Contro la demagogiaAl referendum per votare No anche ai Cinquestelle

Tra le ragioni per esprimersi contro il taglio dei parlamentari, scrive il senatore di Forza Italia c’è anche la volontà di pensionare Di Maio e il suo movimento come retaggio di una politica velleitaria

«Voto No perché non voglio vedere le facce di Di Maio e Toninelli trionfanti»: l’ha detto l’ex calciatore Billy Costacurta, lo pensano in molti. Pensieri scorretti? No, affatto. In questi giorni, i più autorevoli costituzionalisti e politologi hanno spiegato i motivi per cui la vittoria dei Sì pregiudicherebbe la funzionalità del Senato e la rappresentatività dell’intero Parlamento.

Le ragioni per votare No sono tante e concrete. Ma come negare legittimità alle posizioni di chi in questo voto vede prima di tutto l’occasione per riportare alla realtà il velleitarismo grillino? Da Di Maio a Toninelli, a contestare la nobiltà di quest’argomento sono coloro che nel 2016 votarono No pur di mandare a casa Matteo Renzi. Non ci trovarono nulla di male, allora, nonostante quella di Renzi fosse una vera e articolata riforma costituzionale. Non c’è nulla di male oggi, tanto più che quella del Movimento 5 Stelle tutto è fuorché una riforma tesa a migliorare il funzionamento delle Istituzioni.

Lo ha detto anche il presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, il professor Gaetano Silvestri, che nella masochistica riforma grillina vede solo «la perdurante ostilità nei confronti del Parlamento di una cultura diffusa, purtroppo ancora permeata di autoritarismo». Non è una vera riforma, dunque, è l’ultima bandiera demagogica dei grillini. L’unica che non abbiano ancora ammainato e vilipeso.

Perciò, detto che dall’entità dei risparmi alla funzionalità e rappresentatività delle Camere, tutti gli argomenti di Di Maio a favore del Sì si sono rivelati falsi, e ricordando che tanto Di Maio quanto Marco Travaglio, il suo “Emilio Fede”, hanno passato anni spiegandoci che “nei Paesi seri” chi mente alla Nazione e chi minaccia la credibilità delle Istituzioni “va a casa”, beh, trovo non ci sia nulla di male nel voler “mandare a casa” Di Maio votando No al referendum. Una dimostrazione di serietà, appunto. Un voto a favore della buona Politica contro la demagogia distruttiva.

*Andrea Cangini, senatore di Forza Italia