Zona verificaConte non sembra più il grande riferimento dei progressisti, a giudicare dall’incontro con Zingaretti

Dopo giorni di atteggiamento critico verso l’esecutivo, il segretario del Partito democratico ha discusso con il premier per cercare convergenza su alcuni punti cruciali, a partire dal decreto Semplificazioni. Il leader dem non è mai stato convinto dell’alleanza con i grillini, per questo le prova un po’ tutte: così, però, rischia di disorientare il suo elettorato

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Fossimo nella Prima Repubblica saremmo alla “verifica” (che ai tempi spesso era l’antipasto della crisi). È questa la sostanza della richiesta del Partito democratico a Giuseppe Conte, perché – come ci ha spiegato un membro del governo – «la responsabilità non è ignavia, quindi mandiamo un avviso a Conte e a tutta la maggioranza». Parole toste.

Ieri il segretario del Partito democratico è andato dal premier, forse anche sollecitato da alcuni ministri che si trovano presi in mezzo fra le angosce del Nazareno da una parte e all’andreottismo di Palazzo Chigi dall’altra, ricevendo le consuete assicurazioni sulla necessità “di correre”, a partire dal complicato decreto sulla semplificazione.

Conte si mette pure in mezzo alla partita delle regionali, spinto dal Partito democratico a premere sui grillini per allearsi nelle regioni interessate. Ma tutti ricordano che fine fece la famosa foto di Narni, quando l’avvocato benedisse l’intesa Zingaretti-Di Maio-Speranza in Umbria: un disastro.

Ma a parte il bon ton è evidente che il gruppo dirigente dei dem sente che il governo non appare in grado di fare le scelte che deve fare. Gli sfoghi di Nicola Zingaretti raccolti due giorni fa dal Corriere e ieri da Repubblica sono eloquentissimi.

Il segretario, mai pienamente convinto dell’alleanza con i grillini e tuttavia non in grado di indicare un’altra strada, con le sue lamentazioni rischia però di scaricare sul governo problemi e lentezze del suo partito: e infatti mentre per esempio Roberto Gualtieri fa i salti mortali per aggiustare l’aggiustabile e va in tv a valorizzare le scelte del governo, “Zinga” si scatena sui giornali proprio contro il medesimo governo, salvo poi “fare la pace” con il premier nel torrido pomeriggio romano.

Alcuni ministri dem condividono la fretta invocata dal partito: Franceschini, Guerini, Provenzano, forse anche Amendola sono fra i meno tranquilli, diciamo quelli che incalzano maggiormente perché – è una voce da noi raccolta – «oltre un certo limite il piano può inclinarsi».

Ma dove si va a finire così, se non verso una crisi, abbiamo domandato a Nicola Oddati, uno dei membri della segreteria più ascoltati dal leader del Nazareno: «Noi non vogliamo affondare il governo, noi vogliamo svegliarlo. Abbiamo assunto un’iniziativa, adesso sta al governo e a Conte rispondere ed è chiaro che non è un problema solo suo personale ma di tutti. Ci sono molte cose da affrontare e non si può tirarla in lungo all’infinito, noi sentiamo che il Paese chiede maggiore velocità e ci facciamo interpreti di questa ansia». Appunto, siamo pericolosamente in zona-verifica.

Inevitabile a questo punto la domanda: quando scade il periodo di quella che abbiamo chiamato verifica? Oddati ci h risposto così: «Diciamo che al Consiglio europeo del 19 luglio sarà tutto più chiaro, quanti soldi avremo, che tempi per utilizzarli. Ecco, direi che nei giorni successivi si dovranno mettere le carte in tavola».

Sul Mes? «Sul Mes ma anche sulla semplificazione, sulla giustizia, sulla sicurezza, sul lavoro. Bisogna fare delle scelte, noi questo diciamo». Così il Nazareno.

Zingaretti un giorno picchia e l’altro ricuce, in un andirivieni che rischia di disorientare il suo elettorato. Ma la tattica è mettere paura a Conte, renderlo consapevole – lui che è convinto di poter tirare a campare perché “non ci sono alternative” – che appunto «il piano è inclinato», non sta più in piedi come solo due mesi fa, che si aggirano tante voci su spaccature grilline e movimenti di Berlusconi, in una sarabanda che assomiglia sempre di più alla scena finale di “Otto e mezzo” con i clown che ballano e le luci che piano piano si spengono.

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