Quesiti linguisticiE se il falegname è donna? Risponde la Crusca

La parola è un composto di verbo più nome, che a rigore non dovrebbe avere il femminile. Basterebbe l’articolo, ma si trovano comunque alcune declinazioni

(Pixabay)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Il problema di come designare le donne che svolgono professioni, cariche, mestieri in passato esclusivi degli uomini continua a essere molto sentito. L’Accademia si è espressa più volte in proposito (per esempio quiqui e qui), ma al Servizio di Consulenza continuano ad arrivare quesiti relativi a casi non ancora trattati, come quello di mestieri antichi, in passato esercitati esclusivamente da uomini, tra i quali il caso più interessante è quello di falegname.

Risposta
Iniziamo col dire che falegname non è un termine della tradizione toscana, che indicava questo mestiere come legnai(u)olo, ma di origine romana (D’Achille-Giovanardi 2018). Come mostra la relativa carta 219 dell’AIS, il mestiere nelle varietà italoromanze è espresso con diversi tipi lessicali, dal veneto marangon alle varie forme meridionali di ‘mastro d’ascia’. Ma falegname, almeno dall’Unità, si è progressivamente esteso e ha prevalso su tutti gli altri geosinonimi diventando il termine standard, tanto che anche in Toscana, come mostra l’ALT, la forma legnaiolo, che in certe zone ancora resiste, in altre tende a spostare il suo significato a quello di taglialegna, boscaiolo. I dizionari italiani continuano, ovviamente, a registrare anche legnai(u)olo, che ha una lunga tradizione letteraria, che arriva ancora a Leopardi (Il sabato del villaggio) e perfino all’edizione definitiva dei Promessi sposi di Manzoni (che nella “risciacquatura in Arno” corregge appunto in legnaiolo un precedente falegname), ma non a Pinocchio (Geppetto e Mastro Ciliegia sono definiti falegnami); però, invece del significato tradizionale riportano a volte quello di ‘artigiano che fa lavori grossolani di falegnameria’ (Zingarelli 2020) e aggiungono quello di ‘taglialegna addetto anche ai lavori di sgrossamento del legname’ (Zingarelli 2020, che lo dà come primo significato) o ‘chi, nei boschi, è addetto al lavoro di taglio e sgrossamento del legname’ (GRADIT).

Il mestiere era tipicamente maschile, ma oggi si possono trovare pure donne che lo esercitano, anche come titolari di laboratori di falegnameria e dunque la richiesta di quale sia il femminile di falegname è senz’altro motivata. Ora, se avesse prevalso legnaiolo, non ci sarebbe stato nessun problema a formare, seguendo il modello di cuoco/cuoca e maestro/maestra, il femminile in  a, tanto più che legnaiolo è anche aggettivo, nel senso di ‘che si trova solitamente nel legno’ (GRADIT, che esemplifica con l’ape legnaiola). Oltretutto, la forma legnaiola è documentata in Pinocchio, accanto all’unica attestazione di legnaiolo maschile, quando la Lumaca che è al servizio della Fata, rivolgendosi al burattino, a cui una gamba è rimasta incastrata nella porta, dice “– Ragazzo mio, costì ci vuole un legnaiolo, e io non ho mai fatto la legnaiola”.

Analogamente (rispondiamo così a un’altra domanda), non c’è dubbio che da fabbro si possa formare il femminile fabbra (è questa la forma proposta dallo Zingarelli 2020 s.v. fabbro), che del resto – come si rileva dal GDLI in rete – ha già qualche rara attestazione letteraria, tra i secc. XV e XVIII (Campofregoso, Stigliani, Vico, Fantoni, Frugoni), nel significato estensivo di ‘artefice, creatrice’.

