La sfida degli EuinfluencerQuanto è difficile comunicare l’Europa nei social network

Solo il 45 per cento dei cittadini dell’Unione è al corrente della politica di coesione. Secondo Pablo Perez, responsabile dei social della Commissione fino allo 2019, non si possono raccontare le dinamiche Ue con discorsi astratti perché le persone sono stufe di slogan vuoti. Serve un approccio empatico e credibile

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Dal 2004 una delle priorità dell’Unione europea è far percepire ai cittadini i risultati raggiunti con le sue politiche e i fondi europei. Lo ha fatto prima con il programma “Europa per i cittadini”, che sarà confermato anche nel bilancio comunitario dei prossimi sette anni (2021-2027) e dal 2009 col progetto “Insieme per comunicare l’Europa”, il primo patto congiunto tra Parlamento, Consiglio e Commissione in termini di diffusione di notizie europee. Raccontarle in modo efficace non è soltanto una questione di opportunità, ma è un diritto garantito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue: informare i cittadini d’altronde incoraggia il dibattito utile a costruire una sfera pubblica europea.

«Da un punto di vista istituzionale l’Europa ha bisogno di mostrare ciò che sta facendo, non può soltanto raccontarlo con discorsi astratti» dichiara a Linkiesta Pablo Pérez, giornalista e responsabile della comunicazione social della Commissione europea fino allo scorso anno. Considera la popolazione affaticata dagli slogan vuoti, soprattutto in un momento di crisi in cui l’approccio dell’informazione deve essere empatico e capace di stare dalla parte dei cittadini con verità. I politici devono farsi vedere di più, non possono affidarsi soltanto alle dichiarazioni continua Pérez.

Quanto alle strategie per rendere i cittadini più interessati alle dinamiche comunitarie, invece, ricorda che è necessario conoscere la platea di riferimento, perché non si può pensare di comunicare ovunque allo stesso modo: la scelta del linguaggio fa la differenza ed è bene distinguere i tecnicismi dai concetti semplificati, e la trasparenza da un eccesso di informazioni superflue. «Ho sempre cercato di aiutare i presidenti e i commissari a raccontare al meglio la loro posizione in merito agli argomenti su cui si esprimevano, perché sono convinto che sui social media i veri influencer siano proprio i politici e i giornalisti»

La classifica degli EuInfluencer del 2020
La digital agency Zn Consulting,  pubblica ogni anno la classifica dei 40 Top “EuInfluncer”. Attraverso l’utilizzo di tools per il monitoraggio dei social l’agenzia ha individuato gli utenti che twittano sulla bolla europea in termini di politica, sostenibilità, trasporti, salute, tecnologia, spazio, economia e agricoltura. L’indagine su queste categorie è stata poi approfondita considerando il numero dei retweet, dei follower e la densità di quelli che condividono proprio da Bruxelles.

Dalla classifica generale sono stati poi indicati i vincitori di ciascuna sezione: si tratta principalmente di giornalisti, seguiti da politici ed esperti di comunicazione, che diventano punti di riferimento perché credibili. Analizzando i risultati al primo posto della categoria “EuPolitics” si legge il nome di Andrew Stroehlein, media director europeo dell’Ong Human Rights Watch di cui supervisiona le strategie mediatiche in Europa e Africa Occidentale. Come giornalista ha documentato conflitti, regimi autoritari e ha scritto del ruolo dei media in questi contesti. Su Twitter conta più di cento mila follower, così come Katya Adler, editor della Bbc Europe e la più influente nella sezione economica. Ha coperto la Brexit, gli attacchi terroristici e ha scritto della nascita del populismo, realizzando anche documentari sul traffico di droga in Messico e sugli scenari possibili che aspettano un Paese uscente dall’Ue.

Sono solo due invece gli italiani in classifica. Monica Frassoni, nove mila follower, è stata co-presidente del Partito Verde europeo fino allo scorso anno. Coordina la European Alliance to Save Energy, un’organizzazione composta di Ong, imprese ed eurodeputati che lavora per l’efficienza energetica europea, e lo European Center for Electoral Support che fornisce assistenza elettorale nei paesi in via di sviluppo. Oggi è presidente del Consiglio comunale di Ixelles in Belgio. Marco Ricorda è invece esperto di comunicazione istituzionale e politica, è stato membro di gabinetto di Antonio Tajani e responsabile dei social media del gruppo Alde. Oggi si occupa della strategia comunicativa del Centro internazionale per lo sviluppo delle politiche migratorie (Icmpd) e su Twitter lo seguono in 12 mila. Ma il progetto europeo Perceive coordinato dall’Università di Bologna suggerisce all’Europa di puntare anche sugli influencer di professione.

