Il piano nazionale che non c’èIl tempo delle linee guida sul NextGenerationEu è finito, ora serve una strategia

In audizione Di Maio spiega che i progetti non ci sono ancora, ma si stanno selezionando le proposte arrivate dai ministeri. Da Bruxelles, però, arriva una richiesta di accelerazione: già nei documenti programmatici di bilancio e nella Nadef della prossima settimana dovranno essere indicati i punti chiave del piano

STEPHANIE LECOCQ / POOL / AFP

«Stiamo entrando nella seconda fase di razionalizzazione dei progetti», ma «non siamo ancora in fase di presentazione», ha puntualizzato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in audizione alla Camera a chi gli chiedeva dettagli sulle priorità della Farnesina per l’utilizzo dei 209 miliardi del Recovery Fund. La cabina di regia del Ciae (Comitato interministeriale sugli affari europei) gestita dal ministro Enzo Amendola sta lavorando sulla miriade di proposte arrivate da ministeri, con «l’obiettivo di dare sostenibilità e allo stesso tempo omogeneità al piano», ha spiegato il ministro. Ma il tempo stringe. E al di là delle generiche priorità indicate nelle audizioni dai ministri, il disegno d’insieme del piano ancora non si vede.

Lunedì scorso l’organismo tecnico (Ctv) che supporta il Ciae nella definizione del piano si è riunito per fissare la tabella di marcia delle prossime settimane. Il Comitato sta raggruppando nei cluster indicati nelle linee guida del governo (all’esame del Parlamento) le proposte, scartando i progetti incoerenti con le richieste europee, i doppioni e quelli più datati che qualche ministro ha ritirato fuori dai cassetti. Le regole di Bruxelles sono chiare: non si può approfittare del Recovery per finanziare vecchi programmi rimasti scoperti. Il Ciae incontrerà ogni ministero per fare una scrematura delle proposte inviate, in modo da arrivare a un gruppo non troppo numeroso di interventi da inserire sotto ciascuna delle priorità presentate nelle linee guida di Bruxelles.

Il percorso è agli inizi. Ma una prima impalcatura del piano dovrà essere inviata alla Commissione europea entro il 15 ottobre, dopodiché partiranno i colloqui informali per capire cosa c’è da modificare o da gettare nel cestino. Per arrivare poi a inizio 2021 con il piano nazionale già pronto. «Non possiamo permetterci progetti che tornano indietro», ha detto Di Maio. Bisogna «andare a colpo sicuro».

La ministra dei Trasporti Paola De Micheli, in audizione alla Camera per presentare le sei aree di intervento per le infrastrutture del suo piano “Italia Veloce”, ha ricordato che i progetti da finanziare dovranno avere una «elevata maturità progettuale» con una stima di realizzabilità entro il 2023 e capacità di spesa rendicontata entro il 2026. Questo, ha detto, è «un vincolo fondamentale che dovremo tenere presente in tutta la nostra discussione».

I paletti sono chiari e ora vanno applicati ai progetti. Con la tornata elettorale e referendaria finalmente alle spalle, il governo vuole correre. Ma le incognite non sono poche. In primis perché il programma Next Generation Eu è ancora in discussione al Parlamento europeo, poi ci sarà bisogno di un trilogo per trovare un accordo con Commissione e Consiglio. E, se tutto va bene, solo entro gennaio si dovrebbe procedere alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Giuridicamente, quindi, il piano ancora non esiste. Ma sarà l’asse portante sia della Nadef che arriverà tra il 28 e il 29 settembre, sia della legge di bilancio. Una questione importante per l’Italia, che non può permettersi di fare altro debito dopo il buco da 100 miliardi creato con i decreti d’emergenza durante il lockdown.

Un’indicazione importante sull’incrocio tra i sussidi attesi dal Next Generation Eu e il documento programmatico di bilancio è arrivata però dalla lettera inviata ai ministri delle Finanze dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis e dal commissario all’Economia Paolo Gentiloni. Nel documento si invitano i Paesi membri a includere già nelle leggi di bilancio entrate e spese legate al Recovery Fund, assicurando che la clausola di salvaguardia che sospende il Patto di stabilità sarà attiva anche nel 2021.

Un assist di non poco conto per un Paese indebitato come l’Italia. Perché se i sussidi che arriveranno non pesano su deficit e debito, non potranno comunque entrare nei saldi bilancio, proprio come avviene per i finanziamenti pluriennali europei. Ma quello che arriva da Bruxelles è anche un invito ad accelerare i lavori e avere già un’idea chiara dell’architettura del piano per il prossimo 15 ottobre.

Già nei documenti programmatici di bilancio, da mandare a Bruxelles entro metà ottobre, e nella Nadef della prossima settimana, quindi, dovranno essere indicati i i progetti chiave del piano che il governo vorrà realizzare con i fondi europei. Le leggi di bilancio, spiegano nella lettera, dovranno «nella misura più larga possibile tenere conto dell’attuazione delle riforme e degli investimenti prospettati nella Recovery an Resilience Facility», fornendo «informazioni sulle entrate e sulle spese correlate» incluse nei piani di bilancio.

Per superare la crisi, ha commentato Gentiloni, «non abbiamo bisogno solo di soldi, ma anche di strategie e programmi» per usare bene le risorse europee. Di Maio assicura: «Grazie alla cabina di regia del Ciae stiamo evitando di lavorare a compartimenti stagni». Ma la scrematura della montagna di proposte è appena partita.

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