Vince la linea Di MaioLo strappo di Mimmo Parisi: approva il piano industriale di Anpal con il voto contrario delle Regioni

Dopo un cda fiume di due giorni, il professore italoamericano ha dato il via libera con il solo voto favorevole di Giovanni Capizzuto, ex capo della segreteria tecnica dell’attuale ministro degli Esteri. Duro Marco Miccoli (Pd): «È una prova di forza personale». Prima del cda una lettera di Catalfo invitava i consiglieri ad approvare il piano

È cominciato mercoledì 8 luglio nel pomeriggio e poi si è interrotto a tarda sera senza un accordo. Il consiglio di amministrazione dell’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro (Anpal) guidata da Mimmo Parisi è ripreso alle 7 del mattino di giovedì 9 luglio, per provare a trovare la quadra sul piano industriale 2020-2022 della società in house, dopo le tre bocciature degli ultimi mesi.

Ma alla fine, con uno strappo senza precedenti, Parisi ha dato il via libera al piano. Nonostante il voto contrario di uno dei due membri del cda, Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro della Regione Lazio e rappresentante delle Regioni nel consiglio di Anpal, che sulle politiche attive del lavoro hanno le competenze. A votare a favore, invece, l’altro consigliere, Giovanni Capizzuto, rappresentante del ministero del Lavoro di Nunzia Catalfo, nonché ex capo della segreteria tecnica di Di Maio nominato in extremis in Anpal dallo stesso ministro degli Esteri due giorni prima di trasferirsi alla Farnesina.

Poco prima del cda, sarebbe stata recapitata ai consiglieri una lettera della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, che li invitava ad approvare il piano, suggerendo che avrebbero potuto apportare modifiche al testo successivamente. Nella lettera, la ministra ha indicato anche alcune modifiche, ma senza sottoporre il testo definitivo da “bollinare”. Un modo per salvare la gestione Parisi, evitando l’ennesimo rinvio e la conseguente bufera politica anche nella maggioranza di governo dopo le tre bocciature precedenti, che però non ha convinto le Regioni. Che hanno preferito votare no.

Dopo gli scontri a distanza tra Catalfo e Parisi degli ultimi mesi, a prevalere alla fine nei Cinque Stelle è stata così la linea di Di Maio, che da ministro del Lavoro nel 2019 scelse e portò il professore esperto di Big Data dal Mississippi in Italia per trovare un’occupazione ai percettori del reddito di cittadinanza e creare la app (mai sviluppata) che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo del lavoro in Italia.

Il piano industriale di Anpal era atteso ormai da un anno. Ingolfato prima sulla questione non risolta della stabilizzazione completa dei 654 precari storici dell’agenzia. Poi sulla carenza nel testo di un piano d’azione concreto per far fronte alla crisi occupazionale generata dal Covid-19. Le regioni hanno respinto al mittente il piano più di una volta, segnalando a Parisi modifiche e correzioni necessarie. Facendo notare, in una nota inviata lo scorso 8 giugno, che la app prospettata da Parisi non avrebbe potuto sostituire in nessun modo le politiche attive regionali, fondate su un sistema federato coordinato a livello nazionale.

Ma ancora nell’ultima versione del piano i nodi non sono stati risolti. Compresa la stabilizzazione degli operatori precari: nel progetto previsto da Parisi verrebbero lasciati fuori 100 collaboratori, nonostante la legge 128/2019 preveda invece la stabilizzazione completa. Da qui il voto contrario di Di Berardino.

Parisi ha dato comunque l’ok all’approvazione del piano. E in un comunicato stampa il presidente annuncia il via libera «con grande soddisfazione», dichiarando di aver così risolto «l’annosa questione del precariato storico di Anpal Servizi». Insieme al piano industriale, il cda ha anche approvato il bilancio consuntivo 2019, da cui si attende chiarezza anche sui rimborsi spese del professore da oltre 160mila euro tra voli in business class e autista. Spese che Parisi, nonostante le promesse, non ha mai rendicontato e reso pubbliche.

In una nota successiva, il presidente di Anpal sostiene che il voto contrario dell’assessore Di Berardino sarebbe una «decisione autonoma» rispetto alla volontà delle Regioni che, scrive, gli avevano dato mandato invece di esprimere «apprezzamento per quanto contenuto nel piano industriale della società».

«È una provocazione vera e propria», commenta il deputato Marco Miccoli, responsabile dell’area lavoro della segreteria nazionale del Partito democratico (che qualche settimana fa aveva ricevuto una delegazione dei precari di Anpal) nel corso di un talk organizzato dal sindacato Clap sulle politiche attive. «È molto grave quello che è successo oggi. Una prova di forza personale, irrispettosa dei ruoli e delle istituzioni». Critica anche Cristina Grieco, coordinatrice della Commissione Commissione istruzione, formazione e lavoro della Conferenza delle Regioni. «Sono molto amareggiata per questo strappo istituzionale», dice. «È un fatto grave per il Paese. Perché, se non c’è collaborazione istituzionale, il momento che stiamo vivendo sarà ancora più difficile».

Il 24 giugno scorso nove parlamentari di maggioranza, compresa la Cinque Stelle Jessica Costanzo, la prima nel Movimento a prendere posizione sulla questione, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiedendo di adottare «idonei provvedimenti» contro Mimmo Parisi con l’obiettivo di rimettere in funzione Anpal. Nessuna reazione da Palazzo Chigi, se non l’ipotesi fatta trapelare di voler affidare lo sviluppo della app alla ministra dell’Innovazione Paola Pisano.

Resta il malcontento degli alleati di maggioranza, soprattutto Dem e renziani, che da tempo chiedono le dimissioni di Parisi, giudicandolo inadeguato per la guida dell’Anpal.

Agenzia che ormai vive per giunta una spaccatura al suo interno, tra la direttrice generale Paola Nicastro e il presidente Parisi. Uno scontro venuto alla luce soprattutto dopo che in una lettera del 9 giugno Nicastro ha smentito le dichiarazioni di Parisi sulla rendicontazione dei rimborsi spese invitandolo «per il futuro, a volersi astenere dal diffondere notizie infondate». Su richiesta del Pd, ora, Nicastro nelle prossime settimane verrà audita in Commissione Lavoro della Camera con la richiesta di fornire informazioni sul funzionamento dell’ente. Un’audizione attesa che potrebbe definire del tutto la spaccatura interna ad Anpal. Proprio in un momento in cui la catastrofe occupazionale che si prospetta richiederebbe – come anche indicato nel Piano nazionale di riforma del governo – una agenzia delle politiche attive perfettamente funzionante.

*articolo aggiornato alle 16 del 10 luglio

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