Analisi e raccontoCome (non) sta cambiando la narrazione del calcio

Chi lavora sul campo, come giocatori, allenatori e relativi staff tecnici, nel tempo hanno aggiornato sia strumenti, che linguaggio e tecniche. Chi ne parla, soprattutto i media, sembra fermo ai metodi di qualche anno fa. Le eccezioni ci sono, ma il mainstream è sempre uguale a se stesso

Zenga e Maradona discutono di tattica davanti ad una lavagnetta in una trasmissione televisiva/Lapresse

«Il calcio è pieno di luoghi comuni da sfatare. Ad esempio si dice che una squadra “ha fatto il pieno di benzina” o un “richiamo di preparazione”: non esiste niente di simile, si lavora giorno dopo giorno e si cambiano le strategie in base alle risposte che si ricevono dal singolo giocatore». Le parole sono di un membro dello staff tecnico del Milan e raccontano una parte dell’evoluzione del gioco, ma anche una visione stereotipata e superata del calcio.

A Linkiesta racconta quanto è cambiato negli ultimi anni il lavoro di chi fa calcio: è cambiato per giocatori, allenatori e assistenti, è cambiato anche per i dirigenti e gli scout che cercano talenti in giro per il mondo.

L’approccio oggi è più analitico: le sensazioni e le intuizioni istintive rimangono, ma vanno suffragate e corroborate dallo studio di dati e informazioni che prima non c’erano.

L’evoluzione del gioco, però, non ha visto una trasformazione simile, parallela da parte di chi il calcio lo guarda – da spettatore, appassionato, tifoso – o chi lo racconta – i giornali e la tv, soprattutto – che resta ancora legato a una narrazione basata sull’aspetto umano, psicologico, emotivo, più che sui numeri e le statistiche. E il linguaggio rischia di incepparsi in formule stantie come i “richiami di preparazione”, che non esistono, o non si usano più.

Il calcio è da sempre uno degli sport meno misurabili scientificamente per la sua natura episodica, inevitabile in un gioco a basso punteggio – ma ha saputo svilupparsi, aprire le porte a nuovi modelli statistici e a informazioni che prima non potevano essere nemmeno rilevate: ci sono gli Expected Goals (xG) o Expected Assist (xA) che misurano la qualità dei tiri (e dei passaggi decisivi) di una squadra o un giocatore; il packing, che misura il valore di un passaggio in base agli avversari che riesce a superare; le indicazioni sul posizionamento medio di ciascun calciatore in partita o in allenamento. Giusto per fare qualche esempio

«I tanti dati che abbiamo a disposizione sono diventati importantissimi nel lavoro settimanale: servono come guida durante l’analisi delle partite, o anche per programmare il lavoro tecnico-fisico settimanale», spiegano dallo staff tecnico del Milan.

Le informazioni sulle performance atletiche forniscono un buon esempio di come la comunicazione di certi numeri sia ancora piuttosto grezza. In ogni report statistico, in tv (nelle classiche grafiche postpartita, o all’intervallo) e online si trova sempre l’indicazione sui chilometri totali percorsi. Un dato quasi insignificante, che non descrive la qualità della prestazione atletica di squadra o individuale, a meno che non lo si legge al fianco di dati sulla velocità, gli scatti a basse e alta intensità. Presentato così, da solo, al massimo può ingannare lo spettatore facendogli credere che ci sia una connessione diretta tra risultato e quantità di chilometri percorsi. Ma ovviamente non è così.

«Anni fa ci allenavamo come se dovessimo fare delle mini olimpiadi o le corse campestri», dice con ironia Marco Rossi, ex calciatore in Serie A con le maglie di Brescia e Sampdoria negli anni ‘90, e attuale commissario tecnico dell’Ungheria con cui ha conquistato la qualificazione agli Europei 2021.

«Oggi la parte fisica nel calcio si allena in maniera totalmente diversa perché si è capito che i chilometri percorsi di per sé non contano così tanto: noi ci allenavamo per un altro sport. Ai miei tempi dopo la preparazione ci mettevi 2 mesi per entrare in forma. Facevi delle maratone con ritmi da infarto che non avevano nessun fondamento», dice a Linkiesta.

Ogni volta che si leggono quelle infografiche sui 10, 11 o 12 chilometri percorsi dal mediano di turno, sembra di dover premiare il giocatore più vicino all’idealtipo del maratoneta, non del calciatore.

Se gli staff tecnici sono sempre più ampi, con un numero sempre più consistente di match analyst e figure con background differenti, le statistiche avanzate ancora non sono riuscite a penetrare nelle preferenze dei media tradizionali, il cui racconto del gioco non è andato di pari passo con l’evoluzione del calcio.

Il giornalista però non deve necessariamente travestirsi da allenatore, spiega a Linkiesta Paolo Condò, firma di Repubblica, volto di Sky Sport, nonché il giornalista italiano designato per la votazione del Pallone d’Oro. «La prima cosa da evitare – dice – è fare a gara con l’allenatore, che ne saprà sempre di più. Il compito del giornalista non è dire all’allenatore che giocando con un modulo diverso o con la difesa più alta avrebbe vinto. Noi dobbiamo raccontare quello che vediamo. Ovviamente la competenza, che si costruisce nel tempo, permette di raccontare con maggior accuratezza».

