Roulette russaMontecitorio sta cadendo sotto i colpi del Covid, ma Roberto Fico ancora non muove un dito

È venuto il momento di consentire ai deputati di lavorare da remoto, votazioni comprese. Ma mentre la destra esulta in mancanza del numero legale, il presidente della Camera si comporta come il Re Tentenna

L’assedio del Covid a Montecitorio sta producendo una situazione ormai al limite. A questo punto o Roberto Fico prende la situazione in mano o il Parlamento rischia di cadere, nemmeno ci fosse una rivoluzione o un attacco dal cielo.

I contagiati aumentano ogni giorno. Martedì prossimo sulla piazza di Montecitorio ci saranno i camper per effettuare i tamponi e allora si scoprirà che i malati sono ancora di più. Il terrore corre sul filo – era un vecchio film noir – sarebbe meglio dire che corre sulle chat dei gruppi parlamentari.

In un palazzo già trasfigurato dalla “estensione” dell’Aula nel famoso Transatlantico, i conciliaboli vertono molto più sui pericoli del Covid che sul rimpasto di governo o altre amenità. Manca del tutto insomma quel clima che consente un lavoro proficuo e sereno.

Non c’è dunque tempo da perdere in chiacchiere, commissioni, audizioni, non è il caso di farsi avviluppare dalla ragnatela dei bizantinismi di cui la politica italiana è maestra: cambiate i regolamenti, quello che vi pare, ma consentite ai deputati di lavorare da remoto, ivi comprese le votazioni.

Ormai è inutile illudersi. Con tre capigruppo fuori combattimento (Mariastella Gelmini di Forza Italia, il Cinquestelle Davide Crippa e il capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida) e una marea di deputati di maggioranza e opposizione in quarantena o ammalati, la Camera non è nelle condizioni di lavorare.

Vorremmo sottolineare che la funzione dei capigruppo è assolutamente essenziale per uno svolgimento ordinato dei lavori e per la congruenza dei comportamenti politici dei vari gruppi parlamentari.

Sono settimane che Stefano Ceccanti si sta adoperando per spiegare che il lavoro parlamentare si può svolgere – temporaneamente – non in presenza. Finora ha raccolto 144 firme su una proposta di modifica regolamentare per consentire il voto telematico.

C’è una documentazione ricchissima depositata a Montecitorio (ma lo stesso discorso si può estendere al Senato) nella quale sono contenute tutte le modalità che possono essere attivate per ovviare al problema delle assenze causate dal coronavirus.

Già al tempo della prima ondata il giurista Salvatore Curreri aveva scritto: «Nessuna norma vigente è tale da escludere che le Camere possano introdurre l’intervento a distanza e il voto telematico in circostanze eccezionali», in quanto «le Camere godono di ampia autonomia» per quel che concerne «le modalità di votazione», a patto naturalmente che vi sia accordo fra i gruppi parlamentari nell’introdurre novità nel funzionamento del Parlamento.

Ma il problema sta proprio qui perché la destra è sempre tentata di lucrare sulle disgrazie altrui, pronta a esultare ogni volta che manchi il numero legale e soprattutto ad approfittare delle assenze per mandare sotto la maggioranza.

Stupefacente poi l’inerzia di Fico, probabilmente succube di un tradizionale conservatorismo dei massimi funzionari della Camera: ma il rischio è che questo presidente della Camera passi alla storia come il Re Tentenna in una situazione molto seria.

«La Camera è una roulette russa», ha detto Enrico Borghi, uno dei deputati più importanti del gruppo del Partito democratico. Ecco, se non si vuole finire come Christopher Walken nel “Cacciatore” di Michael Cimino, vittima di quell’assurdo gioco, si eviti che la roulette russa colpisca a morte il nostro Parlamento.

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