VeepKamala si prepara a un ruolo da protagonista ma senza benefit, come capita spesso alle femmine sul lavoro

L’elezione della vicepresidente è storica, e per questo l’ex senatrice della California non si accontenterà di tagliare nastri e occuparsi di argomenti futili. Intanto i repubblicani si stanno dividendo in due correnti, in attesa che il loser in chief decida dove e quando ritirarsi in pensione (giustizia permettendo)

AP/LaPresse
Habemus Harris
La vittoria di Kamala Harris è stata storica, è stata commovente, è stata allegrissima. Ora però deve fare il vicepresidente, un lavoro che un tempo – battuta classica – consisteva nell’andare a un sacco di funerali. O peggio: la prima vicepresidente donna della storia americana, Selina Meyer della serie Veep, appena insediata, viene informata delle iniziative che il presidente vuole che segua. Lei sbarra gli occhi e grida: «No, no, non ditemi che è l’obesità».

Sono problemi anche per i vicepresidenti maschi; ma pochi pensano che Harris si vorrà dividere tra esequie ed eventi salutisti. Ora piovono su di lei i consigli: dovrebbe creare la sua squadra di politica estera, guidare una conversazione nazionale sulla giustizia e l’incarcerazione di massa, guidare una conversazione nazionale sulle questioni razziali, guidare una conversazione nazionale sulle donne.

E poi dovrebbe ottenere un ruolo da protagonista nella lotta al coronavirus, nella riforma della giustizia, per le candidature femminili, per le comunità di colore (lei una volta disse che fare il presidente era faticosissimo, ma il posto di veep non le sarebbe dispiaciuto; adesso le chiedono di fare il lavoro di presidente senza la carica e i benefits, come capita alle femmine sul lavoro).
Il ritorno di Chip Lambert
Vabbè, di Hunter Biden. Era sul palco, col padre che era affettuosissimo, con figli e nipoti, con la sorella Ashley, e mancava il fratello-Abele Beau, morto cinque anni fa. Quella famiglia medioaltoborghese suburbana ne ricorda infinite altre in America. Anche nell’avere un figlio accusato di usare cocaina (ed è l’unico tratto in comune di babbo Biden e babbo Trump).
Anche nel somigliare, anche nella formazione padre-madre-due maschi-poi una femmina, alla famiglia Lambert delle Correzioni di Jonathan Franzen. Specie nei due figli, Beau buono e di successo e iper responsabile come Gary Lambert; e Hunter, un Chip Lambert che ce l’ha fatta (uno aveva traffici discutibili in Ucraina, l’altro in Lituania; il parallelo potrebbe venire stiracchiato dai trumpiani colti, nella famiglia Lambert il padre è rimbambito). Extra-romanzo di Franzen, ci sono i vari nipoti Biden, son quasi tutte ragazze, il nonno le adora, potrebbero essere il clan di una miniserie a volte torbida, ma con caterve di buoni sentimenti alla fine di ogni episodio.
Il gorilla da 900 libbre
O il perdente in capo. O quello licenziato. I soprannomi umilianti per Donald Trump vanno fortissimo, e nessuno sa ancora cosa farà nei prossimi mesi. O meglio, dal 20 gennaio 2021, quando non avrà più l’immunità, e sui di lui partiranno/proseguiranno decine di indagini e cause. E mentre si specula se e come si darà la grazia, se cercherà di non essere processato, se e quando concederà la sconfitta, se e quando darà completamente di matto, i trumpologi sono sicuri di una sola cosa: il loser-in-chief vuole andare al mare. Molti dicono che cercherà di andare nella villa di Palm Beach appena può, magari per Thanksgiving, e che resterà lì, tipo Hammamet. Ma anche questo, al momento, non è sicuro.
Repubblicani, le due correnti
I politici repubblicani sono ora divisi in due gruppi. Ci sono quelli per cui il trumpismo è stato un incubo, e quelli per cui è stato un inizio. Quelli dell’incubo ne stanno uscendo lenti e timorosi: finora solo due senatori, Mitt Romney e Lisa Murkowski, si sono congratulati con Biden. Altri  insistono, come Roy Blunt del Missouri, che «i legali del presidente devono presentare i fatti». Altri ancora, quelli dell’inizio, ieri tacevano, già stanno preparando la loro candidatura alle primarie del 2024 e non vogliono dire nulla che gli può essere rinfacciato.

