Regole chiare e comuniLa proposta della Commissione di misure coordinate tra Stati per limitare la diffusione del virus tramite i viaggi

La raccomandazione di Bruxelles ai 27 governi nazionali per dare informazioni tempestive ai cittadini europei, concordando insieme una definizione comune di cosa è una zona a rischio. Serve un approccio prevedibile e trasparente alle restrizioni alla mobilità eventualmente necessarie

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La Commissione europea ha cercato di far luce sul ginepraio di misure che limitano la libera circolazione fra gli Stati membri. Un difformità legislativa che ha reso ancora più intricata la possibilità di viaggiare per i cittadini dei Paesi aderenti allo spazio Schengen.

La nuova proposta di Bruxelles indica quattro punti chiave o linee guida su cui gli Stati membri sono chiamati a collaborare: introdurre criteri e soglie comuni per le restrizioni di viaggio; indicare questi criteri usando tutti e 27 con un codice concordato sui colori; misure simili applicate ai viaggiatori provenienti da zone ad alto rischio e più informazioni al pubblico chiare e tempestive sulle restrizioni.

«Oggi proponiamo ai nostri Stati membri un approccio ben coordinato, prevedibile e trasparente alle restrizioni di viaggio eventualmente necessarie – ha dichiarato Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare –, dobbiamo evitare di perturbare ulteriormente economie già fragili e di generare ulteriore incertezza per i cittadini che hanno già sostenuto enormi sacrifici».

Ma quali sono i criteri comuni che propone la Commissione? Il numero totale di nuovi casi di Covid-19 notificati per ogni 100mila abitanti in una data zona deve essere di un periodo di 14 giorni; la percentuale di test positivi effettuati in una data zona in un periodo di 7 giorni, e il numero totale di test effettuati ogni 100mila abitanti in una data zona sempre per una settimana.

Gli Stati membri devono comunicare i dati al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, informando sui dati a livello regionale per individuare le aree mirate in cui limitare la mobilità.

Per non limitare la libera circolazione tra gli Stati, Bruxelles propone che il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, pubblichi settimanalmente una mappa del numero dei test effettuati e la percentuale dei positivi usando un codice cromatico comune. Verde per le zone dove il numero dei positivi è, in un periodo di 14 giorni, minore di 25 con una percentuale inferiore al 3%. Arancione per le zone in cui il numero dei positivi è inferiore a 50 con una percentuale uguale o superiore al 3% oppure con un numero di casi positivi compresi tra 25 e 150 ma con una percentuale inferiore al 3%.

Rossa invece per le zone dove la percentuale dei positivi è superiore a 50 con una percentuale uguale o superiore al 3%. Grigio se non vengono fornite informazioni sufficienti o il numero dei test effettuati è inferiore a 250 su 100.000 abitanti. Per cui se lo stato membro ha un numero di test settimanali superiore a 250 ogni 100.000 abitanti la Commissione propone che gli Stati membri non limitino la libera circolazione se il numero totale di nuovo casi positivi è uguale o inferiore a 50 ogni 100.000 abitanti o che la percentuale dei test positivi è inferiore al 3% su tutti i test covid -19 effettuati.

Gli Stati membri potrebbero richiedere per i viaggiatori provenienti da zone classificate rosse o grigie, un test Covid-19 all’arrivo o la quarantena e potrebbero raccomandare che i viaggiatori provenienti da zone classificate arancione si sottopongano almeno a un test Covid-19 prima della partenza o all’arrivo.

I 27 governi nazionali potrebbero esigere che i viaggiatori provenienti da una zona classificata come “rossa”, “arancione” o “grigia”, specialmente se arrivano in aereo, presentino i moduli per la localizzazione dei passeggeri, nel rispetto dei requisiti in materia di protezione dei dati – una procedura già presente attualmente in molti aeroporti, con moduli che spesso vengono compilati anche a bordo degli stessi vettori –, non dovrebbero essere sottoposti a quarantena i viaggiatori aventi una funzione o una necessità essenziale, come i lavoratori che esercitano professioni critiche, lavoratori frontalieri e distaccati, studenti o giornalisti nell’esecuzione dei loro compiti.

Dal punto delle informazioni al pubblico chiare e tempestive, la Commissione propone che ogni Stato membro comunichi ogni settimana alla Commissione stessa e agli altri 26 Paesi le informazioni dettagliate sulle prossime restrizioni alla libera circolazione o la revoca delle restrizioni di viaggio. Le modifiche dovrebbero essere notificate con una settimana di anticipo rispetto all’entrata in vigore. Tale informazioni dovrebbero anche essere pubblicate sulla piattaforma web “Re-open EU”, con un link alla mappa pubblicata settimanalmente dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Già lo scorso mese di giugno, la Commissione europea aveva raccomandato a tutti gli Stati che aderiscono all’area Schengen, di riaprire i confini interni entro lunedì 15 giugno, visti i graduali miglioramenti dal punto di vista epidemiologico, presentando il progetto informativo “Re-open EU”, una piattaforma web contenente dati essenziali che consentono di rilanciare, attraverso misure di sicurezza, la libera circolazione in Europa così come il turismo.

La piattaforma è in grado di fornire informazioni sulla sugli spostamenti alle frontiere in tempo reale, i mezzi di trasporto pubblico disponibili, eventuali restrizioni e una serie di misure sanitarie importanti come il distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi di sicurezza.

Ha commentato l’iniziativa anche il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni: «Definizione coordinata delle zone a rischio; misure analoghe per i viaggiatori in zone comparabili; informazione chiara e tempestiva. Mi auguro che tutti i paesi la rispettino. No a un’Europa in ordine sparso», commenta attraverso un post su Twitter.

Le linee guida hanno trovato il consenso unanime dei maggiori rappresentanti europei: «le proposte presentate dalla Commissione oggi vanno nella giusta direzione. Un coordinamento comune su eventuali restrizioni, lo stesso codice di colori nella cartografia europea del contagio, il coordinamento sulle misure da applicare ai viaggiatori provenienti da zone a rischio, una comunicazione al pubblico chiara e utile: sono misure che danno l’ulteriore segnale di un’Europa che affronta unita la pandemia e che resta vicina ai suoi cittadini – commenta così il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli –, ora ci aspettiamo che il Consiglio approvi rapidamente per dare certezze a lavoratori e imprese».

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