Prove tecniche di futuroPer parlare della pandemia Baricco inventa un nuovo format editoriale (e potrebbe indicare una strada)

Un testo digitale, fruibile solo da smartphone e diviso in frammenti che possono essere socializzati. Il tutto distribuito in modo gratuito. Un concept interessante per un’industria che, anche in America, cerca di soluzioni nuove

da Pixy.org

È stato pubblicato in sordina, alle 10:04 di venerdì 22. Il saggio sulla pandemia di Alessandro Baricco, dal titolo “Quel che stavamo cercando” va ad aggiungersi alla fitta letteratura sul tema pubblicata finora. A cavallo tra la prima e la seconda ondata. È costruito di 33 frammenti, è gratuito e – questa è una delle particolarità – si può leggere solo da smartphone. Per accedere si dovrà, come per i menù, inquadrare il QR code.

Le riflessioni seguono un ordine suggerito, ma non obbligatorio. La struttura è semplice: un frammento per pagina, dove ognuno incorpora la lettura fatta dall’autore torinese (si può leggere e ascoltare). Tutti, poi, possono essere condivisi sui social.

Il concept, abbastanza innovativo, è stato creato dalla agenzia dieci04 (questo spiega l’orario di pubblicazione) di Valentina Rivetti e Sebastiano Iannizzotto. Punta a creare un prodotto intimo, privato e personale.

In questo senso, lo stile frammentato, che riproduce un ordine di pensiero casuale (o non ordinato proprio per scelta), è funzionale: riproduce uno stile meditativo e al tempo stesso si rivela adatto alla sua destinazione d’uso, cioè lo smartphone.

È qui, forse, l’indicazione più interessante che rende originale l’operazione editoriale. Un testo pensato fin dall’inizio per essere digitale. Un saggio (ma lo è ancora? Ne segue davvero la struttura?) costruito per la viralità e che affianca alle parole il design minimal e la voce stessa dello scrittore.

Insomma, è qualcosa di diverso rispetto agli ebook, troppo a lungo considerati – per colpa e pigrizia –  una semplice traslazione su tablet del testo cartaceo. È qualcosa di nuovo, e potrebbe diventare un modello: forse non nella forma e nemmeno nel format, ma nell’idea di far collaborare scrittori e web agency.

Del resto, che nel settore ci sia movimento, lo dimostra un altro segnale, che viene dagli Stati Uniti. L’ex editor di Crown, Molly Stern – è lei dietro a “Becoming”, il memoir di Michelle Obama (due milioni di copie in due settimane), ma anche a “Gone Girl” di Gillian Flynn, ha fondato una nuova casa editrice: Zando.

Qui cercherà di unire al suo fiuto e alla sua esperienza l’adozione di nuovi modelli di marketing e distribuzione. Anziché seguire la classica trafila di rivenditori, librerie e pubblicità, punterà a stabilire accordi con personalità famose e importanti, aziende e brand di un certo peso. Saranno loro a pubblicizzare i titoli a fan e clienti. In cambio riceveranno una parte delle royalty.

Funzionerà? Il progetto può contare su una piccola ma solida rete di finanziatori (tra cui l’azienda di contenuti per i media fondata da Elisabeth Murdoch) mentre nel board siedono anche Matthew Lieber, che ha fondato la società di podcast Gimlet, e David Benioff, produttore di “Game of Thrones”, tutte cose che danno un segnale: la casa editrice sarà crossmediale. Libri, podcast, serie.

È un’evoluzione di cui si parla da tanto. Anticipata più volte, immaginata in varie forme, praticata con difficoltà.

Forse, volendo credere a quello che dice Baricco, non è un caso che questi segnali di transizione, più convincenti di altri, arrivino proprio adesso. Nel saggio in questione lo scrittore torinese sostiene che la pandemia rifletta, nel suo essere mito (un concetto complicato) il cambiamento imposto dal nuovo mondo digitale, che chiama Game.

Se è così, è arrivata la svolta. Anche la nuova forma-libro, cioè ibrida, crossmediale, pronta a mutare forma e formato, si sta adattando alla nuova era. Queste sperimentazioni lo dimostrerebbero.

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