Il Mondo nuovoCome l’Italia si sta adattando alla rivoluzione del Fintech

Nell'evento organizzato da PHYD, piattaforma fisica e digitale dedicata alla formazione, il professore Marco Giorgino spiega quali competenze bisogna acquisire per entrare in un settore in rapido mutamento

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Il Fintech ha rivoluzionato il mondo dei servizi finanziari. Una cambio di paradigma digitale che sta modificando il modo di lavorare, ma anche di assumere, delle banche e assicurazioni di oggi. Il tema è diventato talmente importante da aver spinto la Commissione europea a pubblicare il 24 settembre una proposta di strategia per rendere i servizi finanziari europei più compatibili con il digitale e stimolare l’innovazione e la concorrenza tra i fornitori di servizi finanziari nell’Unione: in quell’occasione ha fornito delle linee guida su come agevolare le start-up Fintech. Il fine è ridurre la frammentazione nel mercato unico digitale, in modo che i consumatori possano avere accesso ai prodotti finanziari oltre confine.

La rivoluzione digitale in atto non sta solo cambiando il modo di fare business ma sta generando nuove opportunità di lavoro. Da questa rivoluzione il sistema bancario può trarre una leva importante per la propria sostenibilità futura. La digitalizzazione rappresenta un’opportunità per le banche e le assicurazioni di diventare più efficienti rendendo sempre più soddisfatti i propri clienti. Oggi per l’Italia è fondamentale individuare una via personalizzata al Fintech. D’altra parte, ciò che funziona in una parte del mondo non necessariamente può essere mutuato e funzionare in altri mercati, senza valutare le specificità del contesto di approdo.

«Il Fintech non è solo il felice incontro tra finanza e tecnologia ma qualcosa di più profondo», sottolinea Marco Giorgino professore ordinario di Financial Markets and Institutions presso il Politecnico di Milano dove insegna anche fintech e Financial Risk Management. Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano dal 2015, ha parlato di questo il 12 ottobre in un incontro organizzato da PHYD, piattaforma fisica e digitale nata dalla collaborazione fra The Adecco Group e Microsoft, chiamato “La via italiana al fintech”.

Per Giorgino – che al Fintech ha dedicato il libro “un libro” (Egea) spiega :«Da molti anni il mondo della finanza investe in sistemi informatici. Non si tratta certo di un fenomeno nuovo. La novità, invece, è che Fintech rappresenta ora una sigla che esprime tutta la potenzialità dell’innovazione digitale all’interno dei servizi bancari e finanziari. E non solo nel rapporto tra operatori e mercato». Fintech include sempre più tipologie di operatori che cercano di applicare le tecnologie digitali e il loro sviluppo all’interno del mercato finanziario. «Quando parlo di tecnologia digitale – sottolinea Giorgino – parlo dell’uso dei big data, cioè grandi moli di informazioni qualitative e quantitative utilizzate a fini di analisi e poi decisionali per impegnarsi in servizi finanziari. Credo che il vero vantaggio sia del mercato, nel suo complesso tra consumatori e operatori».

L’Italia sull’innovazione digitale ha scontato dei ritardi generalizzati, non solo legati all’ambito finanziario. Tuttavia negli ultimi mesi c’è stata una accelerazione da parte degli operatori nello sviluppo di soluzioni digitali e da parte del mercato nel comprenderne l’utilità e il vantaggio. Ecco perché, secondo Giorgino, in questo senso l’Italia è a buon punto: alcune banche e compagnie assicurative hanno fatto investimenti importanti, non solo finanziari, per poter offrire ai loro clienti delle soluzioni in linea con quelle proposte in altri paesi.

Fin qui si è parlato di operatori già presenti sul mercato. Ma ci sono anche tante nuove società fintech e insurtech, che riguardano quindi sia il mondo bancario-finanziario che assicurativo: a oggi nel nostro Paese se ne contano 350.

L’Italia ha delle caratteristiche, due in particolare, che la rendono molto diversa da altri Stati: è il paese più dedito al risparmio. In più, qui la cultura digitale sta accelerando mentre quella finanziaria un po’ meno. «Proprio per questo fare attenzione a soluzioni fortemente digitalizzate che lasciano al risparmiatore molta parte delle decisioni quando la sua cultura finanziaria è ancora debole e quindi poco coerente con quello che è il suo potenziale. Noi abbiamo anche una missione sociale: dobbiamo proteggere il nostro risparmio ed evitare che la tecnologia digitale possa distruggerlo. Il secondo aspetto riguarda le piccole-medie aziende, specificità tutta italiana: per questo bisogna impegnarsi per rendere la potenzialità della soluzione digitale coerente anche con le caratteristiche del nostro mercato. Ci sono delle realtà Fintech che nascono proprio per lo small-business, le piccole-medie aziende che possono aver bisogno di questo tipo di servizio».