La differenza rispetto al passato è soprattutto nel pubblico, lettore o ascoltatore, che oggi è molto più competente, consapevole, informato rispetto a prima. «Il racconto del calcio ha bisogno di un livello di analisi sempre più alto. Quand’ero bambino l’Ajax di Cruijff lo potevo vedere soltanto ai Mondiali o agli Europei, o in finale della Coppa dei Campioni. Leo Messi, che è il corrispettivo di Cruijff oggi, posso vederlo giocare ogni tre giorni. Quindi prima il giocatore potevi raccontarlo come volevi, non nel senso che imbrogliavi, ma non avevi bisogno di conoscenza e competenza così elevate. Oggi il giornalista deve studiare di più, leggere più analisi e scovare più dettagli: più informazioni ha, maggiore sarà la capacità interpretativa. Ma comunque deve raccontare la partita, la squadra, il giocatore, da un punto di vista umano. Soprattutto nel mio caso, ora che sono a Repubblica, quotidiano generalista: bisogna trovare la giusta sintesi tra competenza tecnica e racconto per raggiungere i lettori o gli ascoltatori».

Cambia l’input, il lavoro dietro le quinte, lo studio e il modo di recepire le informazioni. Ma l’output, il prodotto finale, è ancora molto legato al vecchio copione. Vale soprattutto per i media tradizionali, che per più di un motivo non hanno cambiato approccio: sulla carta stampata gli spazi sono più limitati, in tv il tempo è scandito secondo altre esigenze; e poi c’è il target di pubblico a cui si vuole parlare.

Alfredo Giacobbe, analista di Ultimo Uomo, parla di una «responsabilità» derivante dalla necessità di avvicinare il pubblico a strumenti e linguaggi nuovi, che seguano l’evoluzione del calcio.

«In Inghilterra due anni fa la Bbc nella sosta estiva ha fatto delle vere e proprie lezioni per spiegare i numeri che poi avrebbe usato nelle sue trasmissioni. In Germania la lega che organizza la Bundesliga rende pubblici i dati sul proprio sito per incentivarne l’uso a giornalisti e appassionati. In Italia, e in generale nei Paesi latini, c’è un rapporto diverso con le statistiche e il concetto di probabilità. Forse non solo nel calcio».

Non si può stabilire se il modello anglosassone, più analitico, sia migliore o peggiore a priori di quello preferito qui, più narrativo. Ma anche in Italia un linguaggio nuovo sta ampliando la sua nicchia e ritagliandosi uno spazio maggiore: «I dati – dice Giacobbe – sono disponibili per tutti. Ci sono diversi provider, come Opta o WyScout, che offrono i loro indici avanzati. Tutti quotidiani potrebbero chiudere un accordo con queste aziende, che raccolgono i dati così come li raccolgono per i club: sono gli stessi».

La parte più difficile sta nell’aggiornamento professionale: nella capacità di leggere, interpretare e usare quelle informazioni. «Quando si pensa ai dati si pensa all’oggettività dello strumento. Invece chi scrive e usa i dati sceglie per la propria narrazione quelli che gli sembrano più significativi. Un report di Opta su una partita è una raccolta di 55 pagine. Quali dati prendo? La scelta rende i numeri soggettivi. Poi bisogna anche essere in buona fede: se un attaccante tocca pochi palloni in area, un giorno può essere un centravanti cinico che ha bisogno di mezza occasione per fare gol, la settimana successiva potrebbe essere un attaccante che non riesce a incidere», dice Alfredo Giacobbe.

Le statistiche avanzate sono ormai parte integrante del calcio. Chi lavora sul campo non può ignorarle, altrimenti rischierebbe di perdere competitività. Certo, un approccio scientifico da solo non basta per vincere partite, competizioni e trofei, tanto meno per prevedere in anticipo i risultati. Ma è un metodo sempre più diffuso e apprezzato. Forse anche per chi racconta il calcio diventeranno sempre più importanti. Sarebbe quanto meno l’ora di iniziare a parlarne.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta PaperIl nuovo numero quintuplo de Linkiesta Paper – ordinalo qui

In edicola a Milano e a Roma dal 4 marzo, oppure ordinabile qui, il nuovo super numero de Linkiesta Paper questa volta è composto di cinque dorsi: Linkiesta, Europea, Greenkiesta, Gastronomika e Il lavoro che verrà.

Con un inserto speciale su Alexei Navalny, un graphic novel di Giovanni Nardone, l’anticipazione del nuovo libro di Guia Soncini “L’era della suscettibilità” e la recensione di Luca Bizzarri.

Linkiesta Paper, 32 pagine, è stato disegnato da Giovanni Cavalleri e Francesca Pignataro. Costa dieci euro, più quattro di spedizione.

Le spedizioni partiranno lunedì 1 marzo (e arriverrano entro due giorni, con corriere tracciato).

10 a copia