Mattoni d’odioIl 2020 è stato anche l’anno dell’Europa dei muri

Negli ultimi cinque anni nove Stati membri dell’Unione hanno iniziato e completato recinzioni alle frontiere esterne comunitarie. Un’estensione di 1005 chilometri dai Paesi Baltici alle enclaves spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco. L’aumento del filo spinato alle frontiere in questi 12 mesi corrisponde alla mancanza di volontà politica di risolvere le crisi migratorie

Nel 2015 le guerre civili in Siria, Iraq e Afghanistan avevano portato sulle coste greche più di 850 mila richiedenti asilo. Nello stesso anno, l’Ungheria riceveva il numero più alto di domande di asilo in rapporto alla popolazione: 1770 richieste ogni 100 mila abitanti, secondo un’analisi del Pew research Center. Il governo conservatore di Viktor Orbàn iniziò la recinzione dei propri confini con Serbia e Croazia, due Stati esclusi dallo Spazio Schengen: 289 chilometri di ferro e filo spinato che hanno segnalato in modo chiaro l’esistenza della Rotta balcanica e la prima anomalia del sistema di asilo europeo. 

Insieme alle recinzioni sono apparse le ’zone di transito’ per i richiedenti asilo, territorio recintato per impedire ai migranti di muoversi liberamente e ridurre le possibilità di richiedere la protezione internazionale. Nel 2020 le domande di asilo registrate dalle autorità ungheresi sono state 84 contro le 29.432 del 2016. Secondo l’ong Hungarian Helsinki Committee la riduzione delle domande di asilo non ha fermato i respingimenti alle frontiere: solo tra gennaio e aprile 2020 sono stati  5436 i cosiddetti pushbacks (letteralmente spingere indietro) e 1727 i tentativi di superare le recinzioni. 

Il 14 maggio la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato illegali le zone di transito al confine con la Serbia, una vera e propria forma di detenzione arbitraria. Il governo ungherese ha eliminato di fatto i centri di detenzione alla frontiera, proponendo una riforma del sistema di asilo: sarà possibile chiedere l’asilo solo nelle ambasciate ungheresi all’estero. Chiunque arrivi sul territorio sarà comunque respinto. A dicembre è arrivata la seconda sentenza dalla corte di Lussemburgo: l’Ungheria continua a non rispettare gli obblighi internazionali in materia di asilo, rimpatriando in modo illegale i cittadini di Stati extracomunitari. 

All’interno dell’area Schengen gli spostamenti di persone e merci avvengono liberamente tra gli Stati dell’Unione europea senza controlli alle frontiere. Nel sistema ci sono 22 Stati membri più Islanda, Svizzera, Norvegia e Liechtenstein. Sono esclusi Romania, Bulgaria, Croazia, Irlanda e Cipro. I confini Schengen coprono 9 mila chilometri. Le frontiere con i paesi terzi si estendono invece per 12 mila chilometri e contano 450 punti di accesso. Secondo l’Agenzia Europa per i diritti fondamentali tra l’Europa e il paesi confinanti fuori dall’area Schengen sono stati costruiti 12 muri.

Nell’Unione europea la barriera più lunga si sviluppa per 235 chilometri lungo il confine tra Bulgaria e Turchia. Sarà presto superata dall’estensione pianificata del muro tra Lettonia e Russia, che arriverà a coprire 289 chilometri. Tra gli Stati europei che nel 2020 hanno esteso o modificato i muri già esistenti ci sono la Spagna, che ha esteso da 6 a 10 metri di altezza le barriere che circondano le enclaves di Ceuta e Melilla, e la Slovenia che ha già previsto di costruire 40 chilometri aggiuntivi di muro al confine con la Croazia. Ad agosto 2020 le autorità greche hanno annunciato la costruzione di 40 chilometri di un muro di filo spinato lungo il confine settentrionale con la Turchia, nella zona del fiume Evros. Secondo il network di ong ECRE, l’operazione sarà finanziata con 63 milioni di euro e servirà a impedire ai migranti di arrivare sul territorio greco.

Anche gli Stati fuori dall’Unione Europea, ma sulla rotta balcanica dei migranti, cercano di limitare gli ingressi: la Macedonia del Nord ha predisposto 37 chilometri di filo spinato al confine con la Grecia. Nel 2020 la Serbia ha iniziato a costruire il suo muro di filo spinato con la Macedonia del Nord ufficialmente come misura di precauzione sanitaria contro la diffusione del coronavirus.

La costruzione di barriere a protezione delle frontiere esterne non è proibita dal Codice Schengen ma non è  una voce di spesa prevista dal budget europeo per i confini e le migrazioni. Questo spazio di libera circolazione è garantito dal controllo dei confini esterni comuni, affidato agli Stati di frontiera e a Frontex, l’Agenzia europea che facilita il coordinamento delle operazioni di controllo delle frontiere. Frontex non si occupa solo di monitoraggio delle attività illecite ai confini ma anche e soprattutto di contrasto all’immigrazione irregolare. 

L’operazione Poseidon, condotta da Frontex nel mare Egeo, prevede l’impiego di flotte e personale europeo nelle operazioni di monitoraggio delle frontiere, a sostegno della Guardia costiera greca. I muri costruiti a difesa dei confini non sono solo materiali. Inchieste giornalistiche internazionali, come quella pubblicata da Bellingcat e Der Spiegel a ottobre o dal New York Times a novembre, accusano Frontex di complicità con la Guardia costiera greca nei respingimenti in acque di competenza greca, che mettono in pericolo la vita dei migranti lasciati in mezzo all’Egeo senza essere portati in salvo verso le coste greche. Secondo l’ong norvegese Aegean Boat Report più di 100 mila migranti sono stati respinti verso la Turchia nel 2019. Metodi simili sono stati adottati da Cipro, Malta e dall’Italia, con la collaborazione della Guardia costiera libica.

Quando gli Stati intercettati dalle rotte migratorie non costruiscono nuovi muri, spendono in apparecchiature e tecnologie di sorveglianza. Secondo il rapporto FRA sulla situazione ai confini terrestri dell’UE “numerosi Stati Membri hanno migliorato le installazioni ai confini. Ad esempio, nell’ottobre 2020, la Croazia ha annunciato di utilizzare i fondi europei per aggiornare i dispositivi fissi e mobili al confine con la Serbia e la Bosnia Erzegovina, oltre all’impiego di mezzi aerei di sorveglianza. Allo stesso modo, l’Ungheria ha ulteriormente rafforzato l’infrastruttura di sorveglianza al confine con la Serbia schierando elicotteri per sorvegliare i confini”. La polizia croata è accusata di respingimenti violenti, sevizie e abusi: lo riportano ong che assistono i migranti al confine con la Bosnia, ong internazionali come Human rights watch ma anche organizzazioni internazionali come Unhcr e Oim. I muri invisibili che impediscono ai migranti di passare dalla Bosnia Erzegovina alla Croazia sono fatti soprattutto di violenza.

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