Ignorato dal governoIl piano per evitare la seconda ondata del virologo Crisanti

Lo scorso 20 agosto il professore dell’Università di Padova ha consegnato ai ministri in carica e al Comitato tecnico scientifico un documento nel quale delineava la futura dinamica di trasmissione del virus, i fattori che ne influenzano i possibili scenari e le misure con cui si poteva evitare la situazione odierna

MARCO BERTORELLO / AFP

Oltre 400mila tamponi al giorno per spegnere sul nascere i focolai di Covid-19 e il tracciamento automatico di tutte le persone che hanno avuto un contatto con i positivi.  Sono queste le due misure più importanti del documento consegnato (e pubblicato da Lettera150, la rivista del relativo think tank a cui aderiscono circa 250 accademici di diverse discipline) lo scorso 20 agosto da Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova, al governo di Giuseppe Conte e al Comitato tecnico scientifico.

Una proposta che, come ricorda Crisanti, non ha più «avuto riscontri», nonostante «ancora una volta si persiste nell’errore di non chiedersi come, ridotto il contagio con misure progressivamente restrittive, si faccia a mantenerlo a livelli bassi». Lacuna programmatica che secondo il virologo «ci condannerà a una altalena di misure restrittive e ripresa di normalità che avrà effetti disastrosi sull’economia, l’educazione e la vita di relazione».

Il piano di Crisanti, invece, delineava la dinamica di trasmissione del virus e i fattori che ne influenzano i possibili scenari. Per poi, nella sostanza, formulare per l’Italia un sistema di sorveglianza attiva in grado di bloccare sul nascere i focolai di trasmissione di Sars covid2.

Partendo dalla realizzazione di 20 laboratori con la capacità di effettuare diecimila tamponi al giorno sul modello di quello realizzato dall’università di Padova che combina flessibilità, precisione, scalabilità e indipendenza dai fornitori per i reagenti. Altri 20 laboratori mobili con capacità di effettuare duemila tamponi al giorno per rispondere prontamente a situazioni di emergenza e sostenere la capacità di regioni in difficoltà. Integrando, infine, questa aumentata capacità con quella delle ATS regionali con la creazione di una centrale comune di analisi dati.

Crisanti indicava anche le possibili motivazioni dell’aumento dei casi, rivelatesi poi veritiere: «Stiamo assistendo a una ripresa della trasmissione virale che interessa tutto il territorio nazionale alimentata da comportamenti di socializzazione diffusi prevalentemente tra i giovani (ma non solo) e da casi di importazione – si legge nel documento. Il fatto che l’età media si sia abbassata è un fenomeno apparente non riconducibile alle caratteristiche genetiche e biologiche del virus. Nella fase attuale, consapevoli del fatto che le persone infette possono essere asintomatiche o presentare una sintomatologia lieve, si eseguono test a persone che prima sarebbero state trascurate».

Per poi avvisare delle eventuali conseguenze derivanti da un numero giornaliero di positivi vicino ai livelli della prima ondata. «Il comportamento dei singoli individui e la capacità di sorveglianza del sistema sanitario di identificare e circoscrivere i focolai determinano una situazione di equilibrio che risulta nel numero di casi giornalieri. È – continua il documento – fondamentale tenere questo numero il più basso possibile per proteggere le persone vulnerabili ed evitare il collasso del sistema sanitario e quindi l’esplosione di casi gravi e l’aumento della mortalità. Se si raggiunge la soglia di rottura, quando il numero dei casi eccede la capacità di risposta del sistema sanitario, l’unica opzione disponibile rimane il lockdown che, vista la situazione economica, rimane una scelta estrema».

Il virologo ripercorre quindi quelle che sono state e quelle che in un futuro non troppo remoto potrebbero essere le misure cui il nostro Paese va incontro. Il punto di rottura dell’equilibrio, tuttavia, secondo Cristanti si può evitare spiegando alle persone con semplicità e onestà la fase che stiamo vivendo e incentivando comportamenti virtuosi diffusi. Ma anche attraverso «l’uso massiccio e mirato di tamponi».

È necessario infatti «incrementare su scala nazionale la capacità di fare tamponi che superi le barriere e divisioni regionali che hanno generato una insensata panoplia di iniziative e adozioni tecnologiche che sicuramente generano confusione e in alcuni casi sono controproducenti» scrive Crisanti .

Pertanto, seguendo le indicazioni del documento, per aumentare la capacità di contenimento e monitoraggio si dovrà effettuare: «attività di sorveglianza e controllo nelle scuole a personale e studenti»; «attività di sorveglianza e controllo sul personale di uffici pubblici»; «attività di controllo ai posti di frontiera per intercettare i casi di importazione combinando il tutto con un accordo con google per tracciare i movimenti degli stranieri e italiani che entrano in Italia con aerei treni e mezzi propri»; «Incoraggiare l’adesione al sistema di tracciamento ppp Immuni assicurando a tutti coloro che scaricano l’applicazione priorità di accesso ai tamponi»; «assicurare il corretto espletamento delle elezioni in sicurezza».

I costi di questa iniziativa possono essere stimati in circa 40 milioni euro di investimenti e circa 1 milione e mezzo al giorno di costi di gestione comprensivi di reagenti e personale, conclude Crisanti. Che ricorda infine come «il migliore investimento per supportare l’economia e migliorare la qualità della vita che si può e si deve fare ora è quello di creare un sistema di sorveglianza attiva in grado di farci convivere con bassi livelli di trasmissione virale» in quanto «il vantaggio competitivo di una economia oggi passa principalmente attraverso la tutela della salute pubblica».

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