Anche nel caso di carpentiere, non c’è dubbio che il femminile sia carpentiera (cfr. ancora lo Zingarelli 2020, s.v. carpentiere), analogamente alle coppie cameriere/cameriera, portiere/portiera, anche se mancano attestazioni letterarie. In rete se ne trovano alcuni esempi, tra i quali i seguenti, in due e-book:

E considerando che tutti, dal sindaco ai bambini, hanno investito soldi nella ristrutturazione, è un bene che se ne occupi una carpentiera competente, che si assicurerà che tutto sia fatto a dovere. (Lisa Wingate, La scatola delle preghiere, traduzione dall’inglese di Anita De Stefano, 2018 [2013 in forma cartacea])

Una carpentiera aveva fissato il trono pontificio sul cassero, a poppa dell’incongrua trireme. (Romeo Monrose, L’impero femminista della papessa, 2020)

Di carattere sostanzialmente “metalinguistico” è l’attestazione più antica, che si legge in un articolo di “Epoca” del 1974:

E che si può fare se perfino le aderenti all’Udda (Unione donne dirigenti d’azienda) preferiscono un ragioniere a una ragioniera, un perito a una perita, un carpentiere a una carpentiera?

Quanto a muratore, lo Zingarelli 2020 indica come femminile (raro) muratrice, che è registrato anche nel GDLI, s.v. muratore, per indicare un mollusco, ma anche con riferimento a donne che svolgono tale professione, come è documentato da un passo di Quarantotti Gambini, dove tuttavia si parla di donne muratrici; dunque il termine ha qui la stessa funzione aggettivale che assume con riferimento a un animale, l’ape muratrice o vespa muratrice, detta però anche muratora. Il femminile muratora come sostantivo, riferita a un attrezzo, figura in un esempio di Romagnosi riportato nel GDLI s.vv. incastrare e lastrone, ma non è lemmatizzato. In rete si trovano entrambe le forme, ma con una netta prevalenza di muratora, che potrebbe risultare vincente anche grazie all’appoggio della locuzione alla muratora (in cui il termine ha funzione aggettivale, sottintendendo maniera), usata a Roma per indicare un’abbronzatura parziale delle braccia. In rete abbiamo anche alcuni esempi di muratoressa (sul modello di dottore/dottoressa), ma non c’è alcuna ragione di ricorrere al suffisso  essa, sconsigliato da tutte le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, a partire da quelle curate da Alma Sabatini nel 1986.

Diversa, rispetto a muratore, è l’indicazione dello Zingarelli 2020 per il femminile di controllore, che sarebbe controllora (presente anche nel GDLI) e non controllatrice. Di entrambe le forme mancano attestazioni nel GDLI, ma la rete, tramite Google, ci offre numerosi esempi di controllora (documentato anche nello scritto) e alcuni di controllatrice (con riferimento sia a donne sia a macchine), anche in testi scritti: “Le controllatrici, in genere, non erano direttamente investite di compiti disciplinari” (da un articolo apparso sulla rivista “Storia e società” nel 1985; da Google libri).

Insomma, di tutti i mestieri “maschili” finora indicati, le forme femminili si possono produrre senza difficoltà. Un po’ diverso, come anticipato, è il caso di falegname.

Falegname è un composto verbo + nome, procedimento con cui si formano, oltre che nomi di strumento (apriscatole, portafogli), nomi di agente, tipicamente riferiti a mestieri tradizionali e che non richiedono un alto livello di istruzione (D’Achille-Grossmann 2016, p. 178); nell’italiano di oggi, questi composti sono utilizzati soprattutto per la formazione di nomi di strumento, e se usati per nomi di agente indicano “attività o mestieri di scarso prestigio e/o connotati negativamente”, come guardamacchine, portaborse, rompiballe (Iacobini-Thornton 1992, p. 38). Tra questi composti, falegname si presenta un po’ isolato, per vari motivi. In primo luogo, l’elemento verbale fa è monosillabico, fenomeno rarissimo tra i composti V+N, dato che i verbi con un tema monosillabico in italiano sono pochissimi (dare, fare, stare, andare, dire e in parte sapere), e alcuni non si prestano alla creazione di composti V+N d’agente, perché intransitivi o stativi. Solo fare è stato utilizzato per la creazione di qualche composto d’agente, come facocchio ‘artigiano che fabbrica cocchi, carrozze, carri’ e fanulla (alla base del più comune fannullone), e un paio di altri nei quali è stato usato il tema bisillabico faci-: facidanno ‘chi fa danni; ladruncolo’, facimale ‘chi fa del male; chi provoca discordie e dissapori’. Il composto inoltre è oggi poco trasparente dal punto di vista semantico: falegname significa ‘artigiano che lavora il legno, fabbricando o riparando infissi, mobili e altri oggetti spec. d’arredamento’ e non ‘chi fa il legname’. Già Tollemache (1945, p. 194) sente il bisogno di osservare in una nota alla voce falegname che “Legname qui, come spesso nell’antica lingua significa ‘oggetto lavorato in legno’”; tuttavia nell’italiano di oggi legname significa ‘legno utilizzato come materiale da lavoro e da costruzione’, dunque nel composto falegname il suo ruolo non è più analizzabile come quello di oggetto del verbo, ma al limite di complemento di mezzo o di materia. Un composto trasparente potrebbe essere oggi *facimobili, non falegname.

