Il nuovo capitalismo verdeDi fronte ai governi inerti, sono le aziende che devono promuovere l’innovazione per il clima

Di fronte alla crisi ambientale, sono i protagonisti del privato che hanno fatto i maggiori passi in avanti. La loro azione, spiega Rebecca Henderson in “Nel mondo che brucia” (Luiss University Press) è benefica anche per gli effetti e i modelli che propone al settore pubblico

Immagine tratta da Pxhere

Il mondo degli affari deve fare pressione sui governi in ogni modo perché affrontino il problema del cambiamento climatico e regolino i mercati in modo lungimirante e basato su fondamenti scientifici.

Le giuste norme – come una carbon tax o un tetto alle emissioni – consentirebbero non solo all’economia globale di rinunciare al carbone con costi minimi, ma anche di investire miliardi di dollari in nuove opportunità di mercato. L’abbandono del carbone sarà costoso, ma non frenare il cambiamento climatico costerebbe miliardi di dollari in più.

Secondo le stime attuali, il cambiamento climatico costerà all’economia degli Stati Uniti fino al 10 per cento del Pil entro la fine del secolo, e destabilizzerà gli approvvigionamenti mondiali di cibo. Secondo le stime dell’IPCC, limitare le emissioni di gas serra a un livello che offra il 66 per cento di possibilità di non superare un riscaldamento di 2 °C costerebbe dal 3 all’11 per cento del Pil mondiale entro il 2100.

Non limitare il riscaldamento globale invece costerebbe dal 23 al 74 per cento del Pil globale pro capite entro il 2100, un calo dovuto alla minore produzione agricola, ai rischi perla salute, alle città sommerse e ad altri grandi disastri. Un mancato freno al cambiamento climatico causerebbe inoltre un danno irreversibile alle generazioni future. Proprio come si sta impegnando per l’inclusione, il mondo degli affari dovrebbe darsi da fare anche per lasciare un pianeta sano ai nostri figli.

Nel privato, già in tanti hanno intrapreso questa strada. Nella provincia canadese della British Columbia, il sostegno privato è stato determinante per l’attuazione della tassa per il clima. Negli Stati Uniti ha portato all’adozione della Regional Greenhouse Gas Initiative (RGGI), il sistema per lo scambio del carbone dell’Atlantico centrale e del Nordest, e all’impegno della California di diventare carbon-free al 100 per cento entro il 2045.

Nell’aprile del 2019, Gary Herbert, governatore repubblicano dello Utah, ha firmato il Community Renewable Energy Act. Secondo questa legge, Rocky Mountain Power, fornitore di energia dello stato, dovrà offrire energia rinnovabile al 100 per cento a chi ne farà richiesta: in questo modo intere città e paesi passeranno alle rinnovabili. L’approvazione della legge è stata il coronamento di tre anni di negoziati dietro le quinte tra il fornitore, le imprese e le città desiderose di cambiare.

Bryn Carey è uno degli imprenditori che hanno permesso a questa iniziativa di trovare supporto politico. Nel 2004 ha fondato Ski Butlers, un’impresa di consegna e noleggio sci, partendo da un garage monoposto a Park City. Si è reso subito conto che il cambiamento climatico rappresentava una minaccia concreta, non solo per i suoi affari, ma anche per lo stato e per quello sport che tanto amava.

Lo Utah è uno dei cinque stati americani che si stanno riscaldando più in fretta. Negli ultimi quarantotto anni, la temperatura media è aumentata di più di 3 °F e la neve è diminuita, minacciando non solo l’industria dello sci ma anche le scorte statali di acqua.

Nel 2012, Carey ha passato mesi a cercare di convincere la comunità degli imprenditori di Park City a sostenere un’iniziativa per l’installazione dei pannelli solari su tutti i tetti della città, senza però riuscirci, capendo così che solo la politica avrebbe potuto cambiare le cose.

Nel 2015 ha spinto i suoi dipendenti, attivisti locali e altri membri della società civile – “decine” di persone – a presenziare a un consiglio cittadino. L’anno seguente, il consiglio ha approvato una risoluzione per il passaggio completo della città all’energia rinnovabile entro il 2032. Nel luglio del 2016, Salt Lake City ha approvato una risoluzione simile, e nel 2017 molte altre comunità dello Utah hanno seguito l’esempio.

Nello Utah le città che volevano passare alle rinnovabili avevano però solo due possibilità: costruirsi una propria centrale o acquistare energia da Rocky Mountain Power, un monopolio a regolamentazione statale famigerato per il suo uso del carbone.

Nel 2015, a causa dell’uso di energia basata su combustibili fossili, già da un decennio Salt Lake City violava gli standard federali sulla qualità dell’aria. Jackie Biskupski, sindaca appena eletta, ha proposto pertanto a Rocky Mountain Power di finanziare gli investimenti per far passare Salt Lake City alle rinnovabili.

