Il paradosso populistaEcco come hanno tagliato i soldi ai partiti per darli alla casta degli eletti

Il finanziamento pubblico consentiva agli iscritti e alla base di fare politica, adesso i denari arrivano ai gruppi parlamentari. E così, allo stesso modo, i tagliatori di deputati e di senatori aumentano stipendio e benefit dei loro protetti. Ma il problema non è il compenso di Tridico o di Parisi, il problema è aver scelto Tridico e Parisi. E, del resto, con gli stipendi bassi imposti dalla demagogia grillina, quelli bravi non riesci ad assumerli

Avete creduto all’anticasta e al taglio dei costi della politica?

Bene, questa breve storia è per voi.

Per anni vi hanno detto che era giusto abolire il finanziamento pubblico dei partiti. Fu la prima grande battaglia “anticasta” portata a termine. Ciò che oggi rimane è il finanziamento ai gruppi parlamentari. Il risultato, cari anticasta, è semplice: mentre il finanziamento ai partiti, con tutti gli abusi del caso, permetteva agli iscritti e alla base senza potere di fare politica, il finanziamento ai gruppi parlamentari è diretto agli eletti, alla casta che tanto detestate.

Insomma, avete tolto ai cittadini e avete dato agli eletti. Decine di milioni di euro che hanno piena legittimazione perché con quei soldi si fanno funzionare i gruppi in Parlamento: molto vero.

Solo che in epoca di trasparenza, tanto evocata e così disattesa, è bene sapere che mentre i finanziamenti ai partiti seguivano regole rigide i soldi ai gruppi parlamentari sono off limits da qualsiasi sguardo esterno. Ovvero è impossibile sapere come vengono spesi: il controllo è affidato agli onorevoli questori – la casta che controlla la casta – con l’ausilio di società di revisione. Per dire: non sapremo mai se un gruppo parlamentare ha dato in appalto un servizio ad una azienda legata a qualche eletto.

Risultato: eleggiamo meno parlamentari ma a chi viene eletto diamo mani libere.

Non solo: i paladini che tagliano la rappresentanza consentono ai loro ”protetti” di alzarsi stipendio e benefit: vedi i casi di Mimmo Parisi e quello recentissimo di Pasquale Tridico che di fronte ai loro fallimenti pensano bene di meritare un upgrade. Il punto è proprio questo: non è lo stipendio di Tridico o di Parisi a dover scandalizzare ma i loro clamorosi insuccessi, le bugie, le inadeguatezze. Se in posizioni apicali e di grande responsabilità prevedi stipendi così bassi da essere fuori mercato, come nel caso di Inps e Anpal,  è chiaro che non si attirano competenze e talenti, ma i Tridico e i Parisi.

Non chiamateli populisti, quindi. Sono più semplicemente inadeguati. E i truffati siete voi.

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