Questa scarsa trasparenza morfosemantica potrebbe forse portare alcuni parlanti a non riconoscere più gli elementi componenti del composto, e a considerare falegname un nome d’agente in  e inanalizzabile, dal quale formare un femminile in  a, la falegnama (l’opacizzazione del composto è testimoniata anche dal fatto che il plurale è falegnami, nonostante legname sia un nome massa che non ha plurale). La forma falegnama è attestata, anche se con scarsissima frequenza. La si trova per esempio in diversi articoli di giornale relativi alla vicenda di Maria Caprara Martini, una giovane donna di Roverè Veronese che ha rilevato il laboratorio di falegnameria del padre dopo la sua prematura morte, o di altre donne che lavorano il legno per mestiere o per hobby. Qualche esempio:

Lei si chiama Katia ed è una ‘falegnama’, da anni lavora il legno con le sue mani, realizza oggetti nuovi e restaura quelli vecchi con la passione tipica di chi riesce a realizzare un sogno. (Katia, la “falegnama” che affronta la crisi in modo diverso, ilblogchevale.it, 5/3/2015)

Monica Roberto fa l’avvocato a Milano, ma nel tempo libero si trasforma in Geppetta. Falegnama. Il soprannome è un tributo a Collodi, l’attività, invece, al nonno da cui ha ereditato la passione per il legno e per il mestiere. (Sara Olivieri, A Riva, la “falegnama del mare”. Con il legno trovato sulla spiaggia crea giocattoli, Ilsecoloxix.it/levante, 20/8/2019)

Altra opzione attestata è falegnamessa, che in rete ricorre spesso in testi che discutono e per lo più criticano apertamente le proposte di designazione delle donne con vocaboli di genere femminile, ma a volte anche come designazione spontanea di una donna che si dedica alla falegnameria, o in un caso forse per designare la moglie di un falegname. Vediamo qualche esempio dei diversi casi:

Mutare i termini riferiti ai mestieri potrebbe invece essere lecito, ad oggi, molti non hanno il femminile (si dice falegnama? falegnamessa?). (discussione su it.wikipedia.org › wiki › Discussioni › Femminilizzazioni_forzate)

Falegname Falegnama o Falegnamessa? Meglio sarebbe che facciano il lavoro giusto e vengano pagate come gli uomini, poi chiametele come volete. (commento in risposta a una nota pubblicata su Facebook dalla pagina dell’Accademia della Crusca, Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere)

Tua zia, Cars, fa la falegnamessa??!! XD XD XD (commento sul forum amgmodels.mastertopforum.com, 23/9/2012)

le mie doti di falegnamessa sono limitate. (commento sul forum forumdiagraria.it, 20/5/2013)

A parte il fatto che adoro la mia tuta da falegnamessa e a parte la scheggia di abete che mi sono infilata dritta sotto l’unghia […]. (La tela bianca, reginadelconato.it, 17/5/2010)

Se mi dovessi risposare vorrei trovare una donna falegnamessa! 😀 (commento sul sito accordo.it, 13/10/2010)

Dummolo nasce a Sifola nel periodo vuoto*, figlio di un falegname e di una falegnamessa. (La torta del re Castoro, ilmegliodiinternet.it, 12/6/2012)

In ogni caso entrambe le forme sono piuttosto rare, e se si cercano su Google la prima risposta in entrambi i casi è “Forse cercavi: falegnameria”.

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