Inversione del botteghinoLa scommessa di “Tenet” è vinta a metà: il film funziona, ma non salverà la stagione

Il mondo di Hollywood aveva riposto nel film di Christopher Nolan le speranze di ripresa per il 2020: se avesse funzionato, allora sarebbero usciti a ruota anche altri film. Un banco di prova che però, pur andando bene, non si dimostra risolutivo

Immagine tratta da Youtube

Più o meno 20 milioni di dollari. Secondo le stime diffuse dalla stessa Warner Bros domenica, sono questi gli incassi totalizzati in America nel weekend e nelle aperture anticipate da “Tenet”, il nuovo film di Christopher Nolan. È tanto? È poco?

Dipende. Sulla questione il regista ha sempre mantenuto una posizione inflessibile: il film deve uscire e, soprattutto, deve uscire al cinema. Un punto di vista condiviso da pochi, nel difficile contesto della pandemia, quando la maggior parte dei produttori ha preferito rimandare le hit a tempi migliori (il 2021, si spera) o puntare sulle piattaforme in streaming (come la Disney e il suo “Mulan”).

A mantenere Nolan nella sua posizione sono state ragioni economiche (il film è costato, solo per la sua realizzazione 200 milioni di dollari) ed estetiche. Ma c’è di più: vista la posta in gioco, l’uscita di “Tenet” è diventata il grande banco di prova di Hollywood. Se funziona, allora potranno uscire anche gli altri, in autunno. Se non va, è meglio chiudere e riaprire nel 2021.

Al momento, è una situazione ancora difficile da decifrare. Certo, 20 milioni sono un buon risultato. Secondo alcuni esperti contattati dal New York Times, in tempi normali sarebbero stati almeno 50.

Conforta ma non è risolutivo il dato proveniente dal resto del mondo: sono circa 140 milioni di dollari totalizzati in due settimane (sì, in America è uscito più tardi che altrove), con un record di 30 milioni in Cina per i primi tre giorni, considerevole vista la crescente attrazione per le produzioni interne.

Il problema è che, insieme alla comprensibile diffidenza degli spettatori, si aggiunge un numero ancora basso di sale aperte. Al momento è chiuso il 35% dei cinema sul territorio statunitense, nello stato di New York lo sono tutti, come in North Carolina e in New Mexico.

In California non c’è una serrata totale, ma la maggior parte non ha ancora aperto, e lo stesso vale per Washington, Michigan e Oregon. Per cui mancano almeno 70 milioni di americani all’appello, cioè quelli che vivono in zone dove andare al cinema è proibito o sconsigliato dalle autorità.

Cosa faranno appena le restrizioni saranno allentate? Si precipiteranno a vedere un film incensato dalle recensioni, anche se ormai gli spoiler sono diffusi in rete, o preferiranno mantenere una certa distanza di sicurezza?

È troppo presto per saperlo, e questo significa che è troppo presto per capire se lanciare “Tenet” in estate (anche se più tardi rispetto ai programmi iniziali) sia stato un azzardo o meno.

A differenza degli altri lavori di Nolan, che erano stati tutti più o meno dei successi istantanei, ci si dovrà preparare a qualcosa di simile a una maratona. Una gara di resistenza, insomma, nel lungo periodo, prevedendo un lento miglioramento della situazione, una minore incidenza del coronavirus e una ritrovata fiducia tra gli spettatori.

Potrebbe richiedere delle settimane, e questo significa solo una cosa: che la sfida di “Tenet” potrebbe ridursi a una corsa solitaria. In mancanza di dati confortanti, le altre case di produzione aspetteranno a lanciare (con il rischio di bruciare) la loro pellicola. Meglio essere prudenti.

Se Nolan vincerà, avrà avuto ragione. Ma di fronte alla lentezza dei risultati, potrebbe non esserci il tanto atteso effetto-traino. Il cinema del 2020, insomma, rimarrà senza il miracoloso salvatore.

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