Maggioranza QuirinaleSullo scostamento di bilancio, Berlusconi fa politica e Salvini si dimostra poco capace

Il sì unanime a Montecitorio certifica il fallimento della strategia del leader leghista, che da quando è all’opposizione non ha mai proposto un’alternativa credibile al governo. Adesso il Cavaliere potrebbe portare con sé Giorgia Meloni in un’operazione volta a isolare la Lega alle prossime elezioni del Presidente della Repubblica

Valerio Portelli/LaPresse

In politica non sempre contano i numeri. Silvio Berlusconi ha un terzo dei voti di Matteo Salvini eppure lo ha costretto a votare lo scostamento di bilancio insieme all’odiato governo. E il caporione leghista lo dovrebbe ringraziare il Cavaliere che lo ha estratto almeno per un giorno dalle secche di un’opposizione distruttiva e irrilevante.

Berlusconi ha fatto politica (senza esagerare, eh, in fondo ha votato a favore di un atto pressoché dovuto) ed è plasticamente rientrato nei giochi che contano pur avendo dietro di sé una piccola pattuglia parlamentare, eppure è lì, a dirigere il centrodestra finora trascinato dai sovranisti alle vongole nel sottoscala della politica.

Dov’è allora la rilevanza del voto di ieri? Sta in una possibilità, per ora solo intravista nella nebbia di questa fase politica dominata da un governo malfermo e un’opposizione bloccata dai suoi livori. E non stiamo parlando di una “maggioranza Ursula” di governo ma di una partita ancora più importante, quella del Quirinale.

Perché ieri si è vista la “voglia” di Berlusconi di giocare le sue carte, in questo abbastanza seguito da una Meloni tatticamente più sveglia di Salvini: e dunque, in prospettiva, la costruzione di una super-maggioranza su un nome forte e condiviso senza la Lega può essere lo schema vincente per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Staccare non solo Berlusconi ma anche la Meloni da Salvini potrebbe essere il gioco di prestigio di Zingaretti, se sarà praticabile.

Ma di certo ciò che ieri si è visto a occhio nudo è la marginalizzazione di Salvini.

Nel tabellone di Montecitorio inusualmente tutto di lucine verdi – il sì unanime allo scostamento – si è come disegnato il fallimento della sua tattica del wait and see in attesa del crollo del governo “dimenticando” però di prospettare un’alternativa seria e credibile.

Di fatto il leader della Lega ha sprecato tutti questi mesi. Dopo l’harakiri del Papeete, invece di lavorare a ricostruire un’immagine di governo possibile, Salvini ha passato il tempo a dare spallate fallimentari, dall’Emilia alla Toscana, si è crogiolato con un negazionismo da avanspettacolo, ha provato a lucrare sulle disgrazie dovute al Covid, non ha mai influito sul corso reale delle cose: che per un leader politico così ambizioso è come per uno scolaro essere bocciato tutti gli anni.

E non a caso i sondaggi rilevano un inesorabile e costante sgocciolamento di consensi, rischiando di sorpassare il Partito democratico in discesa. Tornato a raccogliere i voti nel Nord e basta, è probabile che si votasse domani l’ex ministro dell’’Interno non supererebbe di molto il 20 per cento, al netto di altri possibili disastri.

Da tempo il leader del centrodestra non è più solo lui, circondato dalla spregiudicata Giorgia e dall’eterno ritorno di zio Silvio. Il crollo di Donald Trump e la generale perdita di appeal del sovranismo sono fattori che remano contro di lui. Al punto che un eventuale schianto di Conte e del suo governo, ipotesi tutt’altro che fantascientifica, non è detto che lo aiuterebbe a rialzarsi dal tappeto dove si sta progressivamente accartocciando.

Dalla giornata di ieri non emerge un vincitore – tantomeno Conte – ma certamente uno sconfitto: Salvini onorevole Matteo.

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