NeoliberismiIl progetto della Bocconi per ridurre il tasso di infibulazione femminile in Africa

Eliana La Ferrara e i suoi colleghi hanno organizzato incontri pubblici in Somalia per discutere e sensibilizzare sulla mutilazione genitale: dopo 14 mesi di attività i dati confermano un effetto a medio termine nel ridurre la pratica e modificarne la percezione. La ricerca ha ricevuto un finanziamento di 200mila dollari

Afp

L’USAID, l’agenzia governativa americana per lo sviluppo, finanzierà una ricerca progettata dal Laboratory for Effective Anti-poverty Policies (LEAP) della Bocconi per ridurre il tasso di mutilazione genitale femminile in Africa. Il progetto promettente e a basso costo, dal titolo Testing an Information and Coordination Tool to Reduce Female Genital Cutting, ha ricevuto un finanziamento di 200mila dollari.

«Pensiamo che la persistenza delle pratiche di mutilazione genitale possa essere in parte dovuta alla cosiddetta ignoranza pluralistica: le persone si attengono a norme sociali dannose perché pensano che tutti gli altri le sostengano» spiega Eliana La Ferrara, direttore scientifico del LEAP e principal investigator del progetto.

Il meccanismo consiste nel modificare gli atteggiamenti nei confronti della pratica. Di fatto, come progetto collaterale di una collaborazione con Save the Children in Somalia e grazie ai fondi concessi dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), La Ferrara e i suoi colleghi hanno organizzato incontri pubblici per discutere della forma più devastante di mutilazione genitale: l’infibulazione o circoncisione faraonica, come viene chiamata nell’Africa nord-orientale.

All’inizio dell’incontro, ai partecipanti è stato chiesto di stimare quante persone sarebbero state favorevoli all’infibulazione e quante contrarie. Successivamente è stato chiesto loro di votare a scrutinio segreto, dichiarandosi pro o contro la pratica. Nella metà degli incontri, scelti a caso, i risultati del voto resi pubblici al termine dell’evento hanno evidenziato un fattore importante.

«Poiché la quota di persone contrarie all’infibulazione era solitamente maggiore delle loro stime, ci aspettavamo di fornire uno shock positivo alla maggioranza dei partecipanti. Allo stesso tempo, avevamo un gruppo di controllo, ovvero i partecipanti agli altri incontri, che non conoscevano l’esito del voto» afferma La Ferrara.

I dati raccolti circa 14 mesi dopo gli incontri confermano un effetto a medio termine nel ridurre i tassi di mutilazione e nel modificare gli atteggiamenti nei confronti della pratica. Il contributo USAID finanzierà un follow-up a lungo termine per verificare se gli effetti persistono e per valutare la scalabilità del progetto in altre parti dell’Africa.

Gli studiosi coinvolti nel progetto insieme a La Ferrara sono Selim Gulesci (Trinity College Dublin e LEAP), David Smerdon (University of Queensland) e Munshi Sulaiman (BRAC).

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