209 miliardi in cerca d’autoreIl governo ha dato le linee guida del Recovery Plan, ma la partita vera è ancora tutta da giocare

Il Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae) ha presentato a Palazzo Chigi la bozza del piano da inviare alla Commissione europea. Nel testo vengono indicati sei “cluster” generici, che poi andranno riempiti con gli oltre 600 progetti arrivati da ministeri ed enti locali. Non tutto riuscirà a starci dentro

(Foto da Twitter)

Sei capitoli e 32 pagine, con il titolo “Linee guida per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza”. Il Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae) ha presentato a Palazzo Chigi la bozza delle linee guida del Recovery Plan preparato dal governo per incassare i 209 miliardi tra sussidi e prestiti messi a disposizione dell’Europa. «Non sprecheremo un’occasione storica di rilancio del nostro Paese», ha scritto in un tweet il ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola.

Il documento verrà trasmesso al Parlamento, che poi dovrà dare il via libera. Il 10 settembre Amendola è atteso in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione europea di Camera e Senato per illustrare le linee guida.

Ma prima di inviare a Bruxelles la bozza del piano, si potrà attendere fino al 15 ottobre, quando si dovranno avere le idee più chiare per dare il via ai “colloqui informali” con le istituzioni europee, che seguiranno passo dopo passo la costruzione del Recovery Plan italiano. E in questo lasso di tempo, sia il Parlamento sia i ministri proveranno a rimescolare le carte. Tirando la coperta dei 209 miliardi da una parte e dall’altra.

Cosa c’è nelle linee guida
Nel documento, non ci sono gli oltre 600 progetti elaborati dai ministeri, che da soli superano (e non poco) i soldi messi a disposizione da Bruxelles. I progetti veri e propri saranno inviati da gennaio. Nelle 32 pagine, sono elencati invece gli obiettivi generici del piano con le riforme di ampio respiro che il governo intende attuare. Il tutto distribuito su sei macro aree: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e rivoluzione verde, infrastrutture per la mobilità, istruzione e formazione, equità, inclusione sociale e territoriale, salute. Sotto ogni area di intervento (cluster), si trovano poi le “azioni-progetti”. Ma anche qui parliamo soprattutto di titoli, ancora tutti da riempire.

Nel capitolo dell’innovazione tecnologica, gli obiettivi elencati sono sei, tra cui digitalizzazione della pubblica amministrazione favorendo i pagamenti la diffusione dei pagamenti elettronici, completamento della rete nazionale in fibra ottica, identità digitale unica per cittadini e imprese e sviluppo del 5G.

Sul fronte della rivoluzione verde, ci sono dieci obiettivi: piani per migliorare la qualità dell’aria e delle acque, graduale decarbonizzazione dei trasporti., miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici, economia circolare.

Nel piano per le infrastrutture, si va dal completamento dei corridoi ferroviari europei Ten-T, inclusa quindi la Torino-Lione (Tav), all’alta velocità per passeggeri e merci fino alla mobilità sostenibile pubblica e privata.

Poi arriva il capitolo istruzione. Tra gli obiettivi, il cablaggio con la fibra ottica di scuole e università e la dotazione di infrastrutture per la didattica a distanza. Ma anche l’aumento della quota di laureati e diplomati (di cui l’Italia è fanalino di coda in Europa), il contrasto all’abbandono scolastico e la riqualificazione e la formazione dei docenti.

Nel cluster “Equità, inclusione sociale e territoriale”, si punta a ridurre le diseguaglianze aumentate con la pandemia, partendo dalla riqualificazione di borghi, aree interne e periferie. In questo capitolo, la parte più importante riguarda il lavoro. E l’obiettivo ambizioso è di aumentare il tasso di occupazione di dieci punti per arrivare all’attuale media europea. Per farlo, si prevedono un piano per il lavoro femminile, incentivi per le assunzioni nel Mezzogiorno e un rafforzamento delle politiche attive. Per incentivare l’occupazione delle donne, oggi ancora molto bassa, l’obiettivo è anche attuare il Family Act, con l’assegno unico e il congedo di paternità.

L’ultimo capitolo, quello della salute, non era previsto in un primo momento, facendo pensare che il governo alla fine avrebbe adottato il Meccanismo europeo di stabilità destinato alla sanità, che da solo darebbe all’Italia 36 miliardi in prestiti con un tasso di interesse quasi inesistente, liberando quindi una parte importante del Recovery Plan da destinare ad altri progetti.

A Palazzo Chigi, dopo il muro alzato dai Cinque Stelle, negano l’apertura al Mes fatta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Festa dell’Unità di Modena. E se la questione resta ancora spinosa nel governo, le linee guida intanto elencano gli obiettivi per la sanità: rafforzamento degli ospedali con l’aumento dei posti in terapia intensiva, potenziamento della assistenza domiciliare anche per superare le carenze delle Rsa, e poi sostegno alla ricerca e digitalizzazione dell’assistenza medica.

Il documento contiene poi anche quelle che vengono chiamate “politiche di supporto”, molte delle quali già presenti nel Piano nazionale di riforma (Pnr). Si sottolinea la necessità degli investimenti pubblici, che dovranno arrivare «ampiamente sopra il 3 per cento del Pil». E anche di una riforma del fisco, con una «riduzione strutturale del cuneo fiscale sul lavoro, tramite riforma Irpef in chiave progressiva», anche attraverso una revisione dei sussidi «con particolare attenzione a quelli dannosi per l’ambiente». E poi ancora: contrasto all’evasione fiscale, riforma del mercato del lavoro con l’inserimento del salario minimo e implementazione delle banche dati.

Strada in salita
I titoli ci sono. Ma c’è ancora molto lavoro da fare per passare dai cluster al testo che dovrà avere l’ok della Commissione europea prima e del Consiglio dei ministri dell’Unione europea poi. Non tutti i progetti arrivati da ogni parte sul tavolo del Ciae potranno finire nel documento da inviare a Bruxelles entro aprile. I soldi non basterebbero. Si dovrà scegliere quali tratte ferroviarie e strade finanziare e quali no (70 miliardi solo il piano della ministra De Micheli “Italia Veloce”), se puntare sugli ecobonus da 30 miliardi chiesti dal Mise di Patuanelli o sul potenziamento del comparto dell’aerospazio chiesto dal ministero della Difesa, se dare priorità ai 10 miliardi chiesta dalla Azzolina per la scuola o riservare anche qualcosa al piano per lo sport di Spadafora.

E ora si apre la vera partita. Nella quale pure il Parlamento, con le opposizioni, vorrà avere voce in capitolo. In ogni caso, come aveva già spiegato Gentiloni, e come ha specificato Amendola, il 37% dei 209 miliardi dovrà andare in progetti green. A fine mese, la Commissione europea chiarirà le idee al governo fornendo i paletti precisi entro cui muoversi. Provando a limitare il più possibile l’effetto classico de “l’assalto alla diligenza”.

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