Almeno sei senatori della corrente post-incubo potrebbero ricevere offerte interessanti. Pat Toomey della Pennsylvania, Richard Burr del North Carolina e altri vengono eletti in Sati con governatori democratici. Se Joe Biden gli offrisse posti nella sua Amministrazione, o nomine ad ambasciatore, si dimetterebbero dal Senato, e i governatori potrebbero nominare un democratico per finire il loro mandato (secondo Susan Hennessey della Brookings Institution «per almeno due senatori è più che plausibile»; con due i democratici avrebbero la maggioranza; se Raphael Warnock e Jon Ossof vincessero ai ballottaggi di gennaio in Georgia, avrebbero una maggioranza blindata, poi chissà).

Intanto, i repubblicani del nuovo inizio continuano a poter contare sul sistema elettorale federale. Che favorisce gli Stati poco popolati e conservatori (il Wyoming, che ha 570 mila abitanti, elegge due senatori come la California che ne ha 40 milioni). E sul collegio elettorale che dà al vincitore  tutti i voti di uno Stato. Tra i democratici, molti hanno la stessa preoccupazione del consulente politico Cliff Schecter, che twitta: «Cosa succede quando il prossimo Trump si candiderà alla presidenza, uno che non sia un completo idiota? A metà del paese va bene il fascismo. Ho paura che Trump abbia perso perché stavolta siamo stati fortunati».
I First Dog e le notizie cretine da clic
Forse è una cosa socialista; forse non piacerà ai notabili repubblicani per Biden, già delusissimi perché il partito ha una sinistra. Ma ora Major Biden, quasi cane lupo, sta per diventare il primo trovatello promosso First Dog. Joe e Jill Biden lo hanno adottato nel 2018 dalla Delaware Humane Association.
Persone che pensano male hanno suggerito che Biden abbia ceduto alla proverbiale dittatura del politicamente corretto; aveva già un pastore tedesco, Champ, preso in allevamento, e Champ andava riequilibrato con un cane da canile.
Dettaglio triste: Major in inglese vuol dire maggiore, ed era il grado del povero Beau Biden, Dettaglio promettente: Champ e Major sono ora due avanguardie della comunicazione bideniana nel difficile mondo delle foto/videonotizie con animali buffi che servono a generare clic, e degli Instagram e dei TikTok di cani (di ogni forma e colore, bardati di accessori elettorali Biden/Harris, alcuni video sono molto validi).
Il segreto di una manifestazione pacifica
Il riposizionamento di Fox News è ora una solida realtà. Nella notte dei festeggiamenti, la rete ultraconservatrice ha ammesso che la cannabis ha dei benefici: «Non c’è violenza e nessun tipo di tafferuglio», ha spiegato l’inviato di Fox a Black Lives Matter Plaza, davanti alla Casa Bianca. «Forse per via di tutta la marijuana che stanno fumando» (e che rende meno aggressivi, magari più empatici, non si è mai vista la notizia «strafatto di canne uccide la moglie», neanche su Fox News; a Washington la cannabis è legale da anni; e il 3 novembre  sono stati decriminalizzati i funghi contenenti psilocibina e altre droghe psichedeliche naturali, che nella capitale potrebbero diventare utilissime).
Florida Men, le pari opportunità
Brad Parscale ha ripreso a twittare. Riflette sul futuro del partito repubblicano, conciona su come rendere il voto «corretto e trasparente», spiega che il paese «deve ripensare le elezioni». Prende il giro il Lincoln Project, «ha raccolto 67 milioni e Joe Biden tra i repubblicani è andato peggio di Hillary». Parla bene solo di una ragazza che lavorava con lui quando era campaign manager di Trump, e si occupava di raggiungere gli elettori latinos: «Dovrebbe essere riconosciuto il suo fantastico lavoro! Peccato non ci sia stata negli ultimi mesi» (quando anche Parscale era stato emarginato). E poi incita lungimirante: «Se qualcuno di voi vuole vincere nel 2024 come repubblicano, dovrebbe cominciare a dire qualcosa. Così per dire».
Florida Men, psichiatri a Margaritaville
L’avvocato di Parscale, Bradford Cohen (assiste anche i rapper Vanilla Ice e DMX e l’ex campione di basket amico di Kim Jong Un del Nord Corea Dennis Rodman), sta cercando di evitare che la città di Fort Lauderdale ottenga le sue cartelle psichiatriche. Il comune della Florida potrebbe usarle per decidere se restituire a Parscale undici fucili e pistole dopo che, a fine settembre, ha dato di matto (viene da pensare “per me è un no”).
Gli avvocati della città insistono: il suo comportamento richiede una valutazione seria. Cohen, in udienza, ha però spiegato che il suo cliente (arrestato ubriaco armato in mutande dopo una chiamata della moglie che lui menava) non era violento. Si stava comportando «come un tizio appena uscito da un concerto di Jimmy Buffett» (Buffett, gloria delle Keys in fondo alla Florida, autore dell’inno locale Margaritaville, è un attivo democratico e non sarà contento).

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