Per Giorgino i servizi, le opportunità e i benefici che Fintech può portare sono indirizzabili a quattro macro-categorie. La prima concerne il mondo dei pagamenti digitali. La seconda area è del risparmio, cioè dei prodotti per cui la tecnologia digitale viene messa al servizio del risparmiatore: a beneficiarne sono anche gli operatori che li offrono, questi servizi di gestione del risparmio. Gli operatori digitali aiutano gli operatori del risparmio a essere più performanti nei confronti del consumatore finale. La terza area è quella dello small-business che riguarda i prodotti di finanziamento per le piccolo-medie imprese. Infine, il mondo dei prodotti assicurativi a forte contenuto digitale. «Ipotizziamo un incidente in automobile. Posso inviare la foto del danno che ho subito a un software che lo elabora, lo quantifica e lo indirizza verso la carrozzeria più vicina e comoda e lo liquida senza che l’intervento di nessuno. Sembra fantascienza ma è invece realtà».

Il mondo del fintech è un mondo variegato. Per poter operare in questo mondo, secondo Giorgino servono degli strumenti in particolare. «Innanzitutto, c’è bisogno di competenze tra loro complementari. Ad esempio, certamente è importante la tecnologia digitale ma anche la gestione e il suo uso a fine di business e di svolgimento delle attività imprenditoriali. Un punto imprescindibile riguarda poi il mondo dei data: big data, big data analitycs, data scientist. Noi abbiamo bisogno di sviluppare competenze per estrarre più valore possibile dai dati di cui disponiamo. Attraverso il dato ho una migliore comprensione del mondo in cui mi muovo e di quali possono essere le sue dinamiche per poter prendere decisioni più puntuali. Un esempio semplice riguarda la profilazione dei clienti nel mondo dei servizi di gestione di risparmio».

Un secondo ambito importante è quello relativo agli strumenti digitali per il marketing, il social marketing e tutto ciò che serve per intercettare e guidare e indirizzare certi fenomeni. Una competenza molto richiesta, quella di massimizzare il valore di un prodotto o di un servizio anche in base a come viene collocato e posizionato nel mercato rispetto alla concorrenza o al cliente. Un terzo e trasversale aspetto – che per Giornino manca in Italia – è l’approccio all’imprenditorialità e all’innovazione. Infine, uno strumento necessario di cui disporre sono le competenze finanziarie.

Detto questo, in Italia il Fintech sta facendo strada. Le realtà italiane impegnate in questo ambito non sono più startup in quanto sono ormai già realtà consolidate. Escludendo gli operatori già consolidati come Fineco, Intesa San Paolo, Mediolanum, Banca Sella, Alianz, nel mondo delle nuove società c’è Illimity, realtà nata nel 2018 che offre servizi rivolti allo small-business costruiti su misura per questo settore. Poi Credimi, che propone finanziamenti alle imprese e, in 24 ore, valuta il credito ed eroga i soldi, fornendo così risposte tempestive. E, ancora, nell’ambito della gestione del risparmio c’è Moneyfarm, tra le prime a offrire servizi di digitalizzazione per permettere al risparmiatore, anche con il conforto di un consulente, di gestire il proprio portafoglio sulla base della sua profilazione del rischio. Queste realtà hanno un grande merito: non solo quello di innovare e portare servizi finanziari digitalizzati sul mercato ma anche di aver spinto gli operatori tradizionali ad accelerare i propri processi di innovazione.

«Lo stimolo che Fintech dà non è solo per il cliente finale ma anche per gli operatori tradizionali che capiscono che si può fare di più. Infatti mi pare che il mercato sia migliorato in termini di tutela del consumatore, come parametri di prestazione – qualità, efficienza, velocità – ed economicità. Questo è un beneficio per tutto il mercato». Ma, Giorgino lo sottolinea chiaramente, siamo solo agli inizi di questa realtà. Infatti, l’importanza relativa di tutte le Fintech rispetto all’intero mercato finanziario è ancora molto contenuta. «Per capire questo settore nella sua complessità e osservarne gli effetti in profondità dobbiamo capire quanta parte degli operatori tradizionali verrà trasformata e modificata in un nuovo modello di business».

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