Eccoli, i correttiviDi Maio incassa e rilancia il progetto eversivo dei Cinquestelle

Dopo aver tagliato i parlamentari, e mentre gli amici del Pd parlano di riforme, il capetto grillino ribadisce che vuole trasformare i deputati e i senatori sopravvissuti al cappio referendario in pedine in mano ai partiti e a Rousseau, impedendogli di cambiare casacca, idea, alleanze. Proposta da analfabeta della democrazia, eppure se fosse retroattiva quasi quasi...

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Eccoli i correttivi. Luigi Di Maio passa subito all’incasso dopo la vittoria sua e di Rousseau sul referendum costituzionale: ha appena tagliato il numero dei parlamentari, punizione capitale della politica e dei suoi interpreti, ma adesso promette che arriveranno anche «strumenti» per non fare cambiare casacca ai deputati e ai senatori. «Non dico che dobbiamo cambiare la Costituzione sul vincolo di mandato», dice magnanimo Di Maio, ma il senso è che vadano comunque adottati «strumenti» che impediscano ai parlamentari di cambiare idea. Cioè vuole imporre il vincolo di obbedire al partito.

Questo è il tentativo di portare a compimento il progetto eversivo dei Cinquestelle, modellato sulla prassi grillina di mandare in Parlamento dei perfetti imbecilli, altrettanto perfettamente fungibili, obbligati da contratti-patacca a votare secondo l’indicazione del software residente e del webmaster politico, pena espulsione e pagamento di penale.

Di Maio vuole far diventare questo modello stravagante di democrazia una legge della Stato, nonostante sia palesemente incostituzionale perché appunto l’Assemblea costitutente, memore dell’aula sorda e grigia trasformata in bivacco di manipoli, all’articolo 67 della Carta ha imposto di preservare la libertà di coscienza degli eletti e ha stabilito che i parlamentari sono liberi di votare come meglio credono.

Abbattere questo principio base della democrazia liberale è l’obiettivo principale di questa fase del progetto grillino di sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia blockchain, algoritmo-vale-algoritmo, senza l’inutile mediazione dei parlamentari in carne e ossa, nel frattempo opportunamente ridotti di numero per gentile concessione dei pavidi e dei volenterosi complici di Rousseau.

Vedremo se il Pd si presterà anche a quest’altra umiliazione democratica, sua e delle istituzioni, all’ennesima tappa di avvicinamento al superamento del Parlamento, come immaginato da Casaleggio.

Di Maio (ma anche Salvini e qualche volta pure Berlusconi) vuole che in Parlamento entrino i rappresentanti del partito, a totale disposizione dei probiviri, non politici autonomi ma fedeli automi buoni solo a premere il pulsante del voto secondo le indicazioni dall’alto.

Un’idea di democrazia più cinese che anglosassone perché vorrebbero far decadere dalla Camera chi cambia casacca, chi viene eletto con un partito e poi passa  con gli avversari, chi entra in Parlamento con uno schieramento e poi va a braccetto con un altro. Non possono farlo perché l’articolo 67 non lo permette.

A pensarci bene, però, potremmo eccezionalmente derogare al principio democratico del «senza vincolo di mandato», ma soltanto a patto che questo «correttivo» sia retroattivo e faccia decadere con infamia tutti quei parlamentari che in questa legislatura sono stati eletti per governare da soli contro tutti, escludendo con sprezzo ogni forma di collaborazione con altre forze politiche, ma poi sono corsi al governo alleandosi prima con il nemico di destra e dopo, senza battere ciglio, abbracciando quell’altro di sinistra che fino al giorno prima avevano accusato di somministrare l’elettroshock ai bambini in modo da sottrarli ai genitori.

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