Ingegneria romanzesca Distrazioni letterarie in un tempo di difficile lettura

Una matrioska di libri da cui escono scrittori di fantasia. Tra amori non corrisposti e autori che ritagliano missive misteriose con accanto l’immagine della cosa il cui nome inizia con quella lettera (b per birillo, f per fionda, g per girabacchino…)

Foto di congerdesign da Pixabay

— “Bisogna togliergli gli strumenti dello scrivere con i quali ci fa e si fa male, continuamente convincendoci, come fosse una confessione, di non saper scrivere affatto, e si punge coi puntini sulle i, e si ferisce con gli accenti acuminati: un’opera cruenta. Ogni pagina del suo ultimo libro presenta, come conseguente reazione aggressiva della carta offesa, il bordo affilatissimo così che premendo il taglio anteriore del libro su un pomodoro o su un uovo si ricavano nettissime fette sottilmente letterarie (anche con le cipolle funziona ossia fa anche piangere), un libro utile”. Inizia così l’ultimo libro di Brondo Brondi, un romanzo di deformazione.

— “Chi è Brondo? Non chi è ma cosa è: un nome, solo un nome, e Brondi un cognome, solo un cognome. Certamente non d’arte, né l’uno né l’altro, e nemmeno di parte, forse per viltà”. Inizia così l’ultimo libro di Agrostis Festuca, un romanzo più autoinflitto che autobiografico, un racconto all’inglese piattamente erboso, sul quale fioriscono isterici rancori tra scrittori (forsthystera petulans), scolorito in maniera uniforme, e incredibilmente piatto anche nel crescendo ovviamente finale, scritto, sembrerebbe, col tagliaerba ovvero con arpa modificata.

“Arpa da taglio dell’erba” sarebbe appunto il titolo che così a naso ricorda l’odore (lo stremante odore dell’erba appena tagliata) di un celebre testo giovanile di Sdrumma Capocchie. Uno dei pochi libri, L’Arpa eccetera, che, vorremmo far notare, non succhia il ghiacciolo di un altro celebre testo del Capocchie, quello del sangue in frigo, origine e anche fine di ogni libro a brevissima scadenza.

— “I personaggi di questa storia sono due, uno è Brondo, l’altro è Agrostis, due scrittori sedicenti ma anche insultanti l’uno l’altro di non esserlo. Il libro ruota intorno a un perno ovvero un chiodo fisso per entrambi: Rosa Perno (a testa sferica). Perché, come è noto (è scritto in una passo del libro) lei, Perno, è l’organo di accoppiamento che assicura a ogni parte di un congegno (ovviamente letterario) di ruotare rispetto all’altra. Assistiamo nauseati a dimenticabili intrecci costituiti da un tronco d’albero (ovviamente motore dell’azione) abbracciato a un cuscinetto. Perno e cuscinetto direttamente a contatto, previa superficiale spalmatura di lubrificante.

Sfere, rulli rotanti, rotolamento: è la meccanica dei sentimenti al servizio dell’ingegneria romanzesca”. Inizia così l’ultimo libro confessione di Cuscinetto Radiale, una storia di scrittori, due, Brondo e Agrostis, tre con Cuscinetto, i quali tre, non corrisposti, amerebbero Rosa Perno che, invece, ama La Vita, Agro La Vita, che non scrive né legge pur ricevendo i libri con dedica intimidatoria dei tre scrittori, per parla con voce suadente tra sé e sé.

— “Si dice che Cuscinetto non scriva per si dice anche che esista (esiste qualcuno che non scrive?). E non solo lui, si dice anche che esista un suo epistolario segreto (ah, ecco, appunto). Da qualche parte, si dice. Quale parte? Il petto o la coscia (pare sia questo il titolo). Un epistolario col titolo? Un previdente mittente? Quanti segreti. Nascono segreti senza che siano stati mai concepiti vuoi in duo vuoi in a-solo? A chi indirizzava lettere?

Si dice anche che, senza alcuna intenzione minatoria, le ritagliasse, queste lettere, da quei bei libri scolastici elementari, o addirittura dai tabelloni alfabetici (queste ultime, spedite in busta grande), e le inviasse una alla volta, quelle belle lettere con accanto la figura della cosa il cui nome iniziava con quella lettera (b per birillo, f per fionda, g per girabacchino…). La rivelazione, il mistero svelato: non scriveva, ritenendo che le lettere fossero state tutte già scritte, quindi prescritte, così che egli le prescriveva a sua volta a mezzo posta, per scriveva l’indirizzo (il falso indizio, per vero per il servizio postale).”

Inizia così il libro di memorie di Memoria Episodica (il nome è autentico, verificato ovvero anagrafico), scrittrice a lungo termine nonché predestinata destinataria (dalle note di copertura). Pare sia in possesso di tutte le lettere di Cuscinetto con le quali, e con la colla, pare avrebbe composto questo bel libro, anche con le figure delle cose il cui nome… “Delle cose il cui nome…” è il bel titolo, compresi i puntini (alla lettera p).

I brani sono tratti da “Incipicchia!”, libro di prossimo macero, a cura di Vito Taburno.

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