Piano Italia CashlessCome funzionano il cashback di dicembre e il supercashback del 2021

Il governo introdurrà alcuni provvedimenti per incentivare il pagamento con moneta digitale nei negozi fisici. Si parte già nell’ultimo mese del 2020, con rimborsi fino del 10%, nella speranza di stimolare i consumi in vista di Natale. Incentivi di cui il Paese ha bisogno: siamo al 23esimo posto in Europa per pagamenti senza contante

Lapresse

A dicembre entrerà in funzione il cashback, il rimborso di una parte delle spese fatte con carte di credito o debito, bancomat, bonifici bancari o tramite app installate sullo smartphone: la prima misura di un pacchetto riforme pensate dal governo per ridurre la circolazione del contante e incentivare l’uso della moneta elettronica.

Il provvedimento entrerà pienamente in funzione nel 2021, ma per l’ultimo mese del 2020 vedrà una sorta di fase di sperimentazione. L’altro obiettivo del governo, oltre alla diminuzione dell’utilizzo del contante, è dare uno stimolo ai consumi in vista del Natale.

Per il mese di dicembre è previsto un rimborso del 10 per cento per le spese cashless, quelle fatte senza contanti, con un tetto fissato a 150 euro e il divieto di frazionare i pagamenti per aumentare le transazioni. Lo potrà ottenere chi farà almeno dieci acquisti tracciabili entro la fine del mese e il rimborso arriverà direttamente via bonifico sul conto corrente.

Gli acquisti dovranno essere fatti nei negozi e negli esercizi commerciali, dove cioè l’uso della carta o delle app di pagamento è una reale alternativa ai contanti: per questo lo shopping online non è compreso nell’incentivo.

Per accedere al cashback di dicembre è necessario essere maggiorenni, residenti in Italia, e usare le carte solo per acquisti non legati ad attività professionali o di imprese. Inoltre il rimborso è individuale, quindi ogni componente di un nucleo familiare partecipa quindi al piano singolarmente. Bisogna registrarsi tramite l’app “Io” della Pubblica amministrazione o su altri sistemi messi a disposizione dagli operatori convenzionati con PagoPa, poi fornire il codice fiscale, gli estremi di una o più carte di credito e l’Iban: i rimborsi arriveranno sul conto corrente a febbraio 2021.

Da gennaio invece entrerà a regime il meccanismo standard del cashback. Il rimborso del 10 per cento, fino a 300 euro, per i pagamenti digitali richiede almeno 50 acquisti nel primo semestre e altri 50 per il secondo semestre del 2021, con un massimale di spesa previsto dal governo fissato a 3mila euro annui.

Il rimborso dovrebbe avvenire in due tranche, alla fine dei sei mesi, quindi a giugno e a dicembre, e riguarda qualsiasi tipo di acquisto: generi alimentari, abbigliamento, bar, ristoranti, anche le spese mediche, purché effettuati fisicamente negli esercizi commerciali.

Le regole per il rimborso del 2021 sono uguali a quelle del rimborso di Natale, e anche in questo caso a ogni singolo utente corrisponderà un mezzo di pagamento elettronico e l’Iban sul quale saranno effettuati i rimborsi.

Formalmente manca ancora il decreto attuativo del ministero dell’Economia: il provvedimento dovrebbe arrivare entro questa settimana, con una dote di 3 miliardi per il 2021 e altrettanti per il 2022. Il decreto è atteso anche per capire se ci sarà un limite minimo di spesa per accedere al rimborso.

Oltre al cashback di dicembre e quello dei due semestri del 2021, l’anno prossimo si aggiungerà un altro incentivo per i pagamenti con moneta elettronica: il super cashback, un premio da 3mila euro che andrà ai 100mila cittadini che useranno maggiormente il pagamento cashless.

In questo caso basterà semplicemente usare il più possibile la moneta elettronica, anche per le spese piccole: conta solo il numero di operazioni eseguite con carte e bancomat e il raggiungimento di un tetto minimo di 3mila euro annuali. Quindi un singolo caffè al bar pagato con moneta elettronica conterà quanto l’acquisto di uno smartphone. E tramite l’app “Io” potrà sapere in tempo reale in quale posizione ci si trova nella graduatoria.

Il Piano “Italia cashless”, collegato alla Legge di Bilancio 2020, è un progetto che prevede un pacchetto di misure per sostenere i pagamenti elettronici e contrastare l’economia sommersa. L’obiettivo infatti non è quello di fare un regalo a chi spende, ma contrastare la circolazione del contante per diminuire l’evasione fiscale. Una necessità per l’Italia, «che conta un’economia sommersa di oltre 210 miliardi di euro», secondo le stime pubblicate sul report “Verso la cashless revolution” del Forum The European House – Ambrosetti.

«L’Italia – si legge nel documento – ha ancora un po’ di strada da fare per la transizione cashless. Ma il piano del governo rappresenta un passo importante e può generare benefici diffusi per il Paese».

Solo in Europa, l’Italia è 23esima per pagamenti con moneta elettronica, solo Ungheria, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria fanno peggio. E la Community Cashless Society ha stimato un recupero fino a 29,5 miliardi di euro in caso di allineamento alla media europea dei pagamenti con carta. Stesso discorso anche per quanto riguarda l’Iva: con 33,5 miliardi di euro l’Italia è il peggior Paese in Europa per la riscossione di questa tassa, e un allineamento alla media continentale potrebbe portare un recupero di oltre 12 miliardi.

Il problema è che l’Italia «si muove verso la cashless society lentamente, a questa velocità raggiungerebbe l’attuale media dell’Unione nel 2028», spiega il documento del Forum Ambrosetti.

Ci sono diversi ostacoli alla diffusione del pagamento digitale. Da un sondaggio pubblicato sul report emerge che «i cittadini italiani sono spaventati da eventuali costi di utilizzo (46,9% delle risposte), maggiore esposizione a possibili frodi (43,0%) e difficoltà di accettazione (42,5%)».

Ma gli italiani sarebbero parzialmente giustificati dall’esperienza registrata nella quotidianità: una persona su tre dichiara di aver ricevuto uno o più rifiuti di accettazione della carta nell’ultimo anno, con i commerciati che motivano la mancata accettazione della carta con guasti al POS (40%), o alla sua assenza (30%).

Stando ai sondaggi, infatti, la predisposizione a usare le carte di pagamento è circa 3 volte superiore rispetto all’effettivo utilizzo: il 40,3 degli intervistati afferma di preferire i pagamenti con carta, ma solo il 12,9 la usa. Allo stesso modo c’è un generale apprezzamento per le misure messe in atto dal governo italiano sulla promozione dei pagamenti elettronici per il contrasto all’economia sommersa. In particolare al Sud, dove 77,8% dei cittadini la vede come una novità positiva.

«La transizione verso la “Cashless Revolution” – scrive il Forum Ambrosetti – è quindi la premessa per la modernizzazione della società e dell’economia, grazie alla generazione di molteplici benefici associati alla tracciabilità, all’efficienza e alla sicurezza dei pagamenti elettronici, tra cui la riduzione dei costi associati all’utilizzo del contante; l’emersione dell’economia sommersa; l’incremento del ciclo dei consumi, grazie alla possibilità di personalizzare le esperienze d’acquisto e di usufruire di nuovi canali di vendita; la sicurezza delle transazioni; lo stimolo all’innovazione e alla digitalizzazione dell’economia; la flessibilità e il contributo a garantire condizioni di business continuity anche in situazioni straordinarie di crisi».

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