Non solo giornalisti e politici: l’Europa ha bisogno di influencer
Lo studio Perceive è stato condotto in sette Paesi europei (Italia, Svezia, Romania, Polonia, Spagna, Regno Unito, Austria) e, dopo tre anni di ricerche, nel 2019 gli studiosi hanno dimostrato quanto l’Europa sia conosciuta dai suoi cittadini. Occupandosi di percezione e comunicazione, i ricercatori hanno analizzato anche i social network per capire cosa dicono online i cittadini dell’Ue. Sono state esaminate le reazioni a oltre 40.000 post dedicati a temi europei ed è emerso che l’Europea è apprezzata quando distribuisce risorse. L’investimento nei fondi strutturali quindi fa aumentare la consapevolezza dei cittadini.

Questa attitudine però cambia quando sono proprio le istituzioni locali a raccontare direttamente la destinazione dei fondi europei. Perceive ha così messo a punto delle linee guida, evidenziando innanzitutto l’urgenza di strategie comunicative di lungo periodo supportate da utenti che, attraverso i social network, possano diffondere informazioni corrette e generare dialoghi alla pari.

L’Europa, insomma, ha bisogno di influencer per avvicinarsi ai cittadini e farsi conoscere meglio. Secondo i dati raccolti infatti solo il 45 per cento dei cittadini è al corrente della politica di coesione: esiste un gap di consapevolezza tra i Paesi entrati di recente nell’Unione, come la Slovacchia dove si arriva all’87 per cento, e l’Italia, Germania e Francia, per esempio, la cui media non supera il 20 per cento.  È quindi importante aprire a una comunicazione più pop che possa affiancare quella tradizionale.

DingDong, il viaggio di cinque influencer nell’Europa sostenibile
DingDong è il nuovo progetto promosso dalla Commissione europea nell’ambito del programma “EuinmyRegion” per promuovere il rispetto dell’ambiente e la sostenibilità. Cinque influencer, di altrettanti Paesi europei, sono in viaggio per raccontare sui social i progetti finanziati con fondi strutturali che stanno facendo la differenza in termini di lotta al cambiamento climatico e di transizione verde. «La Commissione europea, attraverso il Green Deal, si sta impegnando a rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. – spiegano a Linkiesta i referenti del media desk di DingDong – Ci rivolgiamo ai giovani e li incoraggiamo a migliorare il proprio stile di vita attraverso le storie di viaggio degli influencer che abbiamo scelto».

I ragazzi suonano alla porta delle realtà locali sostenibili, da qui il nome del progetto, e i follower seguono l’itinerario partecipando alle loro attività green. La selezione dei cinque paesi partecipanti è avvenuta tenendo conto dei risultati del più recente Eurobarometro sull’impatto della politica di coesione tra i giovani europei. Il coinvolgimento di Belgio, Germania, Portogallo, Lituania e Grecia è dipeso inoltre dall’eterogeneità dei territori, dall’attitudine neutra nei confronti dell’Europa e dalla percentuale di giovani che avvertono il cambiamento climatico come un problema globale. Così i rispettivi influencer, scelti in base al numero dei follower, alla fiducia della fanbase, alle abilità di storytelling e alla credibilità, raccontano nella loro lingua e in maniera dinamica quello che vedono.

L’esperienza di Angelo Stavropoulos, il green ambassador della Grecia
Angelo Stavropoulos (su Instagram @angelo_stavr) è il green ambassador da più di 10 mila follower che ha da poco terminato il suo viaggio sulle tappe sostenibili della Grecia. I suoi colleghi sono ancora in giro. A Linkiesta spiega di essere orgoglioso di questa responsabilità e quando gli si chiede quale sia la sua strategia comunicativa, risponde che è semplicemente spontaneo. Lui stesso sta cercando di ridurre il suo impatto sull’ambiente: ricicla, sceglie i mezzi pubblici, raccoglie i rifiuti abbandonati, limita il più possibile l’uso della plastica e compra vestiti di brand eco-friendly. Del suo viaggio ha particolarmente apprezzato l’attività promossa dal Greek Eco Project, che pulisce la spiaggia di Epanomi, e il lago Kerkini in Macedonia, un lago artificiale realizzato su una zona paludosa grazie ai fondi europei, diventato un importante sito di birdwatching e riserva dalla grande biodiversità.

«Come hanno reagito i miei follower al viaggio incredibile con DingDong? Sono entusiasti, hanno iniziato a mettere in atto piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane, mi scrivono messaggi che mai mi sarei aspettato: questo progetto è capace davvero di influenzare positivamente. – continua Angelo – Molti ragazzi mi dicono di supportare gli obiettivi dell’iniziativa, perché apprezzano l’impegno che la Commissione europea sta dimostrando nella costruzione di un futuro verde e sostenibile per tutti». La riuscita di DingDong, secondo Angelo Stavropoulos, sta proprio nella scelta di Instagram, dove con la facile interazione di like e commenti ci si può sentire vicini alle istituzioni. «Sono convinto che la digitalizzazione supporti la democrazia e DingDong è un bel modo per dimostrarlo».

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