Ricostruzione italianaEcco il “Piano nazionale di riforma” per ottenere gli aiuti europei

Dalla promessa di riduzione del debito pubblico in dieci anni all’incremento della produttività. Il governo punta sul decreto semplificazioni per rilanciare il Paese. Prevista la riforma del fisco, investimenti su scuola, sanità, innovazione e sostenibilità, con un ruolo strategico dell’Ilva di Taranto

(Photo by Tiziana FABI / AFP)

«Tre linee strategiche»: modernizzazione del Paese, transizione ecologica, inclusione sociale e parità di genere. E «cinque priorità», dalla riduzione del debito alla riforma fiscale, dal potenziamento del mercato del lavoro al sostegno agli investimenti. Sono questi i numeri del Programma nazionale di riforma (Pnr) arrivato sul tavolo del consiglio dei ministri in ritardo a causa della pandemia. Ma nell’anno del Covid, il Pnr (di solito associato al Def) diventa essenziale per la sopravvivenza e la ricostruzione post-pandemia, perché servirà al governo per chiedere gli aiuti di quel Recovery Fund europeo su cui Bruxelles deve ancora trovare l’accordo. «Non vi è tempo da perdere», scrive il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nell’introduzione, «le notevoli risorse che l’Unione europea ha messo in campo devono essere utilizzate al meglio».

Il testo, non a caso, incorpora le raccomandazioni che Bruxelles che aveva tracciato nel Country Report 2020 italiano a febbraio, poco prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria, parlando di un’attività economica «fiacca» e puntando il dito sull’alto debito pubblico italiano e sulla scarsa produttività del lavoro.

Crescita e riduzione del debito Davanti al debito cresciuto ancora con i decreti d’emergenza degli ultimi mesi (e il decreto luglio che arriverà a breve), il governo nella “priorità 1” prevede ora un piano di rientro in dieci anni. Ma se al momento si punterà ancora al rilancio della crescita senza badare a spese, il miglioramento dei saldi di bilancio arriverà con un obiettivo di medio termine, spiegano dal governo. E la ricetta per la riduzione del debito è quella già annunciata più volte: una nuova stagione di spending review, contrasto all’evasione fiscale, vendita e affitto di immobili pubblici, ma anche revisione delle imposte ambientali e abolizione dei sussidi ambientali dannosi (quella annunciata nel decreto clima e poi scomparsa).

Riforma fiscale Il tutto, al netto delle risorse destinate a ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro, anche questo raccomandato dalla Commissione Ue insieme a una riforma più ampia del fisco. Nel Pnr si parla di una «riforma del sistema fiscale improntata all’efficienza, all’equità e alla progressività» sulle imposte dirette e indirette per ridurre la pressione sui ceti medi e le famiglie, accompagnata dalla lotta all’evasione (riduzione del “tax gap”) con la promozione dei pagamenti digitali e la promozione della «compliance volontaria». Ma senza ricorrere ai condoni che, «generando aspettative circa la loro reiterazione, riducono l’efficacia della riscossione delle imposte». A complemento del piano “Italia Cashless”, nel decreto fiscale è prevista anche una progressiva riduzione della soglia all’utilizzo del contante.

Produttività L’incremento della produttività, come raccomandato da Bruxelles, è previsto invece nella priorità numero 4. Questa la ricetta: riduzione dei tempi della giustizia, deregolamentazione di settori come le reti 5G – rimuovendo «ostacoli ingiustificati» come le ordinanze anti-antenna dei sindaci – semplificazione amministrativa, digitalizzazione della pubblica amministrazione, accesso al credito più agile.

Investimenti pubblici L’obiettivo «prioritario» del Recovery Plan – si legge nelle bozze – sarà comunque l’incremento degli investimenti pubblici fino a un livello «superiore al 3 per cento del Pil» nei prossimi quattro anni. E non solo perché il Pil calerà, ma anche perché aumenteranno i finanziamenti. Nelle infrastrutture di telecomunicazione e trasporto – con un «rapido sviluppo della rete 5G», il potenziamento dell’alta velocità (Tav inclusa) e il rinnovo dei treni – e per l’attenuazione dei rischi idrogeologici, digitalizzazione degli uffici pubblici e della scuola.

Lavoro e pensioni Sul fronte del lavoro, il piano prevede la riforma e il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro, il potenziamento dei centri per l’impiego, la promozione della contrattazione decentrata. E poi ancora: l’istituzione di un salario minimo (con il coinvolgimento delle parti sociali), parità di genere, conciliazione tra vita e lavoro e valorizzazione della formazione per lo sviluppo di nuove competenze e il superamento dello skill mismatch.

