Contro il virusPerché ci rifiutiamo di imitare il modello asiatico?

In Cina in cinque giorni nove milioni di abitanti sono stati testati in una sola città, Taiwan è riuscita a bloccare la trasmissione locale per 200 giorni, mentre la Corea del Sud ha già sconfitto la seconda ondata. I Paesi occidentali si giustificano additandole come società non libere, anche se le misure introdotte in buona parte d’Europa incidono in modo più drastico sulle libertà personali

Afp

«Esistono tre modi per imparare la saggezza: primo, con la riflessione, che è il metodo più nobile; secondo, con l’imitazione, che è il metodo più facile; terzo, con l’esperienza, che è il metodo più amaro». Queste parole fanno parte del bagaglio di saggezza che ci è stato tramandato dal filosofo cinese Confucio. 

Copiare gli altri è il modo più rapido per imparare qualcosa. I bambini piccoli imparano tutto avendo come esempio i loro genitori. E i bambini sono incredibilmente veloci nell’imparare. Da adulti, ci piace sottolineare l’originalità del nostro pensiero e tendiamo a vergognarci di copiare gli altri – questo vale soprattutto per gli europei e gli americani. Ma gli asiatici la pensano diversamente. 

Come insegnava re Salomone: L’uomo saggio impara dagli errori degli altri, lo stolto deve imparare dai suoi: 

– Negli affari, non c’è niente di insolito nell’analizzare l’operato delle aziende di successo e cercare di imparare dai loro modelli di business individuando esempi di “best practice”. Come ha ammesso una volta Sam Walton, fondatore della grande catena americana di vendita al dettaglio Walmart: «La maggior parte di tutto quello che ho fatto l’ho copiata da qualcun altro». I suoi metodi hanno avuto un tale successo che lo hanno reso uno degli americani più ricchi. 

– Lo stesso vale per lo sport, dove la gente passa molto tempo ad analizzare le strategie delle squadre migliori per cercare di imparare da loro.

Solo in politica nessuno sembra in grado di imparare dalle esperienze di altri Paesi, almeno così sembra essere in Europa e negli Stati Uniti. Nella battaglia contro il Covid-19, le misure che vengono introdotte quasi quotidianamente sono il segno del caos e delle contraddizioni che regnano nell’operato della politica: serrata oggi, si riapre domani, un’altra serrata dopodomani.

In Europa e negli Stati Uniti, abbiamo visto il fallimento su vasta scala dei governi – e questo non dovrebbe essere una sorpresa. Dopo tutto, i governi non stanno fallendo solo nella lotta contro il coronavirus, ma anche in molti altri settori. Da anni ormai l’Europa non è più in grado di proteggere efficacemente i propri confini.

E le infrastrutture pubbliche sono in uno stato catastrofico – in Europa così come negli Stati Uniti. In Europa, i governi sono concentrati esclusivamente sul rendere le persone felici concedendo loro un flusso infinito di sussidi e attraverso una costante ondata di regolamentazioni che minano le fondamenta dell’economia di mercato.

La Germania rappresenta un esempio particolarmente triste, perché in questo momento l’industria leader del Paese – la produzione di automobili – viene consapevolmente distrutta sotto il peso di normative che pretendono di pianificare dall’alto l’economia di questo specifico settore.

In tutta Europa, i diritti e le libertà dei cittadini vengono calpestati – l’unica (apparente) eccezione sembra essere nell’area della protezione dei dati. Quale altra spiegazione potrebbe esserci per il fatto che in Germania, ad esempio, è stata sviluppata un’applicazione per il Covid-19 che fa un fantastico lavoro di protezione dei dati, ma non delle persone?

L’app non ha contribuito in alcun modo a combattere la pandemia. In questo, ha molto in comune con molte altre misure che sarebbe stato meglio non prendere, perché hanno creato solo false illusioni. Secondo le attuali previsioni, molti Paesi europei stanno per esaurire le loro dotazioni di test. In Cina, in cinque giorni nove milioni di abitanti sono stati recentemente testati in una sola città.

La Cina ha costruito un ospedale da 1.000 posti letto in dieci giorni. Ma non appena si inizia a parlare della Cina, la gente reagisce di riflesso e si lamenta che la Cina è una dittatura e non ha nulla da insegnare alle società libere. Perché dovrebbe essere necessaria una dittatura per offrire abbastanza test alla popolazione? Nessuno dice che dovremmo copiare ciecamente la Cina. Ma perché mai dovremmo rifiutarci di imparare dalla loro esperienza? 

In Germania, all’inizio della crisi da Coronavirus Angela Merkel ha dichiarato che le mascherine erano completamente inefficaci. Trump ha addirittura passato mesi a ridicolizzare le persone che indossavano le mascherine. Tutto questo all’epoca mi lasciava molto perplesso. Mi chiedevo: perché le popolazioni di tutta l’Asia, che hanno molta più esperienza di epidemie, indossano le mascherine in maniera così diffusa e convinta?

Per inciso, la Cina non è l’unico Paese da cui possiamo imparare. Anche Paesi democratici come Taiwan, Singapore e la Corea del Sud hanno combattuto il virus molto più efficacemente degli Stati Uniti e dei Paesi europei. Perché allora non impariamo dall’Asia? Taiwan è riuscita a bloccare completamente la trasmissione locale del virus per 200 giorni.

In una popolazione di 23 milioni di abitanti e in un’area metropolitana densamente popolata, non si è verificato alcun contagio tra i residenti, anche se ci sono stati diversi casi tra i viaggiatori. La Corea del Sud, che ha 50 milioni di abitanti ed è grande quasi quanto l’Italia, ha già sconfitto completamente la seconda ondata del virus. In tutta la Corea del Sud non sono mai state registrate più di 250 infezioni in un solo giorno. 

È vero che tutti questi successi hanno richiesto alcuni sacrifici in termini di diritti e libertà dei cittadini. Ma i Paesi europei hanno in parte introdotto misure che incidono in modo molto più drastico sulle libertà personali – per esempio, sul diritto di esercitare liberamente la propria professione. Le restrizioni delle libertà individuali sono inevitabili in una pandemia, ma devono essere appropriate ed efficaci.

Nessuna delle due cose è avvenuta in Europa. Le restrizioni della libertà non sono state né appropriate né efficaci. Siamo pronti a paralizzare l’economia e a distruggere migliaia di posti di lavoro, ma la protezione dei dati per noi è sacra. Purtroppo la crisi sanitaria sta offrendo un’ulteriore conferma: lo Stato è pervasivo dove invece dovrebbe essere limitato (nell’economia) e debole dove dovrebbe essere forte.

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