sul nome del candidato sindaco del Partito democratico che fra un anno dovrà tentare di essere competitivo contro Virginia Raggi (il che non è molto difficile) e contro il candidato della destra (e qui potrebbe essere più complicato). 

L’anno prossimo quella di Roma sarà la madre di tutte le battaglie, il probabile super-match fra destra e sinistra con la possibile emarginazione del Movimento 5 stelle che potrebbe crollare proprio qui dove si impose come soggetto politico fondamentale all’incrocio tra l’onda del vaffa e la drammatica risacca del Partito democratico.

Da quello che Linkiesta ha ricostruito, viene in campo il nome di Monica Cirinnà, romana, senatrice dem che come tutti ricorderanno fu la madre della legge sulle Unioni civili, una legge condotta in porto dopo una lunga battaglia politica che suscitò polemiche anche a sinistra, o perché troppo innovativa o perché non sufficientemente coraggiosa. E tuttavia quella legge resta come un fiore all’occhiello dell’allora governo Renzi e dello stesso Partito democratico.

Anche per la radicalità delle sue battaglie, Cirinnà è esponente dell’area di sinistra del Partito democratico, vicina a Andrea Orlando ma in buoni rapporti con Zingaretti, che poi è uno in buoni rapporti con tutti.

Da noi interpellata, ha proposto un ragionamento molto in sintonia con quanto sostiene da tempo Goffredo Bettini, l’uomo il cui parere sulle cose romane è decisivo qualunque smentita egli possa fare di questo dato di fatto. «Prima dei nomi servono progetti forti – ci ha detto Cirinnà – penso che serviranno primarie delle idee aperte a un campo largo di forze. I nomi verranno di conseguenza, non possiamo fare la solita guerra delle facce infischiandosene delle idee per Roma». 

Quindi: primo, confronto largo sui programmi; secondo, primarie aperte. Non è una roba insomma che si possa decidere al secondo piano del Nazareno, anche per la buona ragione che in questi lunghi anni il Partito democratico ha perso moltissimo, in termini di immagine e di forza organizzata. 

Se combatte da solo la sconfitta è sicura. Solo rimotivando una parte della Capitale, delusa prima dalla sinistra e poi dalla Raggi, il partito di Zingaretti può puntare a andare al secondo turno, dove poi tutto diventa possibile, anche ciò che oggi appare la chimera della riconquista del Campidoglio.

Quanto ai famosi progetti, è chiaro che a Roma bisogna rimettere in piedi l’amministrazione comunale, ripensare la vita sociale nelle periferie, e il traffico, le buche, il decoro, la cultura. E in più – scusate se è poco – far ripartire l’economia nell’era del Covid. Roba da super-squadra, oltre che da super-sindaco (o sindaca).

C’è da rispondere al risentimento e alla crisi morale di una Roma dove non funziona più niente, sentimenti “scuri” che saranno cavalcati da quella destra  che come ha detto Salvini pensa alla Capitale come regno di «topi e rom», un accostamento da III Reich tale da far impallidire i nipotini del Movimento sociale italiano di Roma raccolti dietro una Giorgia Meloni che se la dà a gambe avendo ben altri obiettivi “nazionali”.

Naturalmente siamo solo agli inizi del complesso iter che porterà alla scelta del nome dem. Del tutto campate per aria sembrano le indiscrezioni su un patto con la Raggi già al primo turno per il semplice fatto che su questi anni della sindaca grillina viene dato un giudizio ultra-negativo: la stessa Cirinnà, sul Manifesto, ha scritto che «è desolante constatare il declino subito dalla nostra della Capitale durante gli anni della Raggi». E (almeno) su questo pollice verso su Virginia non si registrano divisioni.

Contro la sindaca grillina forte sarebbe l’intenzione di candidare una donna (si fa anche il nome della consigliera regionale Michela De Biase, moglie di Dario Franceschini) mentre altri pensano a un nome non di partito, un esterno. Invece calano, a quanto pare, le possibilità di mandare in pista leader di diversa caratura come David Sassoli o Roberto Gualtieri, in tutt’altre faccende affaccendati, com’è noto. La partita, comunque, sta per cominciare, se il Nazareno è d’accordo.

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