Contromisure preventiveLa Commissione europea ha un piano per quando arriverà il vaccino anti-Covid

Entro dicembre gli Stati membri dovranno elaborare un piano nazionale per garantire la corretta diffusione dei vaccini. Saranno distribuiti in modo proporzionale al numero della popolazione, e ogni Paese dovrà individuare i soggetti prioritari a cui somministrare le prime dosi

(Photo by Lionel Bonaventure / AFP)

Giocare d’anticipo, elaborare da subito una strategia comune. Perché se l’Europa si è trovata impreparata al Covid-19 come il resto del mondo, ora vuole a tutti i costi farsi trovare pronta per quando arriverà il vaccino.

È il piano presentato dalla Commissione europea in occasione della riunione del Consiglio che si è tenuta nelle giornate del 15 e 16 ottobre per discutere, in primo luogo, della situazione epidemiologica.

Lo scopo della Commissione in tal senso, dichiara la Presidente Ursula von der Leyen, è quello di aiutare gli Stati membri «a predisporre le loro campagne di vaccinazione, ossia a stabilire quali siano i gruppi prioritari, come garantire una distribuzione equa e come proteggere i più vulnerabili».

«Ci siamo fortemente impegnati per concludere accordi con le aziende farmaceutiche e garantire un determinato numero di dosi in futuro», aggiunge, «ora dobbiamo assicurarci che l’arrivo di un vaccino ci trovi pienamente preparati a diffonderlo».

Per questo l’obiettivo, dichiata Margaritis Schinas, Vicepresidente per la Promozione dello stile di vita europeo, «è garantire che i vaccini per il Covid-19, una volta disponibili, siano sicuri, dal costo contenuto e accessibili per tutti nell’Ue».

Intanto la seconda ondata dell’epidemia sta riportando il livello del contagio a dati vicini a quelli che si erano registrati a marzo. Secondo i dati riportati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, al 16 ottobre sono oltre i 4 milioni i casi di Coronavirus registrati nei Paesi dell’Ue e nel Regno Unito, per un totale di quasi 200 mila i decessi.

Ad essere in crescita sono i casi che riguardano in particolare le persone oltre i 65 anni, e i nuovi ricoveri dovuti al Covid, così come le unità ospedaliere impiegate nel reparto di terapia intensiva, stanno aumentando in circa la metà dei Paesi. I dati riportano inoltre che per più di due settimane si è registrato un aumento del tasso di mortalità durante il periodo di incubazione di 14 giorni.

La situazione resta drammatica anche in Italia, dove il fenomeno viene classificato in fase acuta. Nella settimana che va dal 5 all’11 ottobre, secondo l’ultimo rapporto rilasciato dal Ministero della salute, il numero di casi sintomatici è quasi raddoppiato rispetto alle due settimane precedenti, passando da 8.198 a 15.189 casi, registrando «un’accelerazione del progressivo peggioramento dell’epidemia».

«È con grande preoccupazione che assisto a un aumento sempre più rapido dei tassi di infezione in tutta l’UE», dichiara la Commissaria per la salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides, che chiarisce: «Il vaccino non sarà una soluzione miracolosa, ma avrà un ruolo fondamentale per salvare vite umane e contenere la pandemia».

Al momento la Commissione ha siglato accordi con tre grandi gruppi dell’industria farmaceutica per garantirsi l’approvvigionamento del vaccino una volta che questo si sia rivelato sicuro ed efficace. Si tratta delle aziende AstraZeneca (con un’opzione di acquisto per 300 milioni di dosi), Sanofi-GSK (300 milioni di dosi) e Johnson & Johnson (200 milioni di dosi). Ma la Commissione continua a discutere accordi simili anche con altri produttori come CureVac, Moderna e BioNTech/Pfizer, con i quali ha concluso la fase dei colloqui esplorativi.

Ma con quali tempi saranno disponibili i vaccini? Piero Di Lorenzo, presidente dell’Irbm di Pomezia, il centro che insieme all’università di Oxford ha sviluppato il candidato vaccino prodotto da AstraZeneca, ha dichiarato ad Adnkronos che entro la fine dell’anno è «ragionevolmente credibile» che nel Paese arriveranno circa 3 milioni di dosi.

Intanto il 14 ottobre anche il candidato vaccino dell’azienda statunitense Moderna, denominato mRNA-1273, ha ricevuto la conferma dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali) di essere idoneo a presentare la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione Europea. Nel comunicato stampa in cui viene data la notizia, l’azienda di biotecnologie dichiara che sta aumentando la produzione per essere in grado di fornire tra 500 milioni e 1 miliardo di dosi l’anno a partire dal 2021.

Per garantire l’efficacia delle soluzioni vaccinali, la Commissione chiede agli Stati membri la garanzia di alcuni parametri di efficienza. Tra questi in particolare la capacità, da parte dei servizi di vaccinazione, di somministrare i vaccini anche in termini di forza lavoro qualificata e di dispositivi medici e di protezione; un accesso ai vaccini agevole e dal costo contenuto e una comunicazione chiara sui benefici, i rischi e l’importanza dei vaccini per rafforzare la fiducia dei cittadini.

La commissione garantisce che tutti gli Stati membri avranno accesso ai vaccini contemporaneamente in base al numero di abitanti, e chiarisce in un primo momento le dosi saranno limitate in attesa che la produzione possa essere incrementata.

Per questo ogni Pese avrà il compito di stabilire alcuni gruppi prioritari a cui destinare i vaccini nella fase iniziale. La scelta è rimessa alla discrezione dei singoli Stati membri, ma la Commissione ha stilato una lista di destinatari potenziali in base dei criteri di rilevanza. Tra questi gli operatori sanitari e delle strutture di assistenza a lungo termine; le persone di età superiore a 60 anni e i soggetti particolarmente a rischio per le loro condizioni di salute; i lavoratori essenziali, le persone impossibilitate a osservare il distanziamento sociale e i gruppi socioeconomici più svantaggiati.

Nel frattempo ogni Paese dovrà continuare ad adottare le misure necessarie a contenere la trasmissione del virus secondo quanto già stanno facendo i governi nazionali. Tra queste la Commissione raccomanda l’uso di mascherine, l’invito a non lasciare il domicilio, la chiusura dei luoghi pubblici, le limitazioni del numero di persone autorizzate a radunarsi in luoghi chiusi e all’aperto, il telelavoro e l’adattamento dei luoghi di lavoro.

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