In particolare, il governo vuole rendere operative le piattaforme digitali previste per il funzionamento della fase due del reddito di cittadinanza per i patti per il lavoro e i patti per l’inclusione sociale. Ma, si specifica, la politica attiva non deve essere intesa solo come condizionalità per l’erogazione del beneficio economico, quanto come «diritto» per il superamento dello stato di bisogno. In ogni caso si specifica che, a distanza di un anno dall’introduzione, «si dovrà valutare l’efficienza e l’efficacia del reddito di cittadinanza e cercare di introdurre i necessari miglioramenti» per capire se «sia stato in grado di cambiare lo status lavorativo del percettore e se il processo di reinserimento formativo sia stato efficace».

Anche quota 100 resta come «ammortizzatore sociale» (parole del sottosegretario Pier Paolo Baretta) nella forma di sperimentazione fino alla fine del 2021, come previsto. Sostituendola poi, eventualmente, con una successiva riforma previdenziale più in linea con bilancio pubblico.

Sanità Previste nuove assunzioni nella sanità, andando oltre la gestione dell’emergenza legata al Covid 19. Nel Pnr si parla di una valorizzazione degli specializzandi nelle reti assistenziali, ma non dell’incremento dei posti nelle scuole di specializzazione. E soprattutto viene quantificato il fabbisogno di interventi infrastrutturali pari a 32 miliardi, poco meno dei fondi destinati alla sanità che arriverebbero dal Mes, su cui ancora il governo non ha trovato la quadra.

Scuola e ricerca Assunzioni anche nel mondo della scuola. Insieme all’implementazione della didattica a distanza (nel caso in cui l’emergenza sanitaria dovesse ripresentarsi) con la creazione di una piattaforma digitale “proprietaria del Miur” e la formazione continua degli insegnanti. Entro due anni, le scuole statali superiori e medie dovranno essere connesse con collegamenti in fibra ottica. Lo stesso è previsto per le scuole elementari e dell’infanzia delle aree bianche, quelle dove le infrastrutture per la banda larga sono inesistenti. Con l’erogazione di voucher per le connessioni veloci e l’acquisto di pc e tablet per le famiglie con Isee sotto i 20mila euro.

Nei prossimi tre anni si prevede un incremento della spesa pubblica in ricerca e istruzione di 0,4 punti percentuali di Pil. Con una attenzione particolare al finanziamento di progetti di ricerca concentrati su sostenibilità ambientale e digitalizzazione, con un effetto sull’incremento della produttività.

Imprese Sul fronte delle imprese, il piano parla di incentivi all’innovazione (anche rivolti alle startup con lo slogan “Youth But Smart”) e a iniziative di fusione e aggregazione. Il sostegno sarà garantito in particolare ai settori più in sofferenza a causa della crisi Covid, ovvero turismo, industria automobilistica e siderurgia. Il testo non si sofferma sul trasporto aereo né sul ruolo di Alitalia per il rilancio. Ma dedica invece attenzione al rilancio dell’Ilva di Taranto e alla riconversione del complesso siderurgico come «uno dei progetti chiave del governo», anche nell’ottica di soddisfare la domanda di acciaio da parte dell’industria dell’auto, degli elettrodomestici e della cantieristica. «Ridimensionare la capacità produttiva nazionale di acciaio, e di quelli speciali in modo particolare» avrebbe, si legge, «pesanti ricadute sul Pil e sull’occupazione regionale e nazionale».

Cantieri e semplificazioni Centrale per il rilancio anche l’edilizia. Il Pnr punta sulla riqualificazione degli immobili pubblici e delle scuole (il piano per l’edilizia scolastica prevede 3 miliardi), grazie anche allo snellimento delle procedure che arriveranno con il decreto semplificazioni. Contrariamente da quanto sostenuto dall’Anac, nel Pnr si dice però di voler consolidare le misure contenute nel decreto “sblocca cantieri” che «si sono rivelate efficaci nel dare impulso al settore degli appalti pubblici». E se di ricostruzione post-Covid si tratta, nel testo si trova anche un piano di incremento e riqualificazione dell’edilizia residenziale sociale. Con un bando da 853,81 milioni che sarà destinato a Regioni, Città metropolitane, alla città di Aosta e ai Comuni sopra i 60mila abitanti.

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