Sette colli, sette cittàRoma è la capitale delle diseguaglianze (e nessuno sa come uscirne)

Non soltanto rifiuti, buche e trasporti. I problemi vanno oltre l’Amministrazione Raggi è riguardano anche le divisioni sociali, politiche, economiche e culturali all’interno del territorio. Un divario del quale la politica sembra non riuscire a farsi carico, mentre un gruppo di docenti universitari ha realizzato delle mappe per vederci più chiaro

(Photo by Vincenzo Pinto / AFP)

Roma è la Capitale delle disuguaglianze: bastano poche fermate di autobus per passare dal benessere al disagio. La Città Eterna, che Virginia Raggi ha governato negli ultimi cinque anni e intende continuare a farlo, è una somma di contraddizioni e ingiustizie. Da una parte all’altra dell’Urbe la qualità della vita cambia totalmente, si riducono le possibilità, peggiorano i trasporti e diminuiscono i servizi. Gli esempi si sprecano. Le domande di reddito di cittadinanza accolte a Tor Bella Monaca sono 4 ogni 100 abitanti, contro le 0,4 dei Parioli. Due mondi che non si incontrano, nel giro di qualche chilometro.

Non è solo una questione di distanze tra centro e periferia. Nella Repubblica Platone scriveva che ogni città è composta a sua volta da due città contrapposte, una di ricchi e una di poveri. «Noi a Roma ne abbiamo contate sette: la prima è quella turistica del centro storico, la seconda è quella ricca che comprende Roma Nord, la terza è quella delle periferie lungo le vie consolari, la quarta sono le enclave della disuguaglianza e i nuclei di case popolari, la quinta è intorno al Grande Raccordo Anulare formata da insediamenti sparsi anche di origine abusiva, la sesta città è quella delle periferie estreme, la settima è Ostia». La stima è di Salvatore Monni, economista e professore all’Università di Roma Tre. Insieme a Federico Tomassi e Keti Lelo ha redatto una serie di mappe sulle disuguaglianze di Roma, raccolte prima in un blog e poi in un libro edito da Donzelli.

Ci sono i problemi noti alle cronache: rifiuti e trasporti, buche e decoro. Il Comune spazza solo sei strade su dieci, in una città tornata ad allagarsi con le prime piogge autunnali. Ma dalle tabelle degli studiosi emergono anche squilibri profondi, spesso invisibili. Qual è l’impatto delle disuguaglianze sulla Capitale? «Il problema più grave – spiega il professor Monni – sta nelle differenze di opportunità, più che di ricchezza. A Roma, in base al quartiere in cui nasci, avrai possibilità molto diverse».

E allora si scopre che ai Parioli il 42 per cento dei residenti è laureato, ma la percentuale crolla al 5 per cento a Tor Cervara, periferia est della Capitale. Riassumendo: nella stessa città, un quartiere ha otto volte la percentuale di laureati rispetto a un altro. E a Santa Maria di Galeria il 30 per cento della popolazione ha al massimo la licenza elementare. Un cittadino su tre. A tutto questo, Monni aggiunge un dettaglio inquietante: «Utilizzando l’indice di sviluppo umano dell’Onu, un indicatore che tiene conto del Pil, dell’istruzione e dell’aspettativa di vita, il sesto municipio di Roma è paragonabile a un Paese povero africano».

«Le mappe della disuguaglianza», così si chiama il progetto dei tre prof universitari, fotografano una situazione allarmante. Sono arrivate anche in Campidoglio sulle scrivanie degli assessori, ma non sembrano aver sortito effetto. I problemi strutturali si trascinano da anni, ma la situazione non è migliorata, anzi. Secondo Monni, «il limite maggiore di quest’amministrazione è la mancanza di visione, non c’è un’idea di città».

I Cinque Stelle hanno preso i voti soprattutto in periferia. Per fare un esempio, in zone come Borghesiana e Magliana la Raggi ha superato l’80 per cento dei consensi, a Torre Angela e Centocelle oltre il 70 per cento. «Da quei quartieri arrivava un mandato preciso che avrebbe dovuto responsabilizzare chi governa, ma la rivoluzione tanto attesa non c’è stata. Restano problemi fortissimi e situazioni drammatiche. Passeggiando in diverse zone, mancano elementi basilari come l’illuminazione e i marciapiedi».

Mentre la periferia cresce a ritmi forsennati, il centro di Roma si spopola, resta appannaggio di pensionati e piccoli nuclei familiari. Ed è protagonista della cosiddetta “airbnbizzazione”. Gli appartamenti sono troppo cari per viverci e vengono affittati ai turisti: quasi 16 mila gli alloggi disponibili su Airbnb nel solo Primo Municipio, 30 mila in tutta la città.

Le cifre sono quelle di un esodo: tra il 2001 e il 2018 i residenti del centro sono diminuiti dell’11 per cento, mentre sono aumentati del 40 per cento nelle borgate fuori dal Grande Raccordo Anulare. Giovani e famiglie si spostano qui, dove le case e la vita costano meno. Il paradosso è che mancano i servizi, dagli asili ai trasporti. Basti pensare che la percentuale di residenti serviti da una ferrovia locale o dalle metropolitane è pari a zero in ben 42 zone della città. Qui si consuma una disparità di genere molto emblematica: le donne si laureano più degli uomini ma il loro tasso di occupazione è nettamente inferiore rispetto a quello maschile. In periferia le donne sono più istruite, ma restano a casa.

Gli squilibri sociali ed economici hanno ridisegnato anche la geografia politica cittadina. Le zone periferiche che fino agli anni Settanta erano considerate “rosse”, sono diventate basi elettorali di Cinque Stelle e Lega, mentre il Pd resta nella cosiddetta “zona Ztl”, quella del centro e degli eleganti quartieri residenziali. Un fenomeno ormai assodato, che un ex vicesindaco come Walter Tocci, ha riassunto così: «La sinistra perdeva non solo il radicamento popolare, ma perfino la cognizione della vita della periferia». Anche al recente referendum per il taglio dei parlamentari, la Capitale si è espressa con voci diverse e lontane. In centro ha vinto il No, nelle periferie ha dilagato il Sì. Mondi opposti, sotto lo stesso cielo.

Tra pochi mesi Roma tornerà al voto. Nonostante le titubanze del suo stesso Movimento, Virginia Raggi è decisa a ripresentarsi. Il Partito Democratico non ha ancora definito una strategia. Si è vociferato di un patto, poi smentito, coi Cinque Stelle per far desistere la sindaca. Mentre il Pd vorrebbe convincere il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, a sinistra fioriscono le autocandidature e Matteo Salvini ha tappezzato la città con i suoi manifesti.

Per la politica la riduzione delle disuguaglianze non sembra una priorità. In campagna elettorale il disagio dei quartieri torna puntualmente d’attualità, con tanto di comizi e passeggiate, per poi essere accantonato una volta salite le scale del Campidoglio. Se i romani aspettano le urne con la solita disillusione, il professor Monni non ha dubbi: «La situazione della Capitale è la conseguenza dell’inazione della politica. Gli amministratori incompetenti, quelli che non conoscono la città, i dati e le periferie, continueranno a fare politiche sbagliate, anche se agiscono in buona fede».

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