Effetti collateraliQuanto costa (in euro) l’inquinamento atmosferico per i cittadini europei

Uno studio di CE Delft ha analizzato 432 città del Continente calcolando le ricadute economiche della scarsa qualità dell’aria connesse all’alto numero di automobili in circolazione e alla carenza del trasporto pubblico, i costi sanitari e le morti premature: il conto è 1535 euro a testa per ogni italiano

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Quarta causa di morte a livello mondiale tra tutti i rischi per la salute dopo ipertensione, cattiva alimentazione e fumo. L’inquinamento atmosferico è una minaccia significativa a cui sono attribuite, nella sola Europa, oltre 500mila morti premature l’anno; circa 400mila nei paesi dell’Unione (più il Regno Unito). Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, sarebbe la prima causa di decessi prematuri dovuti a fattori ambientali nel continente. Si tratta di un problema, più impattante nelle città (dove vivono due terzi degli europei), di natura sanitaria, economica e sociale.

CE Delft, un’organizzazione indipendente di ricerca e consulenza specializzata nello sviluppo di soluzioni innovative ai problemi ambientali, ha stilato un rapporto, il più ampio in termini di città e inquinanti studiati, sui costi sanitari dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani del continente. Pubblicato il 21 ottobre e commissionato da un consorzio di Ong guidato da Alleanza europea per la saluta pubblica (Epha), lo studio si fonda sull’analisi di 432 siti urbani (e dei relativi 130 milioni di abitanti) di tutti i paesi dell’Unione più Norvegia, Svezia e Regno Unito.

Il rapporto quantifica il valore monetario di cure mediche, morte prematura, giornate lavorative perse e altri costi sanitari causati dai tre inquinanti atmosferici che causano la maggior parte di malattie e decessi: particolato (PM), ozono (O₃) e biossido di azoto (NO₂). Per tutte le città campionate i costi sociali registrati nel 2018 ammontano a oltre 166 miliardi di euro: circa 385 milioni di euro in media per città all’anno.

Il caso Italia
I costi dell’inquinamento atmosferico connessi all’alto numero di automobili in circolazione e alla carenza del trasporto pubblico incidono sul portafoglio degli italiani più che nel resto d’Europa. Ricoveri ospedalieri, perdita di benessere, impatti indiretti sulla salute e, quindi, riduzione dell’aspettativa di vita sono i fattori che fanno la somma del costo sociale.

Annualmente, in Italia ogni cittadino deve pagare 1535 euro di danni indotti dall’aria insalubre. Con questo dato il Paese domina la classica delle 10 peggiori città dell’Unione, per costo pro capite, dove compare con cinque siti urbani: Milano (al 2° posto della graduatoria con oltre 2800 euro di danni sociali pro capite all’anno), Padova (3° posto, 2455 euro), Venezia e Brescia (6° e 7° posto, con 2106 euro) e Torino (9° posto con 2076 euro). Nel resto della classifica Romania (1° posto con Bucarest, circa 3mila euro), Polonia (4°con Varsavia, 2433 euro), Repubblica Slovacca (5° con Bratislava, 2168 euro), Bulgaria (8° con Sofia, 2084 euro) e Germania (10° con Monaco, 1984 euro).

Brutte notizie arrivano anche dalla classifica delle 25 città con il più alto danno economico annuale indotto dall’inquinamento atmosferico. Se al primo posto compare Londra (con oltre 11 milioni di euro di “costi sociali”), poi Bucarest (2°, con 6,3 milioni di euro), Berlino (3°, con 5,2 milioni) e Varsavia (4°, con 4,4 milioni), l’Italia porta in classifica ben tre città: Roma (5° con più di 4 milioni di euro di danno annuale), Milano (8°, quasi 3,5 milioni di euro) e infine Torino (18°, più di 1,8 milioni di euro). Chiudono la classifica Zagabria (24°, con 1,3 milioni) e la Polonia (25° con Braslavia, 1,2 milioni).

Il Paese detiene altri due, poco incoraggianti, primati: sono tutti suoi i cinque siti urbani più inquinati da ozono (O3). Si tratta di Brescia (1° con 7,02 µg/m3), Lecco (2° con 6,15), Bergamo (3° con 6,03), Milano (4° con 5,80) e Piacenza (5° con 5,70). Inoltre, Sassari compare al 5° posto tra le cinque città in cui la percentuale dei rischi di morbilità (malattia) da inquinamento atmosferico è più elevata. Alle prime quattro posizioni, invece, Cipro (1° con Nicosia), Spagna (2° con Arrecife e 3° con Telde) e Malta (4° con La Valletta).

La situazione europea
Nel 2018, in media, ogni abitante di una città dell’Unione ha subito una perdita di benessere, a causa dell’aria insalubre, di oltre 1250 euro all’anno. La mortalità prematura è la componente principale dei costi sociali: il suo contributo medio è del 76,1% mentre quello della morbilità è del 23,9%.

Dei tre inquinanti analizzati nello studio, il PM causa la stragrande maggioranza dei costi, l’82,5% in media, seguito da NO₂ (15%, principalmente dovuto al traffico) e O₃ (2,5%, deriva dalla combustione).

«Il nostro studio – ha dichiarato il segretario generale dell’Epha Sascha Marschang – rivela l’entità dei danni che l’aria tossica sta causando alla salute delle persone e le enormi disuguaglianze sanitarie che esistono tra e all’interno dei paesi europei. In larga misura, la situazione può essere influenzata dalle politiche dei trasporti e le città possono ridurre i costi passando alla mobilità urbana a emissioni zero. I governi e l’Unione europea dovrebbero tenere a mente questi costi per la politica dei trasporti al fine di sostenere, non ostacolare, una sana ripresa dalla pandemia di Covid-19».

Sarebbero i trasporti a primeggiare tra le principali fonti di inquinamento atmosferico urbano, con un costo di 67-80 miliardi di euro nell’Unione nel 2016. Proprio per questo lo studio vuole sottolineare che anche piccoli cambiamenti nelle abitudini del settore e delle politiche cittadine possono fare la differenza, anche dal punto di vista economico. Basti pensare che un aumento dell’1% del numero di automobili in una città fa incrementare i costi complessivi dell’inquinamento dell’aria di quasi lo 0,5%.

Epha con questo report chiede strategie politiche per promuovere alternative di trasporto più sostenibili come la mobilità elettrica in sostituzione dei mezzi alimentati con combustibili fossili. Per finanziarle, ricorda l’Alleanza, sarà fondamentale servirsi dei fondi dell’Unione messi a disposizione per fronteggiare la crisi legata alla pandemia Coronavirus.

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