Fuoco amicoAnche una deputata del Movimento Cinque Stelle firma la lettera contro Mimmo Parisi

Nella missiva inviata a Conte da nove parlamentari di maggioranza si chiedono «idonei provvedimenti» per rimettere in funzione l’Anpal e fare chiarezza sulle spese del professore del Mississippi. Jessica Costanzo, l’unica grillina firmataria, dice a Linkiesta: «Immagino che nessuno possa sindacare che il funzionamento delle politiche attive sia da sempre prioritario e ancor di più per la ripresa del Paese post Covid-19».

L’Agenzia nazionale per le politiche attive sul lavoro e la sua società in house Anpal Servizi «appaiono totalmente bloccate e inconcludenti rispetto alle risposte che dovrebbero dare alle centinaia di migliaia di italiani che hanno perso il lavoro a causa della pandemia. Né si preparano ad affrontare l’ondata di crisi aziendali e di disoccupazione attesa allo scadere del divieto dei licenziamenti».

La lettera aperta è stata inviata il 24 giugno al presidente del Consiglio Giuseppe Conte da parte di nove parlamentari di maggioranza, che chiedono al governo di adottare «idonei provvedimenti» contro il presidente dell’agenzia Mimmo Parisi con l’obiettivo di rimettere in funzione Anpal e risolvere il problema della stabilizzazione dei 654 precari storici, 260 dei quali vedranno scadere i loro contratti a fine luglio.

È l’ultima offensiva contro il professore dell’Università del Mississippi portato in Italia da Luigi Di Maio (quando l’ex capo politico dei Cinque Stelle era a capo del ministero del Lavoro del governo gialloverde), dopo le numerose richieste di dimissioni e interrogazioni provenienti da diversi esponenti di maggioranza.

Ma stavolta, tra i firmatari della missiva, nella quale non si chiedono mai esplicitamente le dimissioni di Parisi, oltre a esponenti di Pd (Gribaudo, Cantone, Mura, Nannicini), LeU (Fratoianni e Fassina) e Italia Viva (Parente), compaiono anche la Cinque Stelle Jessica Costanzo e la fuori uscita dal Movimento Veronica Giannone.

Il piano industriale 2020-2022 di Anpal proposto da Parisi «è stato giudicato insufficiente e respinto per ben tre volte dal cda dell’Agenzia», ricordano i parlamentari. «Nel piano non è progettata alcuna azione operativa che tenga conto delle misure urgenti per fronteggiare lo shock occupazionale. Il fatto è tanto più grave, se si pensa che dal piano dipende la definitiva attuazione delle misure del Reddito di cittadinanza, varate oltre un anno fa; l’attuazione della piattaforma di incrocio fra domanda e offerta di lavoro, ancora assente nonostante il governo avesse assegnato specificamente 25 milioni di reddito alla sua realizzazione; nonché l’operatività dei cosiddetti “navigator”».

E allo stesso piano, aggiungono, il presidente «collega una confusa e incerta programmazione della stabilizzazione dei 654 precari» in attesa di una stabilizzazione già «esplicitamente finanziata e indicata dal Parlamento stesso attraverso la legge 128/2019, che per altro non vincola le stabilizzazioni di tutto il bacino dei precari “storici” all’approvazione del Piano industriale».

E poi l’affondo. «Ai danni oggettivi che la gestione inefficiente di Anpal arreca alla collettività in termini di risposte mancate alla disoccupazione, si aggiunge un danno di immagine considerevole per il suo governo e per le istituzioni in genere», scrivono. E qui viene ricordata la questione dei rimborsi spese da oltre 160mila euro percepiti da Parisi per lo svolgimento del suo incarico e mai rendicontati, di cui oltre 70.000 euro per i voli in business class per raggiungere una o più volte al mese la propria famiglia in Mississippi (dove Parisi è volato nuovamente a metà giugno) e 55.000 euro per il pagamento del noleggio con conducente per gli spostamenti a Roma. «Tali importi non sono mai stati rendicontati correttamente sul sito dell’Agenzia, e nelle audizioni parlamentari effettuate il Presidente Parisi ha promesso a più riprese una loro definitiva pubblicazione, mai arrivata».

Oltre a questo, sottolineano, resta aperta anche la questione della incompatibilità tra la carica di presidente di Anpal e il lavoro part-time che Parisi continua a svolgere presso la Mississippi State University come Senior Advisor for European Development in Italy and Europe, configurabile «come un vero e proprio incarico di lobbying per tessere rapporti nel vecchio continente, tramite il suo incarico pubblico». Quanto descritto – scrivono i parlamentari – è totalmente incompatibile con la carica di Presidente di Anpal, in base alle regole contenute nello statuto della agenzia.

Per questi motivi, concludono rivolgendosi al presidente Conte, «siamo a chiederle di adottare quanto prima gli idonei provvedimenti volti a ripristinare il corretto funzionamento dell’Agenzia per le politiche attive del lavoro e dei suoi organi statutari», con l’obiettivo di approvare «un Piano di emergenza delle politiche attive del lavoro». 

«In questo momento critico e delicato per il Paese è importante ottimizzare risorse e strumenti», dice a Linkiesta la deputata Cinque Stelle Jessica Costanzo, la prima nel Movimento a criticare pubblicamente la gestione Parisi. «Sebbene a mio avviso fosse meglio la gestione diretta a livello ministeriale, Anpal oggi è l’agenzia nazionale adibita alla gestione delle politiche attive del lavoro ed è importante che funzioni. Per il Movimento non importa chi, ma che cosa si fa. Immagino quindi che nessuno possa sindacare che il funzionamento delle politiche attive, incluse la ricerca attiva del lavoro e la formazione, sia da sempre prioritario e ancor di più per la ripresa del Paese post Covid-19».

La sua firma, precisa, non è una richiesta di dimissioni di Parisi. «Non mi appassiona la politica del capro espiatorio», dice. «La vera questione è quella di operare affinché le politiche attive del lavoro e la fase 2 del reddito di cittadinanza funzionino ed entrino nel vivo, non possiamo più rinviare». E sulla mancata rendicontazione delle spese di Parisi, commenta: «Auspichiamo che si faccia presto chiarezza anche sulla questione delle spese, seguendo il criterio della trasparenza che abbiamo sempre invocato e che lo stesso Parisi ha indicato come necessario in audizione».

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