Separati in casaRecovery Plan, il libro dei sogni della Catalfo (senza Parisi e i navigator)

La ministra del Lavoro in audizione alla Camera ha elencato 11 progetti per aumentare l’occupazione, ma non ha mai nominato l’Anpal né il reddito di cittadinanza. E ora in tanti sperano che, nella resa dei conti post elettorale, possa finalmente sostituire il professore del Mississippi

(Photo by Andreas SOLARO / AFP)

Undici progetti «accomunati dall’obiettivo di ridurre le disuguaglianze» del mercato del lavoro. Le proposte per usare le risorse del Recovery Fund presentate dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (Cinque Stelle) alla Camera vanno dalla detassazione dei rinnovi contrattuali legata al salario minimo agli sgravi contributivi per le assunzioni, dagli incentivi per il lavoro femminile al potenziamento delle politiche attive e della formazione.

Un elenco di obiettivi ancora molto vaghi – «andrebbero bene per un convegno», ha fatto notare qualche deputato – e senza mai nominare quella Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro (Anpal), guidata dal professore del Mississippi Mimmo Parisi, che dovrebbe essere il fulcro di molti progetti legati al potenziamento delle competenze dei lavoratori su cui la ministra vorrebbe puntare, anche perché chiesto dall’Europa nelle linee guida.

Grandi assenti tra le priorità indicate dalla ministra anche i 2.874 navigator, voluti nei centri per l’impiego dal suo predecessore Luigi Di Maio e attualmente impegnati nell’inserimento dei dati (vecchi) di 1,5 milioni di imprese nella piattaforma Moo. Nessun cenno neppure alla riforma del reddito di cittadinanza, prevista anche nel Pnr (Piano nazionale di riforma) e chiesta da più parti dagli alleati di governo.

Nonostante le sollecitazioni dei deputati di maggioranza e opposizione, Catalfo non ha risposto alle domande su Anpal e il presidente Parisi, con il quale ormai sembra vivere da separata in casa, dopo mesi di polemiche tra il piano industriale approvato senza l’ok delle Regioni, i rimborsi spese mai rendicontati e i dati sui posti di lavoro trovati ai percettori del reddito di cittadinanza tutt’altro che trasparenti.

Nella prima bozza del decreto rilancio la ministra aveva addirittura tentato il colpo di spugna inserendo un articolo che spostava l’autorità di gestione dei programmi del Fondo sociale europeo da Anpal al ministero del Lavoro, di fatto svuotando l’agenzia del suo compito principale. Dopo gli attacchi di Parisi e il tempestivo intervento di Di Maio, la norma è stata cancellata. Ma i rapporti tra il ministero, che è l’autorità che vigila su Anpal, e il presidente chiamato in Italia dai Cinque Stelle per «rivoluzionare il mercato del lavoro» sono ormai ai minimi termini. E mentre Parisi esultava per i 196mila posti di lavoro che sarebbero stati trovati dai navigator per i percettori del reddito di cittadinanza, dal ministero rispondevano con il silenzio.

Eppure è nel raccordo tra ministero del Lavoro e Anpal che dovranno passare molti degli 11 progetti elencati da Catalfo, che aspira a ottenere almeno 20-25 miliardi dei 209 in arrivo da Bruxelles.

A partire dal Piano nazionale per le nuove competenze, indicato dalla ministra come primo obiettivo, che compare proprio come proposta di Anpal nel famoso elenco dei 557 progetti arrivati alla cabina di regia del ministro Enzo Amendola. Il costo indicato è 11,2 miliardi di euro spalmati in sette anni. Con lo scopo, ha spiegato la ministra, di «procedere a una formazione mirata e personalizzata che soddisfi specifiche esigenze di qualificazione e riqualificazione» e che «aiuti le persone a trovare un impiego coerente con quanto richiesto dal mercato», favorendo la transizione occupazionale. E per farlo è «essenziale continuare l’azione di potenziamento dei centri per l’impiego», ha detto Catalfo, che ha chiesto alle Regioni di velocizzare le procedure per le 11.600 assunzioni già previste nel decretone sul reddito di cittadinanza.

Così come servirà la piena collaborazione con Anpal per far funzionare un’altra delle priorità: la riforma degli ammortizzatori sociali, sulla quale è al lavoro una commissione di cinque esperti. La riforma prevede non solo il riordino e l’estensione «universale» degli ammortizzatori, ma anche il collegamento con percorsi di «politiche attive finalizzate al mantenimento dell’occupazione, alla riqualificazione professionale e all’accrescimento delle competenze individuali dei lavoratori».

Altro pilastro del piano per il lavoro, sottolineato anche dalle linee guida di Bruxelles, sarà poi l’aumento dell’occupazione femminile. Il progetto “Percorsi di empowerment femminile” proposto da Anpal tra i 557 progetti per il Next Generation Eu vale 4,2 miliardi di euro. Ed è lo stesso indicato da Catalfo per contrastare i divari di genere ed eliminare le disparità salariali, con sgravi contributivi, potenziamento dell’assegno di ricollocazione, misure per incentivare il rientro sul posto di lavoro dopo la maternità e migliorare le competenze nei settori green e digitale.

Nessuna informazione è arrivata dalla ministra sulle possibili modifiche ai vincoli del decreto dignità, altro cavallo di battaglia grillino, nonostante i dati indichino un crollo dei contratti a termine. Né sul futuro dello smart working, su cui il 24 settembre ha convocato le parti sociali.

Ma, tra le priorità indicate da Catalfo per il Next Generation Eu, compare anche il miglioramento della «occupabilità» dei lavoratori. Come? Attraverso un progetto di «interoperabilità tra le banche dati di tutti i soggetti istituzionali e non coinvolti nella fase di ingresso nel mercato del lavoro», per arrivare a un «fascicolo elettronico unico del lavoratore», a cui potranno accedere anche le imprese. In modo da incrociare i dati di domanda e offerta di lavoro. Un progetto che ricorda molto i piani iniziali del software di Mimmo Parisi, Italy Works, a cui erano stati destinati 25 milioni di euro dal precedente governo. Salvo non farne poi nulla.

Dopo gli scarsi risultati e le polemiche sulla gestione di Anpal (non ultima la vertenza ancora aperta per le stabilizzazioni dei precari), diversi esponenti della maggioranza di governo negli scorsi mesi hanno chiesto le dimissioni di Mimmo Parisi. A giugno tra i nove parlamentari firmatari della lettera inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedere «idonei provvedimenti» su Anpal c’era pure, per la prima volta, una esponente grillina.

E in tanti ora sperano che, nella resa dei conti tra Pd e Cinque Stelle dopo i risultati elettorali delle regionali, una delle prima poltrone a saltare possa essere proprio quella del presidente di Anpal.

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