Nei due anni seguenti la sindaca, col sostegno del mondo dell’ambientalismo, delle imprese e dei sindaci di altre città, ha contrattato con il fornitore per capire quali leggi sarebbero state necessarie. La coalizione ha potuto contare sul rapido cambiamento dei prezzi delle rinnovabili. Nel dicembre del 2018, PacifiCorp, proprietaria di Rocky Mountain Power, ha pubblicato un rapporto secondo il quale 13 delle sue 22 centrali a carbone costavano più delle alternative disponibili: chiuderle avrebbe permesso di risparmiare milioni di dollari.

Nella lista non era però presente alcuna centrale dell’azienda nello Utah; il fornitore doveva infatti ancora rientrare dei debiti contratti per costruirle, e richiedeva un risarcimento per un’eventuale chiusura anticipata. È stato pertanto stabilito che le comunità che passavano alle rinnovabili avrebbero dovuto continuare a pagare i debiti contratti per il carbone.

Biskupski ha ricordato quanto sono stati complicati i negoziati per arrivare all’accordo: «Certo, ci sono stati momenti di scoramento. In frangenti simili devi far ricominciare le contrattazioni, ricordando a tutti: stiamo facendo un percorso. Abbiamo preso un impegno. Quello che conta sono le persone, e le persone vogliono l’aria pulita».

Più di duecento imprese, città e contee degli Stati Uniti si sono impegnate a usare energia al 100 per cento pulita e rinnovabile. Secondo le stime di America’s Pledge, una no profit che censisce le organizzazioni locali negli Stati Uniti, questi soggetti si sono impegnati a ridurre i gas serra del 17 per cento nel 2025 rispetto ai livelli del 2005. America’s Pledge, per ridurre ulteriormente le emissioni, suggerisce inoltre di usare strategie «ad alto impatto, a breve termine, e immediatamente a disposizione dei soggetti locali»; in tal modo la cifra potrebbe arrivare al 21 per cento.

Se la coalizione si impegnerà più ad ampio raggio nell’economia degli Stati Uniti, si potrebbe arrivare perfino a una riduzione del 24 per cento. L’America, con un calo simile, arriverebbe pertanto «a un passo dal rispettare gli Accordi di Parigi». Il rapporto si chiude con l’affermazione che «la decarbonizzazione può partire dal basso grazie ai protagonisti dell’economia reale […] ma solo se si impegneranno e sapranno collaborare».

Nel 2017, quando Trump ha dichiarato che avrebbe fatto uscire gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, proprio come Siria e Nicaragua, gli unici due paesi che non si erano impegnati ad agire contro il cambiamento climatico, i Ceo di trenta aziende statunitensi, come Apple, Gap, Google, HP e Levi Strauss, hanno pubblicato una lettera aperta per invitarlo a ripensarci. Elon Musk, Ceo di Tesla, e Bob Iger, Ceo di Disney, si sono dimessi dall’Advisory Council del presidente in segno di protesta.

We Are Still In è una coalizione ancor più ambiziosa, che al momento «comprende 3500 rappresentanti di tutti i 50 stati, imprese grandi e piccole, sindaci e governatori, rettori universitari, leader religiosi e tribali e istituzioni culturali». Il suo scopo è catalizzare l’azione a livello locale perché gli Stati Uniti mantengano gli impegni presi durante l’Accordo di Parigi.

Attualmente, più di duemila imprese hanno firmato l’accordo, impegnandosi a collaborare coi governi nazionali e le comunità locali per ridurre le emissioni di gas serra.

La coalizione ha presenziato ai negoziati internazionali sul clima alla COP24 del dicembre 2018, come delegazione ombra, e si è incontrata con governi e delegati per richiedere norme più rigorose per applicare l’Accordo di Parigi.

I miei colleghi che lavorano nei negoziati internazionali sul clima mi hanno spiegato quanto il sostegno evidente del settore privato sia importante per mantenere vive le contrattazioni. La situazione resta però disperata. Il settore privato non deve mai perdere l’occasione di ribadire ai governi l’importanza primaria della lotta al cambiamento climatico.

da “Nel mondo che brucia. Ripensare il capitalismo per la sopravvivenza del pianeta”, di Rebecca Henderson, Luiss University Press, 2020

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta ForecastCompra il super magazine Linkiesta Forecast + New York Times

Il nuovo super magazine Linkiesta Forecast, in collaborazione con il New York Times, può essere ordinato qui.

Duecentoquaranta pagine sugli Scenari 2021, le tendenze, l’agenda globale della nuova èra post Covid.

Con interventi di Premi Nobel, di dissidenti, di campioni dello sport, di imprenditori, di artisti, di stilisti, di ambientalisti e delle firme de Linkiesta e del New York Times.

Un progetto straordinario de Linkiesta che si aggiunge al Paper, a K, ad Europea, a Gastronomika, a Greenkiesta, ma reso ancora più eccezionale dalla partecipazione del New York Times, in esclusiva per l’Italia.

Lo spediremo con posta tracciata (al costo di 5 euro per l’invio), ma si trova anche nelle edicole di Milano e Roma e nelle migliori librerie indipendenti d’Italia.

10 a copia