Complottisti con le armiNumeri alla mano, il terrorismo che dobbiamo temere è il suprematismo bianco

Poco organizzati ma letali, i lupi solitari della galassia dell’estrema destra (molto diversa però dalle categorie del XX secolo) sono considerati dalle intelligence di mezzo mondo il vero pericolo dei prossimi anni. Guidati da idee deliranti, le loro radici affondano nei gruppi complottisti in rete

AP Photo/Michael Probst

In Francia e in Austria è tornato a colpire il terrorismo jihadista, dagli Stati Uniti la sempre maggior notorietà del movimento Antifa ci ricorda che alla violenza non è estranea la sinistra radicale, ma proprio il Dipartimento alla Sicurezza Interna di Washington avverte: la grande minaccia terrorista di oggi e del prossimo futuro viene e verrà dall’estrema destra.

In particolare da quella galassia che è stata definita «suprematismo bianco», e a cui sempre secondo lo stesso Dipartimento nei primi otto mesi dell’anno sarebbero stati dovuti il 70% degli attenti terroristi che ci sono stati negli Stati Uniti, con 39 vittime. «Il suprematismo bianco è la minaccia terrorista più persistente e letale», avverte il Dipartimento.

Ma allarmi del genere arrivano anche dall’Intelligence britannica, dal ministero dell’Interno tedesco, dall’Onu e dal Global Terrorism Index. Anzi, è proprio quest’ultimo rapporto, che è pubblicato ogni anno dal 2000 dall’Institute for Economics and Peace (Iep) di Sydney, a segnalare che negli ultimi cinque anni gli attentati terroristi di estrema destra in tutto il mondo sarebbero aumentati addirittura del 320%: dai cinque del 2010 ai 58 del 2019, con 77 morti.

Il 2011, ricordiamolo, è l’anno di Breivik. Nel 2020, addirittura, in Occidente gli attacchi terroristi ispirati al suprematismo bianco sono stati il triplo di quelli ispirati al jihadismo: il 17,2% contro il 6,8.

Le due tipologie sembrano avere in comune un aspetto particolare: la grande importanza dei cosiddetti «lupi solitari». Addirittura il 60% degli attentati di suprematisti bianchi sono stati compiuti da individui non appartenenti a nessun gruppo. Il loro terreno di coltura è il complottismo su Internet, e il Covid lo ha rilanciato.

L’allarme è montato in particolare dopo che all’inizio di ottobre la Fbi ha arrestato un gruppo di persone collegate a milizie di estrema destra che stavano organizzando il sequestro della senatrice democratica del Michigan Gretchen Whitmer.

Trump è spesso accusato di essere in qualche modo associato a questo boom dell’estremismo di destra e d’altra parte molti suoi sostenitori dicono che accuse del genere sono montate apposta dalla «sinistra», ma in realtà è stato proprio il Segretario alla Sicurezza Nazionale di Trump, Chad Wolf, a dire che, sebbene preoccupato «per qualunque forma di estremismo violento», si considera in allarme soprattutto «per gli estremisti violenti del suprematismo bianco, che sono stati eccezionalmente letali nei loro orribili attacchi».

«È la peggiore minaccia» ha detto anche il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, il cui governo ha dovuto perfino sciogliere una unità di élite dell’esercito per i vincoli dei suoi membri con gruppi neonazisti.

Anche la Commissione Antiterrorismo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha lanciato di recente un allarme contro la «crescente minaccia transnazionale del terrorismo di estrema destra».

Dal 1980 al 2011 a livello mondiale erano stati attribuiti all’estrema destra solo due attentati, pur gravi. Nel 1980 c’era stata infatti la strage della Stazione di Bologna, con 85 morti: anche se qui accanto alla sentenza che ha attribuito l’attentato ai Nar c’è pure una ridda di ipotesi alternative, dalla pista Cia-Mossad indicata da Carlos a quella «mediorientale» suggerita da Francesco Cossiga.

Il 19 aprile 1995 la strage di Oklahoma City: quando Timothy McVeigh, veterano della guerra del Golfo, con la complicità dell’ex-commilitone Terry Nichols, per vendicarsi del governo e dell’Fbi che a suo avviso avevano frapposto ostacoli a una sua attività di commercio di armi, fece saltare in aria un edificio federale, uccidendo 168 persone.

Nei 16 anni successivi, secondo l’Iep, l’estrema destra fece una media di attentati terroristi pari a 6,5 l’anno. Ma il 22 luglio 2011 ci fu Anders Breivik, che per attirare l’attenzione sul rischio di islamizzazione della società europea fece scoppiare una bomba davanti al quartier generale del governo a Oslo, uccidendo 8 persone e poi si recò sull’isola di Utøya per sparare su partecipanti a un campeggio estivo dei giovani laburisti, portando il totale delle sue vittime a 77.

Iniziò così una nuova epoca. Va osservato che Breivik si proclamava antifascista, oltre che anticomunista e anti-islamico. Segnale di un nuovo tipo di estrema destra non necessariamente allineata alle categorie del XX secolo.

A Charleston, in South Carolina, il 17 giugno 2015, è il 21enne Dylann Roof che spara sui fedeli di una congregazione della Chiesa Metodista Africana, uccidendo 9 persone. Leggendo siti complottisti su Internet si è convinto che i neri commettono apposta crimini contro i bianchi, e vuole vendicare le «vittime».

A Pittsburgh, il 28 ottobre 2018 è il 46enne Robert Bowers a entrare in una sinagoga e ad uccidere 11 persone, gridando «ebrei dovete morire tutti!».

A Christchurch, in Nuova Zelanda, il 15 marzo 2019 è il 28enne australiano Brenton Harrison Tarrant a uccidere 51 persone ed a ferirne altre 49 durante due attacchi a una moschea e a un centro islamico, trasmettendo il tutto in diretta su Facebook.

Sulle armi sono scritti i nomi di battaglie in cui i musulmani furono sconfitti (come Lepanto o Tours) o di personaggi storici o contemporanei comandanti di guerre contro l’Islam o semplicemente uccisori di musulmani. A El Paso, il 3 agosto 2019, è il 21enne Patrick Crusius a uccidere 22 persone ed a ferirne altre 24 durante una sparatoria in un centro commerciale Walmart, spiegando poi di aver mirato a «messicani».

A Hanau, in Germania, il 19 febbraio 2020 è il 43enne Tobias Rathjen a uccidere 9 persone ed a ferirne altre 5 mirando a chiunque avesse l’aspetto di «immigrato», per poi tornare a casa, uccidere sua madre e suicidarsi.

Gli analisti in questo fenomeno vedono una quantità di motivazioni: non solo un risentimento contro il terrorismo jihadista, che non colpirebbe ebrei o messicani, ma più in generale la sofferenza per una crisi economica che sembra non voler finire più, e che esaspera i risentimenti anti-immigrati. Ma anche più in generale contro bersagli polemici come «il multiculturalismo», «le lobby gay», «le lobby liberali», personaggi come Bill Gates o Soros: tutti attaccati da gruppi complottisti attivissimi su Internet e sui social.

Ovviamente l’epidemia di Covid sta esasperando questi messaggi: dagli attacchi alla «dittatura sanitaria» alla narrazione secondo cui «sono gli immigrati a diffondere il Covid per contribuire al progetto della sostituzione etnica».

Sempre secondo il rapporto Onu in tre mesi un gruppo di 34 portali che diffondevano teorie complottiste sulla pandemia in corso avrebbero fatto 80 milioni di interazioni su Facebook, contro le sole 6,2 milioni della pagina su cui la Oms cercava di dare informazioni scientifiche sul Covid.

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