Farnesina on the beach Erdoğan mette a rischio gli equilibri del Mediterraneo, gli europei si muovono e Di Maio si abbronza

Il groviglio politico e di interessi nell’area è grande: coinvolge Macron e la Merkel (in piena attività), si estende alla Libia e chiama in causa perfino Trump. Il nostro ministro degli Esteri, che pure è informato sui fatti, è al mare

Andreas SOLARO / AFP

Hanno del tragicomico le immagini di Luigi Di Maio sulla spiaggia con la fidanzata, completamente ignaro del fatto che il nostro paese rischia di pagare un caro prezzo a causa della guerra energetica che si è scatenata tra Grecia e Turchia, che ovviamente coinvolge pesantemente la nostra Eni.

In queste ore, mentre il ministro degli Esteri prende ignaro il sole, la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron sono infatti totalmente impegnati su questo scenario, ancora una volta con obbiettivi divergenti.

Il punto del contendere è risaputo: nel Mediterraneo Orientale si stanno scoprendo enormi giacimenti di metano, i più ricchi del pianeta, che rivoluzionano in positivo le politiche energetiche e le economie dei paesi rivieraschi.

L’Italia è in prima fila nello sfruttare queste immense ricchezze grazie al dinamismo dell’Eni che ha stretto contratti di prospezione e sfruttamento con l’Egitto, Cipro (e quindi Grecia) e Israele.

Ma il presidente turco Recep Tayyp Erdoğan vuole ovviamente entrare a piedi uniti nell’affare, vuole accaparrarsi quanto può di queste ricchezze, ha inviato droni armati, jet militari e navi da guerra minacciose a protezione delle navi turche che effettuano davanti alla zona turca di Cipro prospezioni e ricerche.

Soprattutto, nel novembre del 2019, ha stipulato un accordo col governo libico di Fayez al Serraj in base al quale la Libia e Turchia di fatto si spartiscono i diritti di sfruttamento di tutti i giacimenti del Mediterraneo Orientale stabilendo una loro immensa “zona economica esclusiva”.

Ovviamente la Grecia non solo contesta questa spartizione e questa “zona economica esclusiva” a vantaggio delle sole Libia e Turchia, ma ribalta il tavolo sostenendo che la sua sovranità sull’isola di Kastelloritzo (quella del film Mediterraneo) estende i suoi diritti di sfruttamento metanifero della propria piattaforma continentale sino alla Turchia, da cui l’isola dista solo due chilometri (mentre dista ben 580 chilometri dalla Grecia continentale).

Alla vigilia di una possibile deflagrazione militare navale tra Grecia e Turchia, Angela Merkel nei giorni scorsi è intervenuta per mediare tra le due nazioni Nato, assieme a Donald Trump che ha telefonato ai contendenti, e ha ottenuto l’apertura di un tavolo di trattative diplomatiche tra Ankara e Atene.

Ma proprio prima che questo tavolo tenesse la sua prima riunione, la Grecia ha stipulato un Trattato con l’Egitto in base al quale i diritti di sfruttamento energetico di fatto di tutto il Mediterraneo Orientale sono spartiti tra i due paesi.

Erdoğan ha subito fatto saltare il tavolo e ha inviato navi militari, aerei e droni armati a fare da minacciosa scorta alle navi turche che fanno prospezioni. Una situazione incandescente che può sfociare da un momento all’altro in episodi di scontro militare.

Macron, da parte sua si è schierato contro le pretese energetiche della Turchia e, da sostenitore di Khalifa Haftar, ha denunciato l’accordo energetico tra Erdoğan e il governo di Tripoli.

Come si vede, un complesso groviglio di interessi e pretese, difficilmente risolvibile sulla base del diritto internazionale, nel quale sono decisivi i rapporti di forza e lo schieramento forte dei paesi interessati (Italia in testa).

Di Maio, si badi bene, è ovviamente al corrente di questa situazione che coinvolge l’Eni e l’Italia, tanto che dopo un suo viaggio ad Ankara, il 25 giugno ha dichiarato davanti alle Commissioni Estere riunite di Camera e Senato: «Credo che l’Italia debba tentare di essere mediatore con un’iniziativa non semplice tra Turchia, Cipro e la Grecia per provare a sgonfiare (sic! Giggino non si smentisce…) la tensione nella regione. Perché è inutile parlare di Libia senza tenere presente tutta la regione».

Poi non ha fatto nulla. Da due mesi: silenzio. Chi si aspettava che alle sue parole seguissero i fatti, che iniziasse una sua fitta spola di viaggi e contatti con Atene, Nicosia ed Ankara è rimasto deluso.

Il vuoto totale di iniziativa del ministro è stato così coperto da Angela Merkel (anche se la Germania non ha interessi energetici diretti nella zona), ma la situazione in queste ore nel Mediterraneo Orientale è incandescente.

E Di Maio se ne sta sulla spiaggia.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta